Politica

Giorgio La Pira: un modello storico di coinvolgimento etico delle istituzioni

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PDM - Uno scritto straordinario di Giuseppe Mario Potenza. Straordinario perché ci fa intravedere la possibilità che un altro mondo sia possibile. Anche in Politica.

 Si è avuta notizia dell’autorizzazione pontificia alla Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare “le virtù eroiche del Servo di Dio Giorgio La Pira”: primo passo, questo, verso la beatificazione, il cui processo risale al 1986.

A 40 anni dalla morte ricordiamo questo “sindaco santo”, come lo chiamarono i fiorentini, “un mystique en politique”, come dissero in Francia. Giorgio La Pira rimane una testimonianza particolare per quanti vogliano avere speranza in un futuro migliore, uno stimolo storico per quanti si vogliano dedicare al bene comune in politica, e questo al di là della sua fede religiosa, che rimane distinta, con relativo aspetto confessionale, rispetto alla politica stessa, anche se vi incide in modo significativo.

La sete di potere e di ricchezze, l’egoismo e la mancanza di valori morali sono diffusi, inducendo l’uomo a prevaricare i suoi simili. A parte le mafie, ai pionieri solitari si aggiungono tanti in veste istituzionale, magari camuffandosi con una facciata rispettabile, con altarini che si scoprono poi dopo anni. Il livello governativo locale vede il Comune in un contesto non facile se in presenza di cupidigie partitiche e quindi in sostanza personali, e qui vediamo calato Giorgio La Pira con tensione etica, ispirata ai principi evangelici cristiani: egli è stato Terziario Domenicano, poi membro dell’Istituto per la Regalità di Cristo, inserito nel Terz’Ordine Francescano, ha pronunciato i voti di povertà, obbedienza e celibato nella castità. A questi principi egli ha conformato concretamente la sua attività, condividendo la sofferenza dei miseri e prodigandosi per loro. Come sindaco di Firenze, ha realizzato straordinari interventi nel difficile binomio onestà-efficienza manageriale.

Uomo di grande cultura e grandi risorse, La Pira ha svolto la sua opera nelle istituzioni andando al di là dei limiti territoriali (Università, Comune, Assemblea Costituente, Parlamento, organismi vari) con iniziative lungimiranti, insolite per i suoi tempi. Queste iniziative hanno avuto il tema centrale della pace, con i convegni internazionali "Per la pace e la civiltà cristiana". Per questo tema egli ha sottolineato, al Comitato Internazionale della Croce Rossa di Ginevra (1954) il ruolo delle Città come protagoniste nella costruzione della pace. In questa ottica ha avuto luogo il Convegno dei sindaci delle capitali del mondo a Firenze (1955), dove si sono incontrati per la prima volta sindaci del mondo occidentale e comunista per condividere un appello contro la guerra nucleare.La Pira,si può dire, ha rivoltato verso la pace il pianeta, come un calzino.

Se ai rapporti internazionali attende lo Stato, desta stupore l’opera di questo grande italiano. Dopo il simposio internazionale tenutosi a Firenze (1965), che ha visto presenti parlamentari inglesi, francesi e sovietici, egli si è alzato la mattina ed è andato ad Hanoi per incontrare Ho Chi Minh e Pham Van Dong: la proposta di pace ha incontrato ostacoli ma si sono visti poi negli accordii frutti dei suggerimenti fatti da La Pira.

Si sa che il Comune, come Ente a fini generali, è a contatto diretto con i cittadini e abbraccia a vasto raggio gli interessi della comunità, e si sa pure che una lunga tradizione vede vegetare sempre una complessità procedurale, in gran parte frutto di leggi in vigore, che ha una diffusa notorietà con il termine “burocrazia”, inteso in senso deteriore. Con Giorgio La Pira il Paese ha avuto un’alta valorizzazione della Città anche nei rapporti internazionali, secondo un concetto ottimale di Ente a fini generali, e ha avuto, parallelamente, un superamento singolare della “burocrazia”. Onore al merito, nella specie in campo politico.