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Come voteranno i melloniani alle imminenti elezioni provinciali? I dilemmi di chi è di destra (e deve votare a sinistra)

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NARDO' - Per la verità anche la sinistra non gioisce: perché se dà i voti a Minerva poi sarà Mellone a goderne. Ed ecco il cortocircuito.

La fantastica anomalia neritina – ormai un unicum nella politica leccese – potrebbe comportare un effetto inaspettato.
Cioè che il centrosinistra voterebbe il candidato del centrodestra, Gianni Marra; la maggioranza di destra potrebbe, invece, votare in larga parte il candidato della sinistra, Stefano Minerva. Ovviamente tutto è suscettibile di repentini cambiamenti anche perché sono già partite le ambascerie. Gianni Marra ha “aperto” ad Andare Oltre, il movimento leader nella maggioranza neritina guidata da Pippi Mellone, mentre il sindaco di Gallipoli ha incontrato i consiglieri di minoranza di Nardò, dei quali quattro su cinque afferiscono al Pd (due), a Sinistra Italiana ed a Leu.
Ma come si è arrivati a questo innaturale “scambismo”? Il trasversalismo di Mellone ha dato il la.
Ma il vero cortocircuito si è innescato in seguito ai frequenti endorsement del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano nei confronti del sindaco Mellone, spesso incensato e lodato, anche con i fatti, dal governatore.
I consiglieri del centrosinistra, letteralmente asserragliati in Consiglio comunale sui banchi dell’opposizione, hanno subìto molto questa situazione. Anche perché Mellone non si risparmia: inaugura la sede di Casapound, boicotta le celebrazioni per il 25 aprile e candida una sua assessore con la lega Nord alle Politiche. Così, per la proprietà transitiva, i consiglieri d’area sono ora restii a sostenere il pupillo del presidente, Minerva.
Ma quest’ultimo non dispera: se prendesse i voti della maggioranza melloniana, infatti, gli andrebbe sicuramente meglio perché sono ben 19 (più il sindaco), con un “voto ponderato” che dà un punteggio elevatissimo perché Nardò appartiene alla fascia più alta insieme al capoluogo, Lecce. Ma andrà proprio così?
Non si sa perché un paio di consiglieri sono di certificata fede azzurra (si pensi a Paola Mita, vicepresidente della Provincia in quota Forza Italia), altri di estrema destra (tre sono della Lega, uno sta con Casapound) e avrebbero già chiesto al sindaco Mellone chiarezza quando lui ha chiesto le firme per la presentazione della candidatura a presidente. Volevano essere certi, insomma, che sarebbero servite per lui e non per Minerva o altri. Figuriamoci se oggi avranno voglia di votare l’uomo di Emiliano.