NARDO' - Non saremo polemici. Di polemica se ne fa abbastanza ovunque. C'è da dire, invece, che la gente di centrosinistra ha ancora una gran voglia di partecipare, di dire la propria. Anche pagando due euro. E il Partito democratico, stavolta, si percepisce come "presente", fatto di carne e sangue e innervato di passione per la politica.
Zingaretti in Puglia vince con il 65% e fa il pieno di voti in tutte e sei le province pugliesi, con un picco del 78,07% in quella di Lecce.
A Nardò, invece, si accontenta del 60% circa con 313 voti che trascinano il candidato locale, Gianni Pellegrino, verso una posizione di rilievo nel partito a livello nazionale.
L'altra lista legata a Zingaretti, Piazza Grande, prende 35 voti che portano a 348 il risultato per "il fratello di Montalbano".
La mozione Martina prende 186 voti, quella Giachetti 38. Da comprendere, in separata sede, quanto il voto per queste due mozioni sia stato influenzato da una sorta di anti-Emilianismo che si respira nella parte progressista della città che non si riesce a sintonizzare sulle frequenze del "suo" presidente della Regione, quest'ultimo troppo spesso impegnato ad incensare il sindaco neritino di estrema destra.
Perché il segretario cittadino Salvatore Falconieri ha motivi per gioire? Ce ne sono diversi.
Innanzitutto si trova davanti un partito al "plurale", caratteristica che se ben utilizzata diventerebbe terreno fertile di discussione e crescita. L'affermazione di Martina, per il buon attivismo dimostrato tra gli altri da Giovanni Siciliano, deve essere letta in quest'ottica. Un partito che discute al suo interno e che poi esce unito all'esterno, almeno in previsione delle tornate elettorali, promette di reggere.
La gestione Falconieri, inoltre, che in molte situazioni ha tenuto un profilo basso, ha comportato una certa "impermeabilità" del partito che risulta sicuramente meno esposto alle campagne corsare. Melloniani, tanto per dire, non se ne sono visti al seggio. Segno di un voto non inquinato, caratteristica che fa indispettire assai chi va (e paga) a votare.
Non bisogna dimenticare il voto anabolizzato, anzi gonfiatissimo, della volta scorsa quando Marcello Risi fece chiudere il seggio, evento quasi unico in Italia. Ancora non si erano chiuse le operazioni di voto e c'erano già 1500 schede nell'urna. Quella volta, ci risulta, oltre all'assalto dei melloniani anche qualche piddino giocò sporco.
Stavolta tutto pare esser filato liscio. E' vero, in ballo non c'era Michele Emiliano in prima persona come allora, ma la smania degli avversari politici di far sorgere dissapori in casa altrui è una brutta cosa. E, stavolta, ciò non si è verificato.
Terzo aspetto, che piace, l'affluenza di almeno una ventina di persone non residenti: turisti o visitatori che si trovavano dei paraggi ed hanno approfittato per votare e visitare anche il centro storico della città. Un episodio che fa percepire questo partito come un patrimonio comune di idee, e il segretario nazionale come un riferimento per tutti.
Pensate che con la Lega, tanto per fare un esempio, sarebbe succcessa la stessa cosa?
Una bella pagina di civiltà, di partecipazione, insomma, che ha fatto riscoprire alla gente di centrosinistra il piacere di sentirsi parte di un tutto, di praticare l'idea di comunità.