NARDO' - Eppure esclama: "no, mai con Emiliano!" Leggiamo quali sono le sue ragioni.
PUGLIA REGIONALI. EMILIANO? NO, NO, NO.
TANTI I MOTIVI PER NON VOTARLO.
Michele Emiliano cerca di nascondere, fra le tante spregiudicate aberrazioni della sua presidenza, l'alleanza stretta in molti comuni della Puglia con sindaci di destra. Nardò è il caso limite. A Nardò gli amministratori comunali della corrente di Michele Emiliano da quattro anni si contrappongono al centrosinistra e sono organicamente in giunta con il sindaco di Casa Pound.
Può accadere solo in Puglia. Dove i dirigenti del centrosinistra hanno incomprensibilmente svenduto giorno dopo giorno tutta la loro dignità.
E poi, i pensi alla sanità, alla “xylella”, alla gestione della Tap e dell’Ilva, allo sviluppo complessivo della nostra regione. Si poteva fare peggio?
Michele Emiliano ha costruito un sistema di potere finalizzato a piegare ai suoi ordini e a quelli di uno staff arrogante e inadeguato l’intera coalizione.
Tutte le personalità del centrosinistra a “rischio” autonomia, per cinque anni, sono sempre state tenute lontano il più possibile dalla stanza dei bottoni.
Alle penultime primarie per la segreteria nazionale del Pd Michele Emiliano sfidò Matteo Renzi e Andrea Orlando. Con la sua solita raffinatezza politica chiese voti a tutti, a destra e a manca. Soprattutto a destra. A Nardò il seggio elettorale si trasformò in poche ore in un circolo di simpatizzanti di Salvini e della Meloni. Tutti a votare per Emiliano. A Nardò le primarie furono annullate e la vicenda finì sulle cronache dei giornali nazionali. Michele Serra vi dedicò un corsivo ben riuscito.
Nell’ambiente di Emiliano sostengono di non preoccuparsi per il fatto che molti elettori di centrosinistra voteranno altri candidati. Ritengono, infatti, che il saldo con i voti provenienti dalla destra sarà comunque positivo per Emiliano.
Il sistema di potere di Michele Emiliano ricorda quella “immorale morsa della politica sulla gestione della cosa pubblica” che secondo Enrico Berlinguer, storico segretario del partito comunista italiano, rappresentava uno dei mali più grandi del nostro paese. Molti di noi sono entrati in politica per combattere la “cattiva politica”, non per servire chi la usa con inquietante spregiudicatezza.
Ci sono ancora un’altra dozzina di buoni motivi per non votare Michele Emiliano. Ne parleremo nelle prossime settimane.
Non possiamo votare Emiliano. Molti fra noi sceglieranno autonomamente se astenersi o votare per un altro candidato alla presidenza. Stavolta non abbiamo altra scelta. Votare Emiliano vuol dire rendersi complici del più crudele tradimento messo in atto nella nostra terra ai danni dei nostri valori e dei nostri ideali.
Marcello Risi