NARDO' - Le campagne elettorali sono bellissime e, contemporaneamente, drammatiche. I due aspetti possono non confliggere ma conferire fascino alla "sfida".
Ne ho fatte sei, da ognuna ho tratto insegnamenti utili. Assorbendo informazioni, con avidità, dalle preziose esperienze degli altri.
1994, la prima campagna elettorale. Travolgente, entusiasmante con lo scenario inedito dell'uninominale e la battaglia tra progressisti e moderati, Antonio Gaballo contro Antonio Vaglio. Nessuno dei due uscito da una segreteria di partito. Con il contestuale sdoganamento definitivo del "civismo". Ora sembra la regola, all'epoca era quasi eresia.
La più bella, per il capitano, fu quella del 1998, accanto ad un vero signore, indimenticabile. Lillino Papadia. Non andò al ballottaggio per una drammatica frattura nella sinistra. E Anna Borgia, sempre presente nel sostenere un ufficio stampa che lavorava ancora di fax e telefonate ai numeri fissi. Internet muoveva i primi passi, anche a Nardò.
Ma fu quello l'anno del vero apprendimento. Tre, quattro, in particolare, i ricordi marchiati a fuoco come l'arrivo di Romano Prodi in piazza Salandra o una strepitosa trance agonistica di Antonio Cavallo.
Ma parlavamo di insegnamenti ed eccoli. Uno - il più prezioso - ricevuto "cum grano salis" da Gory Napoli, vero motore silenzioso del Pci/Pds. Mi disse, in un momento di sconforto, che la campagna elettorale è un continuo "stop & go". Un giorno il morale sotto i tacchi, poche ore dopo l'adrenalina a mille.
Niente di più vero. Niente di più vero. Basta domare lo sconforto e sapersi gestire le forze, magari con il sorriso.
chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai
di giocatori tristi che non hanno vinto mai
Poi un teatrale e grandioso ingresso di Giuseppe "Peppo" Romeo nel comitato elettorale, che si trovava in piazza Mazzini.
Dopo una vera e propria guerra con lui ed il suo gruppo (che facevano parte della coalizione a sostegno della candidatura a sindaco di Mimino Caputo) per ottenere la piazza nella quale avrebbe parlato il presidente del Consiglio Prodi, Romeo piombò in terreno avversario per fare i complimenti ad una signora ed un giovane di poco più di trent'anni: "bravi, siete stati dei combattenti. In politica così si fa, bisogna battersi per i propri principi e le proprie idee. Così si guadagna il rispetto dell'avversario".
Il rispetto ce lo guadagnammo, con dignità e lavorando viso aperto. Ma Romeo ebbe la cortesia di farcelo capire.
L'ultimo insegnamento è da attribuire a Giovanni Siciliano, un suggerimento "salvavita" che è giusto socializzare con tutti i giovani che si affacciano al mondo della politica: non tenersi mai addosso la sbornia, dopo una sconfitta o una delusione. Evitare l'ubriacatura solenne, di quelle che durano per giorni. Ma uscire subito, all'aria aperta, e partecipare, vedere, scoprire, annusare, vivere la vittoria altrui.
Perché questo "diario di bordo", intimo come tutti i diari, dopo tanti anni? Innanzitutto per la graditudine che provo per queste persone che mi hanno donato qualcosa.
Poi perché abbiamo nuovamente alle porte una campagna elettorale. Sarà bellissima e drammatica, come tutte. In tanti si affacceranno al voto, qualcuno anche da candidato o protagonista.
Un racconto mantiene il suo significato perché vivifica il ricordo e trasmette valori. Il senso delle cose.
Ai giovani alla prima esperienza, agli anziani che si metteranno di nuovo alla prova, ho voglia di dire: battetevi con passione.
Fate valere i vostri principi, tenete fede ai vostri ideali. Lanciate il cuore oltre l'ostacolo. E tenete sempre la schiena dritta.
Il mondo è pieno, sì, di millantatori che hanno colto immeritati successi ma raggiungere il traguardo senza doping, e solo con le proprie forze e quelle di chi ha creduto in un progetto di vita, quindi politico, sarà un momento inebriante. Il più bello di tutti.