Politica

Il Sel non rispetta i tempi. Il sindaco risponde: in prima persona ed a muso duro

Stampa

NARDO' - Tutto, ma veramente tutto, quello che pensa il sindaco Risi sulla questione della masseria Boncuri. Come cornice i suoi rapporti con il Sel.

 

Sono di sinistra e sono cattolico. Per questo non passo il mio tempo ad allestire ghetti luridi ed insalubri per persone che considero miei fratelli.

Lo scorso anno la Masseria Boncuri e la lurida tendopoli attrezzata sull’antistante piazzale d’asfalto erano questo: un ghetto nauseabondo.

Il volto brutto dell’Italia: così tanti extracomunitari che ci dormivano la descrivevano agli inviati dei giornali. I quali subito mi chiamavano per chiedermi come potevo tollerare a poche centinaia di metri dalla città una “favela” di quella natura, per di più organizzata dall’amministrazione comunale.

Una tendopoli con 400 persone ammassate, quasi una sull’altra. Centinaia di essi clandestini. Oltre duecento senza lavoro e senza speranza di averlo. Ma di che parliamo?

Quell’esperienza straordinaria, ma avvolta in un magma inestricabile di sofferenza non è ripetibile.

E poi dobbiamo intenderci.

Ma davvero quelle tende e quei materassi rappresentavano un segno di civiltà?

Servono altre esperienze. L’albergo diffuso può essere una di queste.

Intanto l’amministrazione comunale interviene a sostegno dei cittadini extracomunitari con

bagni chimici, acqua potabile, assistenza legale gratuita. Se occorre l’amministrazione comunale è pronta a somministrare pasti caldi, vitamine, farmaci. L’assistenza medica è garantita gratuitamente dall’Asl. Io ogni due giorni sono fra i campi a sincerarmi delle condizioni dei lavoratori.

Questa sarebbe barbarie?

In autunno partirà la campagna per la cittadinanza italiana ai figli di immigrati che compiono 18 anni (la legge italiana la prevede, con un termine di decadenza annuale).

Personalmente sosterrò ogni iniziativa a favore della cittadinanza italiana per chiunque nasca nel nostro paese, anche se figlio di stranieri.

Ma la sinistra deve avere il senso della misura e della civiltà.

L’errore sta già nelle parole usate in questi giorni, perché il punto non è riaprire o non riaprire la masseria, dove alloggiavano solo i volontari ma, allestire o non allestire la tendopoli dove alloggiavano i migranti.

L’anno scorso su Boncuri ho letto di tutto: che era una “bidonville”, un “disastro nell’accoglienza”.

Tutto questo non poteva ripetersi. Bisogna avere il coraggio di ammettere che con quell’esperienza non si sono raggiunti gli standard minimi di sicurezza ed igiene degni di una società civile. Una tendopoli che ammassa più di 400 lavoratori su materassi sporchi non è accettabile per chi crede nei valori della giustizia sociale e dell’uguaglianza.

Tuttavia, ripeto: stiamo provvedendo a fornire ai lavoratori le stesse cose che avevano a Boncuri, sono stati impiantati nella struttura dell’ex falegnameria, dove molti di loro si sono accampati, sei bagni chimici e c’è una cisterna che viene riempita due volte al giorno con acqua potabile.

Inoltre, di concerto con il direttore della Asl Umberto Caracciolo, è stato stabilito che un equipe di medici sarà a disposizione dei lavoratori extracomunitari presso gli ambulatori di via Regina Elena.

Abbiamo gestito in “emergenza”, è vero ma l’immigrazione stagionale è un fenomeno emergenziale. Lo era anche a Boncuri. Lo stesso dicasi per i fenomeni di prostituzione denunciati. Le prostitute c’erano anche a Boncuri. Sfruttate in un’area del comune. Roba da matti.

La notte si sono registrate risse fra ubriachi, scontri fra facinorosi, accoltellamenti fra etnie.

Non possiamo fingere di vedere soltanto il lato della rivolta e della rivendicazione dei diritti.

Per questo dico: se non possiamo garantire un livello accettabile di ordine pubblico, sicurezza, pulizia, decoro, dignità, abbiamo il dovere di cambiare pagina.

Valutiamo l’ipotesi dell’albergo diffuso cui potranno accedere i lavoratori dietro pagamento di un corrispettivo minimo. Un’esperienza già sperimentata in Capitanata con risultati parzialmente positivi ma che, a mio avviso, potrebbe avere a Nardò esiti migliori anche per il numero più esiguo di braccianti che noi abbiamo.

Dai controlli effettuati dall’ispettorato del lavoro emerge infatti che su 121 lavoratori trovati sui campi 80 (i due terzi) sono italiani e 40 stranieri e tra questi solo due non avevano avuto regolare assunzione. È questa la proporzione reale.

Inoltre in questi giorni ho avviato un ciclo di incontri con i datori di lavoro perché col tempo sarebbe auspicabile che fossero loro stessi a provvedere all’alloggio della manodopera come succede in altre realtà italiane e come accade anche qui quando i braccianti vengono assunti a tempo indeterminato.

Ma c’è un altro dato interessante: da un incontro avuto con le più grandi aziende produttrici di pomodoro, ad esempio, è emerso che molti di loro non faranno ricorso alla manodopera di colore ma che si avvarranno, quest’anno, di manodopera italiana soprattutto femminile.

Questo significa che a breve per i lavoratori di colore potrebbe non esserci più lavoro. Cosa facciamo? Li ospitiamo per un paio di mesi a Nardò, e poi, come abbiamo fatto lo scorso anno, gli chiediamo dove vogliono andare e gli facciamo il biglietto del treno a spese del comune?

Ripeto: la sinistra non deve declinarsi secondo stereotipi che non tengono conto della realtà. Quando la sinistra perde il polso della realtà e si compiace dei propri luoghi comuni smarrisce la propria funzione e spiana la strada alla destra.

Piuttosto si continui a stringere il cerchio attorno ai caporali. Si continui a braccarli. Mettiamoli tutti con le spalle al muro.

Qualcuno dice che senza la tendopoli di Boncuri non è possibile? Frottole di dilettanti senza scrupoli. L’attività investigativa fatta di controlli, appostamenti, foto, filmati, intercettazioni, verifiche si può fare benissimo, e si sta facendo, anche senza le tendopoli da favela.

Comprendo le ragioni che spingono la Regione a insistere per dare seguito alle iniziative di sostegno ai lavoratori extracomunitari e ne condivido pienamente gli obiettivi, ma lo scorso anno la notte a Boncuri della Regione non c’era nessuno. La Regione è troppo lontana da Nardò.

Il governo regionale dovrebbe essere più vicino alla nostra comunità. Non si governa un grande territorio con gli slogan.

Cari amici e cari compagni di Sel, la vostra analisi mi sembra superficiale. E anche un po’ scorretta.

Mi chiedete di sabato a mezzogiorno un incontro urgente per la domenica mattina seguente e poi lo fate precedere da un comunicato molto duro.

Forse sarebbe stato più giusto attendere il confronto che voi stessi mi avete sollecitato “con urgenza” e al quale ho subito aderito.

Marcello Risi