NARDO' - Pare che davvero, l'altra sera durante una riunione svolta per commentare il voto, più di qualcuno ha detto che il partito si è distinto. Ma forse la spiegazione la trovate proprio nel titolo. E in quella locuzione: "in fondo". Dove stanno già scavando.
INTERVENTO INTEGRALE
In una disfatta così ampia e netta il Pd può ritenersi soddisfatto di avere due consiglieri eletti su quattro della minoranza? Senz’altro non può esserlo, altrimenti succederebbe come se in una squadra di nazionale, che perde 3 a 1, la società, cui appartiene il calciatore che ha segnato l’unica rete, possa considerarsi soddisfatta.
Senz’altro altre dovranno essere le considerazioni appena il Pd ne discuterà in un’assemblea, se si intende fare politica costruttiva del futuro.
Se chi ha gestito questa campagna elettorale si accontenta di resti per non riconoscere gli errori commessi, dimostra di pensare solo ai gretti interessi di parte e, peggio, a quelli dei candidati più rappresentativi.
Ma se ci caliamo in un’analisi attenta troviamo un quadro di gran lunga insoddisfacente.
Sì, sono stati eletti meritoriamente gli amici Lorenzo Siciliano e Daniele Piccione, ma non si darebbe il caso che proprio la significativa loro presenza, insieme a quella di Maurizio Leuzzi, hanno convogliato molti voti personali, che, quindi, non appartengono al Pd?
Infatti se fossero stati voti di partito il divario tra i voti dei citati amici e quelle delle donne presenti sarebbe dovuto essere minimo. Invece il divario è enorme: le donne con 250 voti nell’ambito di 1.132 preferenze totali e, ancor di più, a fronte di circa mille dei tre citati candidati.
Basta controllare il risultato del 2016 dove i rapporti non presentano una forbice così estesa. Allora, sì, che si trattavano soprattutto voti di partito.
E poi ci si può ritenere soddisfatti se nelle elezioni proprio del 2016 il Pd conseguì 3 mila preferenze e ora solo 1.132, cioè un terzo?
E poi, ancora, quale immagine di partito si presenta, se ha candidati che conseguono zero voti, come una qualsiasi lista civica improvvisata, e tutti gli altri, esclusi i tre, che totalizzano solo 200 voti?
Se questo può soddisfare il nostro Pd di Nardò, vuol dire che non si ha la capacità o la volontà di leggere i risultati.
Noi parliamo di un partito che sul piano nazionale è aumentato. A Nardò, invece, perde due terzi del suo elettorato, per cui bisogna assumersi le responsabilità della gestione.
Ma questo non perché si debba procedere alla caccia delle streghe, ma perché sulla conoscenza e sulla ricerca degli errori possiamo e dobbiamo costruire almeno quanto perso per diventare concretamente il primo partito a Nardò con funzioni centrali e aggreganti e non per essere un partito gregario, tra l’altro al seguito di un altro, che sembra non aver più seguito elettorale.
Ed allora ripartiamo e non aspettiamo l’ultimo momento, millantando liste pronte; ed allora diamo una chiara connotazione di partito; ed allora cominciamo a smetterla di essere autoreferenziali; ed allora cominciamo a coinvolgere gli attuali candidati e quelli del 2016; ed allora parliamo con il paese reale e prepariamoci a fare una serrata e costante opposizione all’Amministrazione Comunale non lasciando soli i consiglieri eletti e, unanimi, a trovare forti referenti regionali.
Siamo capaci di darci una classe dirigente attiva e coinvolgente?
Io ho grande speranza.
Gianni Pellegrino