LECCE - Il partito è stato masticato e sputato via da Michele Emiliano. A guidarlo, ed a ottenere le candidature "blindate", sono uomini che non hanno nemmeno la tessera. E nemmeno si può dire che il PD debba inseguire il centrodestra e, per questo motivo, abbia deciso di provare il tutto per tutto con candidature fresche, giovani, greeen, agguerrite. No, Claudio Stefanazzi è uomo d'apparato, il capo di gabinetto per antonomasia. Oltre che grande sistematore degli equilibri politici sui quali volteggia il Governatore, con la maiuscolissima, di Puglia.
Blindatissimo, super-raccomandato da Emiliano per essere capolista ed eletto con certezza, Stefanazzi è il simbolo di un partito in cui, perlomeno in Puglia (ma è sul nazionale Letta che Emiliano ha avuto ascendente) la forza e la volontà della base non ci sono più. Tritate sull'altare delle "necessità" del presidente.
In tutto ciò, con il posizionamento in quarta posizione e con lo sbarco in Puglia dei candidati campani, che figura ci fanno i segretari provinciali? Il leccese, Ippazio Morciano, pare non sia nemmeno stato pienamente informato di quanto stesse succedendo. Per cui ormai è dimissionario. Manca solo l'ufficialità ma non potrà reggere alla rivolta degli iscritti.
Ma che dimissioni saranno? Reali o farlocche, al punto di infilare un commissario gradito ad Emiliano che sappia traghettare la "transizione"?
Presentate e poi ritirate, per il "bene del partito"? Non lo sappiamo più, in questo teatrino dell'assurdo.
Il capolavoro, però, Emiliano l'ha raggiunto con il posizionamento in quarta posizione di Loredana Capone: Sergio Blasi, che quasi aveva digerito la candidatura blindata di Stefanazzi perché venendo eletta la Capone lui sarebbe tornato in Consiglio regionale, ora è di nuovo in bilico. Solo un complesso gioco di elezioni incorociate e spostamenti di pedine potrebbe far entrare la Capone in Senato. In ogni caso dovrà essere, per entrambi, una campagna elettorale "pancia a terra", allo spasimo. Da portatori d'acqua. E dovranno essere ben visibili i loro voti alla Camera. Altrochè: Michele sta fabbricando anche i coperchi...
Infine vi facciamo leggere quel che scrive il consigliere regionale Fabiano Amati. Casomai vi fosse sfuggito:
Le liste del PD Puglia sono invotabili….
Non è più il tempo di lamentarsi in silenzio. Chi non è d’accordo deve uscire allo scoperto con coraggio e contribuire a distruggere questo sistema di potere, per costruire un’alternativa di buon governo e linearità.
Le liste del Partito Democratico Puglia sono state generalmente composte sulla base di raccomandazioni, meschinità, bassezze, misoginia, ossequi ai capetti di turno impegnati a risolvere in Puglia problemi campani di collocamento e soggezione ai metodi nepotisti e torbidi del non iscritto Michele Emiliano.
Le liste del mio partito, il PD, risultano perciò invotabili: l’idea secondo cui i simboli esistono e vanno sostenuti a prescindere dalle persone che li rappresentano è idolatria o paganesimo applicato alla politica, soprattutto se i candidati arriveranno in Parlamento non attraverso le preferenze dei cittadini, ma approfittando di una legge elettorale indecente, fondata sulle nomine gradite ai gruppi di potere organizzati.
Fare propaganda elettorale per le liste PD non sarebbe dunque etico in questo contesto, perché si finirebbe per contribuire a raccogliere voti utili alla ratifica di una volgare imposizione mascherata da democrazia. Più o meno la cosa che per gli altri chiamiamo fascismo, con tanta supponenza e per occultare l’incapacità di batterli con buone idee per risolvere i problemi della maggioranza delle persone.
Mi dispiace tanto che su questo anche Enrico Letta si sia reso complice e perciò colpevole, giungendo a tollerare, addirittura, capilista tutti uomini, con relativa strumentalizzazione delle donne e la nomina del Capo di gabinetto della Regione Puglia, preferito a molti iscritti, dirigenti ed eletti di maggior peso, per idee e sostegno elettorale.
Salvo eventi allo stato imprevedibili, io non andrò via dal partito perché, come ho detto, mi sono dato il compito di distruggere questo sistema di potere e per farlo non posso regalare l’abbandono del campo e così togliere un po’ di voce a tante belle persone, mortificate, offese e non inclini alla sudditanza.
Gli elettori, quando hanno la possibilità di scegliere, mi votano sia per fare tante cose, e penso di farle ogni giorno senza risparmio e spesso vincendo l’ostilità inconcludente del Governo regionale, e sia per attribuirmi la libertà e il coraggio di combattere questo tipo di battaglie.
Farò dunque una campagna elettorale di verità, senza alcuna remora, perché è proprio questo il momento più efficace per reagire, tanto che ogni rinvio della denuncia a tempi non elettorali avrebbe il sapore della complicità.
Mi appello ai sindaci, consiglieri regionali e comunali, affinché si uniscano nella battaglia, cancellando ogni forma di soggezione o rassegnazione, spesso usate nella speranza che prima o poi qualcosa cambi o arrivi il proprio turno. I cimiteri della politica sono fin troppo pieni di lapidi ove è scritto “credette al momento migliore che non arrivò mai” oppure “attese invano il suo turno”: il cambiamento arriva se ognuno mette il suo impegno nel tempo stesso in cui questo risulta necessario, perché le cose non cadono mai dal cielo e farlo dopo, anche tra un mese, sarebbe troppo tardi.