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Alle 22 inizia lo spoglio dei voti per l'elezione del presidente della Provincia di Lecce. Seguiteci perché c'è un motivo

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NARDO' - Sì, la questione è interessante. Si tratta della prima occasione "ufficiale" nella quale il sindaco neritino Pippi Mellone si troverà dall'altra parte della barricata rispetto a Stefano Minerva, suo amico e già in passato sostenuto per l'elezione a capo della Provincia. Mellone, infatti, durante le ultime elezioni politiche ha sposato la causa del centrodestra allontanandosi definitivamente dal presidente della Regione, Michele Emiliano, del quale proprio Minerva è un pupillo.

Ora, dunque, Mellone deve dimostrare al centrodestra ed al ministro Raffaele Fitto di avere pieno controllo sui suoi venti consiglieri comunali, coloro che formano la sua maggioranza.

Ma è altrettanto noto che alcuni di questi si trovano eletti con Mellone perché invitati a candidarsi con lui proprio da sostenitori, assessori, consiglieri vicini a Michele Emiliano.

Allora, delle due l'una: Mellone riuscirà a portare in dote al centrodestra 21 voti, quelli dei venti consiglieri più il suo? Se ci riuscirà vorrà dire che è pienamente "padrone" del suo destino ed in grado di portarsi a spasso a suo piacimento tutto il Consiglio comunale, da sinistra a destra e viceversa. Se ci saranno defezioni importanti, invece, la sua immagine verrà sminuita agli occhi dei nuovi compagni di viaggio politico, gli esponenti del centrodestra regionale e nazionale.
Non è mistero, infatti, che Mellone ambisca ad un incarico di prestigio e, sfumata la possibilità di diventare sottosegretario, ora dovrà trovarsi una "vetrina" almeno sovracomunale per poter aspirare ad una elezione alle prossime consultazioni per diventare consigliere regionale.

E se alcuni consiglieri melloniani dovessero, invece, votare per Stefano Minerva? Se dovesse succedere Mellone non batterà ciglio e venderà l'accaduto come fair play nei confronti del giovane presidente Dem e sindaco di Gallipoli. Ma gli osservatori politici conoscono bene la verità: se qualche consigliere melloniano dovesse decidere di votare Minerva su input di Stefanazzi o Delli Noci, ad esempio, sarebbero i primi cavalli di Troia anche dentro la sua, un tempo bulgara, maggioranza neritina. Bombe a tempo, dunque, pronte a scoppiare al momento giusto e passare dall'altra parte. Soprattutto se il successore alla carica di sindaco di Mellone non dovesse risultare gradito.

In ogni caso Mellone, in questo frangente, sarebbe destinato a fare magra figura: depotenziato agli occhi di Fitto. Congedo, Marti e dell'intero centrodestra, che sono i suoi nuovi compagni di strada. Non dimentichiamoci, infatti, che proprio nel centrodestra l'arrivo di Mellone non è risultato gradito ai più, alla luce del suo appassionato rapporto polituco con Michele Emiliano. Passa da "traditore", insomma, più che come nuovo alleato. Per altro fastidioso, perché proiettato ad occupare spazi politici molto ambiti da altri.
Con Emiliano, invece, la fraternità dimostrata negli ultimi anni sembra ormai appartenere ad un passato che non c'è più.