NARDO' - Trascrizione del comizio del 15 giugno 1984 in piazza Salandra tenuto da Pantaleone Pagliula, allora segretario cittadino del PCI, in occasione della commemorazione di Enrico Berlinguer morto a Padova l’undici giugno 1984 e della chiusura della campagna elettorale per le Europee del 17 giugno 1984.
Care compagne, cari compagni, cittadini non posso non iniziare sforzandomi di trasmettere le trepidazioni, gli stati d’animo, i ricordi, che hanno attanagliato il nostro cuore e la nostra mente in tutti questi giorni e su tutti il ricordo di un compagno caro, gentile, umile, profondamente buono, onesto, un compagno affettuoso con tutti, il compagno Enrico Berlinguer.
Egli non è più con noi, con la sua moglie, i suoi figli, con i suoi cari, non è più con i compagni di ogni città, di ogni contrada, con i compagni con i quali ha diviso successi e sconfitte, gioie e amarezze, delusioni, speranze per una società migliore e più giusta, per un socialismo con il volto degli uomini di qualunque fede che vogliono essere liberi ed uguali.
Non è più con i suoi compagni, con i cittadini di Nardò, con i quali aveva diviso due anni fa un’ora insieme in Piazza Osanna in occasione della chiusura della campagna elettorale per le comunali.
Quanta gente per Enrico Berlinguer quella sera.
E ce lo ricordiamo tutti questo compagno che stanchissimo si sforzava di fare sentire la sua voce ferma e discreta in una piazza molto grande. Ci ricordiamo tutti il suo sorriso di soddisfazione, il suo viso pieno di gioia quando gli facemmo gli auguri per il suo compleanno.
Quella sera lasciò in tutti noi profonde emozioni, un grande senso di serenità, una grande forza morale. Lasciò in noi compagni un irrobustirsi dei nostri ideali e dei valori veri della battaglia politica.
Ci lasciò la vera bellezza di un uomo che si ritrova con altri uomini per ricercare e conquistare la pace, la giustizia, la libertà, la felicità di tutti.
Con questo ricordo, ricordando quella bellissima serata, voglio chiedere a tutti voi di osservare un minuto di raccoglimento per il compagno Enrico Berlinguer...
Pensando a quest’uomo, gli stessi sentimenti, le stesse emozioni di quella sera a Nardò, li abbiamo vissuti partecipando al suo funerale a Roma e sentendo le sue ultime parole nel comizio di Padova.
I momenti sono diversi ma in entrambi sono venute fuori, con la stessa dirompenza, l’ansia per le sorti della nostra città e l’ansia propria di chi è profondamente convinto della portata della posta in gioco in questo difficile momento politico per l’Italia.
Berlinguer ci ha avvertiti che adesso ci troviamo di fronte a fatti che sono destinati a segnare per lungo tempo non solo un grande partito come il nostro ma il presente e l’avvenire di milioni di lavoratori e soprattutto il pericolo che sta correndo la democrazia italiana.
C’era tensione, preoccupazione nel compagno Enrico Berlinguer e la leggiamo chiaramente se passiamo in rassegna in questi ultimi mesi e in queste ultime settimane, le giornate, le ore del suo lavoro.
Le vicende dei missili, il decreto contro la scala mobile, la questione morale, il pericolo per la nostra Repubblica, il pericolo per la stessa democrazia, le preoccupazioni per questa campagna elettorale che si sta conducendo in un periodo di crisi politica, che ha rotto vecchi equilibri ma che sta in un tunnel e non si intravede ancora uno sbocco positivo.
Il compagno Enrico Berlinguer ha vissuto, noi tutti comunisti stiamo vivendo un travaglio profondo, intimo, intenso per il rapporto che vi è a sinistra, soprattutto il difficile rapporto con il PSI.
Abbiamo sotto gli occhi una maggioranza, un governo pentapartito sfasciato, un governo avvelenato da una guerra di tutti contro tutti, combattuta con i ricatti nella P2.
Un governo che ha imposto, ha deciso all’ultimo momento il decreto di taglio dei salari e degli stipendi dei lavoratori, dei pensionati.
Un decreto iniquo che interviene con prepotenza soltanto sulla parte della popolazione che lavora e paga le tasse, in una Italia dove c’è una evasione fiscale di 150.000 miliardi di lire.
Un decreto inefficace perché taglia i 4 punti di scala mobile e non incide minimamente sulle cause strutturali dell’inflazione, anzi intervenendo d’autorità proprio sul lavoro continua a spostare le risorse a danno del sistema produttivo.
Per queste ragioni noi comunisti abbiamo combattuto, con il segretario generale del nostro partito in testa, una forte battaglia nel parlamento, nel Paese, contro il governo in difesa di tutti i lavoratori e del mondo della produzione.
Noi comunisti ci impegniamo a non abbandonare la battaglia e a lottare contro il decreto che adesso è passato al Senato .
E se nel frattempo non interverranno fatti nuovi, lavoreremo per un referendum abrogativo dell’art.3 del decreto.
Ma per tutto questo è indispensabile, essenziale che il 17 Giugno ci sia un forte risultato per il P.C.I..
Il voto di domenica è importante per l’Italia e per l’Europa.
Ci sono in ballo due questioni fondamentali e decisive:
la prima è l’esistenza di una crisi economica e occupazionale in Italia e in Europa e
la posta in gioco è chi pagherà questa crisi. Il governo italiano è stato molto chiaro e ha già risposto con un decreto che farà pagare questa crisi interamente ai lavoratori e non agli evasori fiscali, ai piduisti, ai nemici della democrazia e dello Stato.
La seconda posta in gioco è come difendere la pace e come fermare la folle corsa al riarmo e alla costruzione di micidiali strumenti di morte come le armi nucleari.
Anche qui il governo italiano ha risposto decidendo di installare questi missili in Italia colpendo la volontà di pace della maggioranza del Paese.
Noi comunisti porteremo sempre avanti la nostra battaglia perché all’Europa, sentita lontana e non autorevole, se ne contrapponga un’altra, una nuova Europa che ha bisogno di prendere la parola e di essere rappresentata.
Questa ultima è la nostra Europa, Europa dei lavoratori, che si batte in Germania, in Italia, in tutte le nazioni europee, che vuole governare la tecnologia, la scienza, le ristrutturazioni in corso.
E’ la nuova Europa, quella a cui credeva Enrico Berlinguer, l’Europa dei pacifisti, di tanti giovani che dicono no ai missili sia di Est che di Ovest, di tanti giovani che portano in campo nuovi valori, che non si vogliono rassegnare e sentono il bisogno di costruirsi e non delegare a nessuno il proprio futuro e la propria vita.
E’ l’Europa delle donne che non sono più disposte ad essere ricacciate dentro le secolari catene della subalternità del lavoro, nella famiglia e nella vita.
A questa Europa, a questi lavoratori, a questi giovani, a queste donne si rivolgeva il compagno Berlinguer. A tutti questi continueremo a rivolgerci noi, il P.C.I., unica forza della sinistra italiana che è sicuramente dalla parte dei lavoratori, difende la pace e il ruolo autonomo dell’Europa e dell’Italia nella scena internazionale.
Permettetemi prima di terminare, di dire qualcosa a livello locale rivolgendomi ai contadini, agli edili, agli artigiani, ai commercianti, ai cittadini che vogliono le strade non allagate e praticabili, che vogliono i servizi, una casa, una scuola migliore , un assistenza sanitaria migliore, ai cittadini che aspettano da quattro anni l’assegnazione delle case popolari.
Qualcuno nella nostra città sta dicendo che le battaglie politiche, le manifestazioni civili e democratiche non servono più a niente, che è inutile seguire il Partito Comunista perché le cose vengono solo se devono venire e non perché un cittadino possa acquistare coscienza, unirsi agli altri e lottare per risolvere i propri problemi.
Non date retta a tutto questo, coloro che dicono questo vogliono togliere la vera forza a voi cittadini, sono quelle persone che hanno sempre disprezzato la partecipazione e il ruolo fondamentale nella storia che hanno le masse lavoratrici. Sono quelli che vogliono difendere i loro soli interessi e sono gli amici del qualunquismo e dell’opportunismo.
Noi continueremo a lottare sempre contro di questi e sempre al fianco dei lavoratori e vi invitiamo ad avere fiducia al nostro partito, al partito di Enrico Berlinguer che non ha mai ingannato i lavoratori, non ha mai abbandonato una battaglia, ha sempre mantenuto i propri impegni.
Noi crediamo alla gente, stiamo sempre in mezzo ai cittadini, quei cittadini sinceri che in segno di riconoscenza si sono stretti intorno alla salma di Enrico Berlinguer, che hanno aspettato ore sotto il sole per salutarlo.
Non si sono potuti contare quanti erano. Era una massa che andava al di la dei confini del popolo comunista, una massa che abbracciava per l’ultima volta il nostro segretario.
Una foto eccezionale di una grande fetta di popolo italiano.
Mercoledì è stato qualcosa di nuovo anche rispetto alle grandi manifestazioni di lavoratori o di comunisti, qualcosa di nuovo anche rispetto ai mitici funerali di Togliatti, di Longo.
Ha detto bene il presidente delle ACLI Rosati: “Berlinguer non manca ora solo al suo partito, ma a tutta la democrazia italiana”.
Mercoledì in Piazza San Giovanni nel filo invisibile che collegava il palco delle autorità e la folla
c’era il rammarico, il rimpianto della perdita di quest’uomo non solo da parte dei comunisti ma anche dalla parte dei nostri avversari.
Non posso concludere senza ripetere una frase, un concetto prezioso di Eurico Berlinguer e che noi comunisti dobbiamo conservare come patrimonio del nostro partito: “I comunisti quando si battono in difesa della democrazia, intendono porsi come garanti anche rispetto a chi non è comunista, anche rispetto a chi dei comunisti è avversario”.
Il funerale da estremo, fiero saluto dei comunisti al loro Segretario ha assunto i caratteri di un funerale fatto dall’Italia a un grande italiano, un funerale di Stato.
E’ stata la presenza del presidente Pertini e del popolo italiano stretto intorno ad Enrico Berlinguer che ha definitivamente, solennemente legittimato il nostro grande partito di popolo voluto da tutto il popolo, anche quello non comunista, al di la di ogni divisione e contrapposizione di schieramento.
A nome dei cittadini e dei comunisti di Nardò: “Grazie Enrico”.