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Il sindaco Flavio Filoni perde l'autorevolezza di Maurizio Pinca: ecco le dimissioni da presidente del Consiglio comunale

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GALATONE - "I richiami, i solleciti, le discussioni serrate sono state viste come un’insidia, un turbamento dell’equilibrio trasformista, sino al tentativo di silenziare ogni attività politica e sociale dell’assemblea elettiva, inserendo una regola antidemocratica per cui non si possono portare in Consiglio delibere di indirizzo politico generale".

Galatone, 22 luglio 2025 Sala del Consiglio Comunale

Carissimi Consiglieri, Carissimo Sindaco, Cari Sigg.ri della Giunta

Devo purtroppo importunarvi con una mia comunicazione.

Ho sempre pensato che il Consiglio Comunale, che è l’organo di indirizzo politico della nostra Comunità, debba essere il centro del dibattito politico ed è per questo che ho deciso di comunicare direttamente in consiglio che questo sarà l’ultimo consiglio che si svolge con la mia Presidenza.

Ringrazio per la loro disponibilità e per l’impegno profuso nei lavori del consiglio, tutti i consiglieri comunali. Un grazie particolare lo rivolgo al consigliere Donato Filoni, per la sua vicinanza in ogni momento, sia della passata che della presente consiliatura, e per la condivisione quanto meno dell’analisi sulla involuzione della maggioranza di governo.

Ringrazio i componenti della Giunta e tutti i dipendenti comunali; un grazie particolare agli addetti all’Ufficio di Presidenza, all’avvocatura e agli AA.GG., ad iniziare da Valentino, sino a Mauro, Luigi e Antonella, che mi hanno sempre aiutato con massima disponibilità nell’espletamento del mandato.

Ringrazio il Sindaco per averci dato nella passata consiliatura l’opportunità di misurarci con successo con i gravi problemi del bilancio comunale, con la riforma del sistema di riscossione dei Tributi, con i problemi delle attività produttive e dei nostri commercianti, a cui – unico comune in Italia – abbiamo potuto concedere un piccolo ma prezioso aiuto durante il periodo Covid, concentrando l’azione locale soprattutto sulle fasce più deboli del commercio ambulante. Lo ringrazio per averci consentito di sperimentare positivamente i finanziamenti per il Distretto urbano del Commercio e della futura velostazione presso l’Oleificio cooperativo, nonché per tante altre piccole e grandi opportunità di crescita e sviluppo economico per la nostra città.

Oggi la forza politica che mi ha consentito di essere qui, CambiaMenti, che ringrazio enormemente per la dedizione e in particolare per l’unità dimostrata, mi ha chiesto di rimettere la carica di Presidente del Consiglio, perché si è delineata progressivamente la completa esclusione dell’Associazione da ogni possibile contributo al governo del paese e financo al dibattito politico.

Abbiamo praticato l’endura, come i monaci catari, dopo che si è consumata l’esclusione di CambiaMenti dalla Giunta, con patente violazione del patto elettorale (sotto le mentite spoglie di una componente femminile che pure era stata indicata), per mantenere fermo l’impegno preso con i cittadini. Abbiamo accettato di guidare l’assemblea elettiva, consci – come dicevo nel primo consiglio di insediamento - che si tratta di una carica votata alla terzietà, che mal si addice alle funzioni politiche attive, ma oggi non possiamo più accettare che i principi sacrosanti di democrazia, tutela dell’ambiente e partecipazione democratica vengano calpestati da un atteggiamento autarchico, arrogante ed escludente di un gruppo di governo, di cui purtroppo si è accorta anche la cittadinanza.

Abbiamo sopportato processi per lesa maestà e richieste di sfiducia nei confronti di questo Presidente, reo di aver consentito che il proprio partito osservasse che la politica dell’osannato buon vicino di Nardò aveva prodotto 16 milioni di euro di debiti, abbiamo sopportato logiche antidemocratiche con cui venivano considerati irrilevanti il nostro dissenso e le nostre proposte.

In nome dell’unità in questi tre anni, con innumerevoli note, abbiamo richiamato la coalizione al rispetto del programma, alla riapertura dell’Ufficio Agricoltura, all’attuazione del regolamento sugli immobili abbandonati, alla realizzazione degli orti sociali, all’acquisizione e riconversione dell’immobile AQP in c.da Spisari, etc., ma si è rimasti sordi ad ogni richiamo inteso a perseguire gli obiettivi puntualmente indicati da CambiaMenti nel programma elettorale sottoscritto.

Mi rendo conto che per qualcuno i patti elettorali e i programmi sono carta straccia. Per noi no !

I richiami, i solleciti, le discussioni serrate sono state viste come un’insidia, un turbamento dell’equilibrio trasformista, sino al tentativo di silenziare ogni attività politica e sociale dell’assemblea elettiva, inserendo una regola antidemocratica per cui non si possono portare in Consiglio delibere di indirizzo politico generale.

Vedete – come ho detto più volte – noi non facciamo politica per amicizia; concetto importante, ma necessariamente estraneo al dibattito politico, a meno che non si voglia una politica degli amici e dei nemici. Apparteniamo ad una generazione che ha creduto tanto nel valore della politica. Nella politica intesa come arte nobile, come pratica di chi si riconosce in una identità collettiva e progetta, lavora, lotta, insiste per ottenere il benessere della collettività. È una generazione, la nostra, che ha visto nella politica il luogo di affermazione di ideali forti, che ha conosciuto leader che ne portavano avanti i valori, ed ha sempre pensato che le ideologie che si incarnano nei partiti siano lo specchio di un progetto di emancipazione esteso a tutti. Non di certo una macchina di consensi elettorali.

Il quadro oggi è invece di una politica chiusa nell’esercizio del potere, benevola ed accomodante solo con gli amici e tesa a soffocare ogni tentativo di ragionamento più ampio del cortile del palazzo. Il fascino seduttivo del qualunquismo è vincente perché non richiede ragionamenti e argomentazioni. Si basa su impressioni viscerali e produce reazioni immediate, funzionali a chi vuole che le cose non cambino. A chi gioisce nel lasciare le cose nella loro granitica immobilità.

Ma è proprio il rifiuto della politica che alimenta quei fenomeni di demagogia e trasformismo di chi sta a destra o a sinistra indifferentemente ed a corrente alternata.

Ecco perché rassegno le mie dimissioni.

Perché abbiamo il dovere di riprenderci il coraggio della politica.

Abbiamo creduto molto in questa coalizione sorta sulle ceneri delle battaglie ambientali del 2015/2017, abbiamo scommesso nel cambiamento con la delibera sulla moratoria ambientale, con l’inserimento dei vincoli nel regolamento edilizio, e continuiamo a credere in una coalizione di centrosinistra, riformista e progressista.

Altri oggi sono giunti a smentire il parere sfavorevole emesso sul progetto di un campo fotovoltaico di 17 ettari in zona agricola, barattandolo con l’elemosina di novantamila euro in vent’anni. Si è smarrito il coraggio di quel parere che preannunciava battaglie legali in caso di accoglimento da parte degli Enti sovraordinati, abbandonando ogni forma di tutela del territorio e dello sviluppo agricolo.

Nonostante tutto ciò noi continuiamo a credere nell’unità del centrosinistra, continuiamo a credere che la fascinazione del qualunquismo opportunista non sia la strada giusta.

Ma questa battaglia per riportare la nostra politica sui binari del centrosinistra, oggi, ha bisogno di partigiani e non di presidenti, per loro natura necessariamente terzi ed imparziali.

Ecco perché mi dimetto !

Ed ecco perché le mie dimissioni sono politiche e non personali.

Continueremo – come sempre – a restare fedeli allo spirito unitario del centrosinistra, se mai si avesse volontà di invertire la rotta, e – soprattutto – ad essere fedeli al mandato elettorale che ci hanno conferito gli elettori. Daremo il nostro appoggio a tutto ciò che di quel programma elettorale fa parte, rispettando la volontà degli elettori.

Conosco perfettamente le dinamiche denigratorie del meccanismo amico/nemico che si sono già scatenate e che da oggi in poi saranno ancora più feroci nei confronti del nostro gruppo politico e dei suoi iscritti. Abbiamo già tristemente sperimentato la calunnia o, peggio ancora, il tentativo subdolo di spaccare l’associazione, di minimizzare gli eventi, di isolare il dissenso.

Noi risponderemo con le armi della politica. Perché siamo e resteremo uomini liberi.

Liberi di presentare mozioni come quella contro il rearm europe che fantomatiche regole di maggioranza hanno impedito di portare all’attenzione del consiglio. Liberi di ricostruire l’autentico spirito del centrosinistra senza calcoli elettorali. Liberi di continuare a perseguire una visione unitaria e moderna della politica, ancorata ai capisaldi della Costituzione e dell’antifascismo ed oggi purtroppo sepolta dai personalismi e dalle logiche del clan.

Per questi motivi e per continuare a servire con più forza ed efficacia la mia città, mi dimetto irrevocabilmente dalla carica di Presidente del Consiglio.

Siamo sicuri che oggi il paese abbia bisogno di chiarezza e, soprattutto, che la storia ci darà ragione.

Vi ringrazio per l’attenzione.

Maurizio Pinca