NARDO' - Una riflessione intelligente che apre la strada ad un rinnovamento della società ormai non più rimandabile.
ASTENSIONISMO ALLE URNE E MILIONI DI PERSONE IN PIAZZA
Mentre continua l’astensionismo alle urne le manifestazioni intergenerazionali contro le barbarie a Gaza di questi giorni stanno ponendo interrogativi profondi riguardo alla possibilità di una diversa forma di protagonismo e partecipazione e ci aiutano a prendere consapevolezza del fatto che la ricerca della giustizia e del bene comune sia il terreno per ripensare anche la nostra società.
Quanto sta succedendo in tante piazze d’Italia e del mondo ci sta facendo sentire meno soli e ci incoraggia a sperare in un sogno per un’umanità rinnovata e una nuova coscienza pur nella pluralità di visioni diverse sul mondo.
In un mondo che pare dominato dalla violenza, dall’individualismo e dall’indifferenza stiamo assistendo che sono sempre di più i giovani che non si lasciano condizionare, che hanno capito che vale la pena di spendersi per un mondo migliore, per la costruzione della pace e della giustizia sociale.
Abbiamo visto in questi giorni tanti ragazzi, giovani e persino bambini nei cortei per la pace nelle varie piazze italiane con un grande desiderio di un mondo in pace, dove le relazioni possano essere umane e dove ci si senta guardati e valorizzati per quello che si è.
Tante persone che condividendo la propria inquietudine hanno manifestato contro la guerra e l’autoritarismo e hanno scelto questa via della partecipazione come la forma per esprimere al meglio la propria vicinanza alla popolazione palestinese.
Mi viene spesso di pensare quanto in noi adulti , in un mondo segnato dalla precarietà del lavoro, dalla crisi delle relazioni interpersonali, da uno sfrenato individualismo e di incertezza per il futuro, sta crescendo l’idea che nulla sia stabile, che tutto possa crollare e purtroppo siamo i primi a rifugiarci nei social, nelle dipendenze, nelle illusioni di un presente senza domani, schiacciati sotto un peso che non riusciamo a riconoscere fino in fondo.
Tutto questo i giovani lo vedono, lo sentono, lo respirano e purtroppo non li aiuta certo a riempire il vuoto che a tratti si spalanca dentro di loro, a sopportare l’assenza di punti di riferimento e la paura di non avere futuro.
Opero da tempo nelle scuole e mi pongo costantemente il problema se riusciamo adeguatamente ad ascoltare i giovani.
Ascoltare qualcun altro è sempre stato difficile, ma oggi lo è ancora di più, tenendo conto che c’è sempre qualche benpensante pronto a fare la morale e a spiegare che tutto dipende dall’assenza di severità e regole.
Riusciamo a dire ai nostri giovani che per cambiare le cose, oltre a chiedere a gran voce un cambiamento “ai potenti della Terra”, occorre avere la consapevolezza che i veri potenti sono loro, siamo noi, e che il potere, cioè la possibilità di azione e di cambiamento, risiede in ogni persona e in ogni comunità.
Le folle umane di questi giorni stanno risvegliando l’esigenza e la speranza di vedere rispettata la vita umana, la consapevolezza che la politica ha il compito di conservare la vita e non di distruggerla, la convinzione che il diritto internazionale va rispettato e non calpestato, l’auspicio di vedere riconosciuti i diritti di tutte le persone, il desiderio di vivere in un mondo in pace e non dilaniato da guerre volute da un pugno di autocrati e la convinzione che il futuro si costruisce insieme agli altri e non contro gli altri.
Per tali ragioni vedo in questa mobilitazione molto più della semplice indignazione del mondo giovanile e mi sembra di intravedere il sogno ad occhi aperti di un mondo nel quale non ci sia posto per la vergognosa e cinica violenza che stiamo vivendo.
E mi chiedo se sia destinato a restare solo un sogno o se non sia invece l’inizio della realtà, perché ogni realtà nuova è cominciata nello sguardo di chi l’ha sognata ad occhi aperti.
Pantaleone Pagliula