Politica

SERGIO - FAUSTO - IAIO - Un passo indietro della Destra, anche quella militante

Stampa

Sergio Ramelli era un ragazzo di 18 anni, militante missino, iscritto al Fronte della Gioventù, che frequentava uno degli istituti più caldi di Milano negli anni della violenza politica, gli anni Settanta. Scrisse in un tema che condannava le Brigate Rosse e questo bastò a metterlo all'indice da parte di una organizzazione extraparlamentare di estrema sinistra molto forte nel suo istituto. Il 13 marzo del 1975 alcuni componenti di Avanguardia Operaia aspettarono Sergio sotto casa e lo massacrarono a colpi di chiave inglese: il modello si chiamava Hazet36 e pesava tre chili e mezzo. Il ragazzo morì dopo 47 giorni di agonia in ospedale. I suoi assassini vennero condannati in un processo in cui la famiglia Ramelli si costituì parte civile con il patrocinio di un giovane avvocato, segretario provinciale dell'MSI milanese: Ignazio La Russa.lupo

Questa premessa è necessaria perché non ci può essere nessuna ambiguità su un fatto così terribile: un omicidio politico tremendo, esecrabile. Un omicidio politico, questo è il punto, come ce ne furono moltissimi nel clima arroventato di quegli anni, che oggi facciamo fatica a immaginare. Ve ne racconto un altro, un duplice omicidio che avvenne negli stessi anni.

Lorenzo Iannucci e Fausto Tinelli avevano anche loro 18 anni, erano anche loro di Milano. Li chiamavano Fausto e Iaio.
Erano di sinistra, frequentavano il centro sociale Leoncavallo e erano attivi contro lo spaccio di droga al parco Lambro, sul quale avevano prodotto anche un dossier di controinformazione e denuncia "il libro bianco dell'eroina". Il 18 marzo 1978, mentre andavano al centro sociale dove quella sera c'era un concerto jazz, Fausto e Iaio vennero freddati con sette proiettili. I bossoli non furono mai ritrovati perché i killer avevano avvolto le pistole dentro buste di plastica: era il modo in cui sparavano i neofascisti della destra romana, una specie di "firma".
A conferma della matrice politica dell'omicidio, arrivò la rivendicazione di un'organizzazione neofascista legata ai NAR, i Nuclei Armati Rivoluzionari, che così vendicavano un militante di destra ucciso 12 giorni prima durante una rapina.

Intorno a Sergio Ramelli, negli anni, è stata costruita una macchina di propaganda: cerimonie del "presente" a braccio teso nel saluto fascista, cortei sotto casa fino al luogo dell'omicidio, una mitologia coltivata soprattutto dall'estrema destra di Casapound. Di un ragazzo di 18 anni, ucciso barbaramente da militanti della sinistra extraparlamentare, è stato fatto un simbolo che accredita l'idea di una destra buona e inoffensiva oppressa da una sinistra cieca e assassina. Una rappresentazione caricaturale di ciò che furono gli anni di piombo, anni inimmaginabili oggi, in cui la violenza politica era accettata e addirittura teorizzata sia a destra che a sinistra.

Chi a destra si tirò fuori da questo clima assurdo e da questa propaganda contrapposta fu uno da cui non te l'aspetti. Nel suo discorso di insediamento da presidente del Senato, Ignazio La Russa citò tre ragazzi diciottenni come vittime della violenza politica: non solo Sergio Ramelli ma anche Fausto e Iaio. "Mi inchino a tutti loro" disse l'ex segretario provinciale missino di Milano. Un passo fondamentale, simile al riconoscimento dei "ragazzi di Salò" in un altro discorso di insediamento, quello di Luciano Violante alla presidenza della Camera.

L'Italia ha ferite profonde e convalescenze complicate. Ecco perché è uno schiaffo in faccia alla politica e anche alla memoria storica la deliberazione con cui la giunta di Nardò ha deciso di intitolare un nuovo istituto comprensivo ancora da inaugurare al solo Sergio Ramelli. Amministrativamente ha ragione chi parla di "pagliacciata": non spetta alla giunta comunale decidere i nomi delle scuole. Ma il punto è politico: a prendere questa decisione è stata una giunta in cui il sindaco chiamava la cerimonia del "presente" a Ramelli e applaudiva le braccia tese nel saluto fascista; la stessa giunta in cui un assessore è un esponente di Casapound.

Un gruppo di potere che cerca di scaldarsi al fuoco giovanile dei miti identitari per mascherare la svendita del proprio pacchetto di voti alla Lega: la delibera su Ramelli è come il martello di Pinocchio che schiaccia il grillo parlante, cioè mette a tacere la coscienza politica che rimprovera di aver svenduto gli ideali in vista di presunte carriere personali.

Politicamente il fatto è serio: usare il martello della propaganda su ferite così complicate è una regressione nel processo di elaborazione dei lutti che destra e sinistra per strade diverse stanno percorrendo. Va sottolineato: questo gesto, per le sue caratteristiche di propaganda taurina e rozzezza culturale, è un enorme passo indietro anche per la destra.

Ed è tanto più grave perché riguarda un istituto comprensivo: cioè è compiuto sulla testa dei ragazzini che quella scuola frequenteranno, e che della violenza politica così rischiano di vedere il fascino e non il rischio. E saranno condannati a leggere solo una faccia della storia.