NARDO' - Che cosa avrebbe dato il sindaco Pippi Mellone per conquistare, nuovamente, uno strapuntino sul giornale? Ve lo diciamo noi: tanto, tantissimo.
“Mellone trascina il SI verso la maggioranza dei voti”. Oppure “Il leghista Mellone pompa il SI a Nardò”. O un più pacato ma efficace: “Mellone frantuma il fronte del NO”.
Che titoloni, ah? Il Quotidiano di Lecce avrebbe esaurito le copie.
Un faro si sarebbe acceso sul prodigioso sindaco della città, tanto da far sbrilluccicare la sua crapa pelata fino ad accecare gli occhi del leader massimo, anzi matteo, Salvini. Un viatico strepitousen in vista delle prossime elezioni politiche per le quali, si dice, persino il deputato leghista Toti Di Mattina lascerebbe spazio per la candidatura alla Camera proprio al primo cittadino neritino. Che fa rima con l’oro del mattino.
Invece il misero risultato del SI a Nardò, il 48,81 per cento come un Botrugno qualsiasi (48,74 per cento), mette il sindaco della città davanti ad un bivio: la sua pressione politica sull’elettorato sta stancando e la gente fa di testa sua?
Diciamo due cose, in maniera più prosaica: quando la gente non ha nulla da guadagnare riesce a ragionare con la testa propria. E vota fregandosene del potente di turno.
La seconda è che i giovani, per questo sindaco invecchiato velocemente e precocemente senza lasciare dietro di sé ricordi di armonia e di bellezza, sono un pianeta del tutto sconosciuto.
Ma andiamo a spiegare.
Pippi Mellone, come la sua illustre e molto più potente collega romana con una elle in meno, ha personalizzato questo referendum. In prima persona ha inviato centinaia di messaggi, forse migliaia, fino all’ultimo. Abbastanza penoso, in verità, il testo con il quale Mellone riprende le canzonette di Sanremo: “Oggi e domani vota così! Per una giustizia finalmente libera da condizionamenti politici e giochi correntizi. Per sempre SI”.
Il nostro Sal di ogni minestra non si è fermato qui ma i suoi collaboratori, quelli noti alle cronache per fare sempre la stessa cosa ad ogni elezione, si sono girato i seggi in lungo ed in largo per controllare chi non avesse votato. E sono andati casa per casa, come da consolidata abitudine: “venghi a votare, per favore. E porti anche sua moglie”.
Porti? Ma come, ragioniere, mi dà del tu?
Ma, stavolta, la scelta era secca: Sì o No.
Era facile, per le persone, fare di testa propria.
Così la percentuale raccattata dal Sì a Nardò è stata uguale, o simile, a quella dei Comuni a guida progressista, come la vicina Galatone (48,08% i SI).
In ogni caso, a Nardò, i Sì sono stati inferiori ai No con uno scarto di circa 300 voti.
Hanno fatto meglio a Bagnolo del Salento (892 votanti, il Sì al 53,59%) o a Cannole (779 votanti, il Sì al 55,76%) dove gli abitanti di un solo condominio decidono, volta per volta, chi deve vincere le elezioni.
La seconda considerazione da fare è che dal 2016 (primo mandato di Mellone) al 2026 sono trascorsi ben dieci anni. Chi ha sofferto questo fatidico decennio (sempre niente in confronto a chi ha dovuto superare un ventennio) deve sapere che Nardò è profondamente cambiata in questi anni: circa 3500 neritini hanno lasciato questa terra e altri 2000 nuovi neritini sono nati.
Se aggiungiamo a questo numero l’immigrazione in entrata e il fatto che, prima del 2016, il tasso di natalità era molto più alto di adesso, significa che OGNI ANNO solare dal 2016 ad oggi almeno 300 neritini sono diventati maggiorenni. Ad occhio e croce, con tutti i deficit che presenta un calcolo di questo genere, ci sono migliaia di “nuovi” neritini attivi che, in dieci anni, hanno cambiato radicalmente la base elettorale della città e che sono vissuti, in questo periodo, sempre e solo con Mellone al governo.
Il quale, come già detto, politicamente è invecchiato male male male: disattento rispetto all’ambientalismo, alle minoranze politiche, al dialogo, alla cultura ed alle tradizioni condivise dalla collettività. Ed ha incarnato il potere, il potere forte, con tutto il logorio che ciò comporta,.
I giovani, insomma, si trovano oggi davanti ad un vecchio della politica, un quarantenne consumato da un percorso ondivago tra la pseudo sinistra democristiana che imbarcava tutto e il contrario di tutto di Michele Emiliano, al peggio che un meridionale possa ritrovarsi in casa: la Lega Nord di Matteo Salvini che oggi celebra, come salvatore della patria, quel Bossi che augurava bascia furtuna ai meridionali.
Senza dimenticare la reale radice politica di Mellone che affonda fino a Casapound e il tradizionalismo radicale e simbolico di una certa destra misteriosa.
Non andiamo a parare da nessuna parte, per concludere. Mellone probabilmente sta invecchiando male (e sono tre volte che lo diciamo ma è tutta invidia) e la via di fuga c’è ed è già segnata con il lapis sul muro di palazzo Personè: la sua delfina candidata a sindaco e lui alla Camera per ambire all’elisir politico di eterna giovinezza.
Ahi, come sarebbe piaciuto tutto ciò ad Evola o D’Annunzio.
Al resto del mondo, quello che non si rassegna alla sconfitta e miagola nel buio (Cit.) per reclutare un “autorevole” come candidato sindaco tra i tremila anziani che si ostinano a non decedere nel prossimo decennio, diamo un consiglio da spettatori non paganti: ma avete mai ascoltato i ragionamenti di questi neo-diciottenni? Ne avete mai messo uno in un angolo per capire quanto capisce?
Questi giovani (diciamo tra i 18 ed i 30 anni), sono molto, ma molto e molto, più sgagli di quel che si pensi.
Perché sono rimasti qui, perché studiano in zona e sono i nuovi proletari, perché dominano i social e fanno rete, perché sanno leggere tutto ed interpretare la realtà, perché sono migliori di quello che pensate voi. Perché non hanno pregiudizi e sono liberi.
Perché ne hanno abbastanza di Mellone e di quelli come lui.
E sono questi giovani che, a Nardò come in tutta Italia, sono andati in massa a votare (grazie al tam-tam tra di loro) sbilanciando l'esito a favore del NO. Un voto ai valori che è mancato, persino, in occasione delle ultime consultazioni politiche proprio perché questa generazione non ha fiducia nella politica.
Ricetta veloce: beccatene uno buono, di questi giovani, parlate di valori e di futuro. Così vincerete le prossime elezioni.