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IL CHIARIMENTO POLITICO - La posizione del Sindaco Rolli sulla crisi amministrativa a Leverano

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LEVERANO - "Per troppo tempo ho scelto il silenzio" esordisce il primo cittadino, Marcello Rolli.WhatsApp Image 2026 09 24 at 11.50.22

Non perché non avessi nulla da dire, ma perché ho ritenuto che il ruolo di Sindaco imponesse, soprattutto nei momenti di difficoltà, di evitare di alimentare polemiche, personalismi e contrapposizioni che avrebbero finito per danneggiare non me, ma l’istituzione e il lavoro dell’Amministrazione.

Mentre qualcuno discuteva dei comportamenti del Sindaco, io ho continuato occuparmi del Comune e del lavoro da fare.
Mentre si alimentavano polemiche, abbiamo continuato a progettare, a ottenere finanziamenti, ad aprire cantieri, a chiudere opere, a costruire nuove opportunità per Leverano.

Perché questo è il compito per il quale sono stato eletto.

Oggi, però, credo sia necessario ristabilire una verità politica e istituzionale.

La discussione che alcuni consiglieri hanno aperto non riguarda il merito dell’azione amministrativa. Riguarda, principalmente, la persona del Sindaco.

E questa è una differenza sostanziale.

Dopo quasi due mandati, non vengono contestati i progetti, le opere, gli atti amministrativi, le scelte politiche che abbiamo compiuto insieme. Non viene messo in discussione un singolo percorso amministrativo nella sua complessità.

Vengono invece improvvisamente, allo scadere del secondo mandato, contestati il mio carattere, il mio modo di essere, il mio modo di esercitare il ruolo.

Mi si definisce accentratore, dispotico, autoreferenziale, autocratico, poco incline al dialogo, incapace di ascoltare.

Sono giudizi politici che posso anche accettare di discutere, come ho sempre accettato il confronto, anche se non li condivido.

Ma c’è un limite che, a mio avviso, non dovrebbe mai essere superato: quello dell’attacco personale attraverso gli atti istituzionali.

Un atto pubblico non può diventare lo strumento per regolare rapporti personali, esprimere risentimenti o colpire la persona dell’avversario politico.

Un atto pubblico appartiene alla Comunità.

E dentro un atto pubblico si discutono scelte amministrative, indirizzi politici, distanze che riguardano il progetto politico o i risultati, responsabilità e decisioni.
Non si giudicano le persone per ciò che sono o per come vengono percepite nei rapporti personali.

Questa non è una questione che riguarda soltanto me.
È una questione di rispetto delle istituzioni.

Ed è proprio per questo che ritengo necessario parlarne.

Perché non accetto che un lungo percorso amministrativo venga oggi cancellato attraverso una rappresentazione della realtà nella quale tutto ciò che è stato fatto bene sarebbe merito di qualcuno, mentre tutto ciò che non funziona sarebbe responsabilità esclusiva del Sindaco.

Non è così.
Abbiamo amministrato insieme.
Abbiamo votato insieme.
Abbiamo assunto responsabilità insieme.
Abbiamo condiviso scelte, progetti e risultati.

E se oggi esistono critiche, è giusto che ciascuno abbia anche il coraggio di guardare alla propria parte di responsabilità.

Non ho mai sostenuto che un’Amministrazione debba essere priva di discussioni o di differenze.

Al contrario.

Una maggioranza seria discute, si confronta, si divide anche, quando necessario. Ma una maggioranza seria sa anche distinguere.

Sa distinguere il dissenso politico dall’attacco personale.
Sa distinguere il confronto sul presente dalle prospettive politiche del futuro.
Sa distinguere la dialettica tra partiti e persone dalla responsabilità istituzionale verso una Comunità.

È del tutto legittimo che qualcuno abbia idee diverse dalle mie sul futuro politico.
È legittimo immaginare percorsi differenti.

È legittimo, persino, prepararsi a nuove esperienze politiche.

Quello che non è legittimo, politicamente e istituzionalmente, è utilizzare il lavoro amministrativo di oggi come terreno di scontro per ciò che si vuole costruire domani.

Perché il Comune non è un campo di prova per le ambizioni politiche individuali.
Il Comune è la casa di una Comunità.

E quella Comunità oggi ci chiede una cosa molto semplice: lavorare.

Ci sono ancora mesi importanti davanti a noi.

Mesi nei quali dobbiamo approvare il Piano Urbanistico Generale, uno strumento decisivo per il futuro di Leverano.

Dobbiamo aprire il nuovo Mercato dei Fiori.

Dobbiamo completare i lavori dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia.

Dobbiamo avviare l’intervento, finanziato con 1.130.000 euro, per il nuovo Parco alla Mennula.

Dobbiamo lavorare alla realizzazione del poliambulatorio nello stesso quartiere.

E ci sono molti altri progetti, finanziamenti, opere pubbliche e procedimenti che richiedono attenzione, responsabilità e continuità amministrativa.

Questo è il punto.

Mentre discutiamo del Sindaco, Leverano aspetta.
Aspettano le opere.
Aspettano i servizi.
Aspettano le risposte.
Aspettano che i progetti diventino realtà.

Per questo non ho intenzione di trascorrere i prossimi mesi rispondendo a ogni provocazione.
Ho intenzione di lavorare.
Come ho fatto in questi anni.

Perché, al di là delle letture personali, una cosa non può essere cancellata: in quasi dieci anni Leverano è cambiata.

Abbiamo trasformato spazi pubblici, migliorato servizi e infrastrutture, creato nuovi luoghi di socialità, aumentato il verde urbano, ottenuto finanziamenti, costruito strumenti di programmazione e avviato opere che guardano al futuro.

Tutto questo non è il risultato del lavoro di una sola persona.

È il risultato di una squadra, di amministratori, tecnici, dipendenti comunali, associazioni, cittadini e cittadine che hanno contribuito, ciascuno per la propria parte, a questo percorso.

Ed è proprio per rispetto di questo lavoro che non voglio consegnare gli ultimi mesi del mandato alla logica delle contrapposizioni personali.

Io non cancello le differenze. Non chiedo a nessuno di rinunciare alle proprie idee. Chiedo semplicemente che ciascuno faccia fino in fondo il proprio dovere.

Chi ha una diversa idea politica la esprima.

Chi vuole costruire un diverso percorso politico lo faccia.

Chi ritiene di dover criticare l’Amministrazione lo faccia nel merito.

Ma non si confonda il confronto politico con l’attacco personale e non si sacrifichi il lavoro amministrativo per ragioni che appartengono alla politica di domani.

Il mandato che abbiamo ricevuto non è ancora finito.

E fino all’ultimo giorno abbiamo una responsabilità precisa: amministrare Leverano.

Io continuerò a farlo.

Con la serenità di chi sa di aver lavorato, ogni giorno, per il proprio paese.

Con la disponibilità a discutere delle scelte amministrative.

Con la fermezza necessaria quando vengono oltrepassati i confini del confronto politico.

E soprattutto con la volontà di utilizzare il tempo che ci resta non per dividerci, ma per consegnare alla nostra Comunità tutto ciò che siamo ancora in grado di realizzare.

Le prospettive politiche personali appartengono al futuro.
Le responsabilità amministrative appartengono al presente.
E il presente di Leverano merita di essere messo al primo posto.