Politica

La guerra santa contro il Sel, la campagna d'odio e i seminatori di zizzania. Tra un ospedale chiuso e un comitato aperto

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NARDO' - La lettura della carta stampata e dei web magazines, di questi giorni, mi ha portato a dover offrire a quanti ne avranno voglia e tempo poche considerazioni personali e di carattere politico e non tecnico, in relazione alla vera e propria FATWA scatenatasi sul partito di SEL a Nardò.

UN OSPEDALE CHIUSO – UN COMITATO APERTO - VAL BENE UNA “FATWA”? DAL “SINEDRIO” A VIA GRASSI – VOX POPULI VOX DEI

Il circolo di SEL nove aprile reo di lesa maestà per aver aperto nel cuore della città di Nardò un comitato pro-Vendola per il confronto delle primarie del centro sinistra.

C'è chi, in questa città sotto diverse sigle, di movimenti tra i più disparati, richiama alla vergogna, o peggio si sente rabbrividire al solo pensiero che, il nome di Vendola possa riecheggiare, proprio nel cuore pulsante di via Grassi, QUESTI ARDIMENTOSI e dissennati del partito di SEL con quale diritto sottopongono i nostri concittadini a questo vergognoso affronto?.

Per fortuna una spiegazione scientifica ci viene data da un addetto ai lavori, un medico assennato per l'appunto.

Il Dr. Roberto Filograna è sicuro! (Sic) Si tratta di “Sindrome di Stoccolma”, ce lo dice a chiare lettere nella sua recente nota.

In soldoni, coloro i quali, hanno profuso questa grave provocazione alla città di istituire il comitato pro Vendola sarebbero in una situazione di disagio mentale, che li rende succubi del loro aguzzino Nichi Vendola e, per questo, dovrebbero, anzi, dovremmo vergognarci. Io primo , tra questi, avendo promosso l'iniziativa del comitato .

Del resto rammentano il dr. Antico, prima, e il dr. Filograna, poi, quasi a declinare le motivazioni di questa sentenza irrevocabile di condanna, appunto questa FATWA, i tanti cittadini ed associazioni laiche e religiose, che con a capo il vescovo Mons. Domenico Caliandro hanno manifestato, con forza, contro questa aberrante decisione, chi non ricorda la piazza Cesare Battisti gremita ovvero i pulmans diretti a Bari.

Questa immagine delle moltitudini, che si sono opposte con manifestazioni, per quanto pacifiche, anche virulente alla chiusura dell'Ospedale, richiamano alla mia mente il contrasto riportato nelle sacre scritture, tra gli altri (Marco 27.15) tra Pilato, il procuratore romano della Giudea e il Sinedrio di Gerusalemme la massima autorità ebraica. La posta in gioco era la vita di Gesù, come tutti sanno, Gesù venne condannato “democraticamente” a morte dalla moltitudine presente sulla piazza inebriata dai sacerdoti del Sinedrio.

Pilato e il Sinedrio, rimettendo in ultima e definitiva istanza la vita di Gesu' nelle mani della folla l'hanno adulata divinizzandola, da qui il brocardo “VOX POPULI VOX DEI”.

Il ricorso alla metafora del Sinedrio per me è l'unico strumento utile nel tentativo, per il sottoscritto arduo, di alzare il livello culturale del confronto in ordine al tema di cui si discute, nonchè di svuotarlo dai luoghi comuni e dai facili slogans dei novelli sacerdoti del sinedrio neretino, che sono un pò come il sale da mettere sutte le pietanze.

A mio avviso, il tema vero, non è la preservazione dell'Ospedale S. Giuseppe Sambiasi tout court, ma, la discussione sulla tutela del diritto alla salute e la verifica di una offerta sanitaria riveniente dal nuovo protocollo della c.d. “casa della salute”.

Protocollo, questo sì, lo si deve riconoscere, imposto, anche sotto il profilo temporale da esigenze quasi ragionieristiche di quadratura dei bilanci da parte del Ministero della Salute, prima e dell’Azienda Sanitaria Locale poi.

La concezione totalitaria ed assolutistica della democrazia come forza assoluta e riconoscimento del dogma assoluto, che vuole l'Ospedale Sambiasi aperto a tutti i costi non consente voci dissonanti.

Chi lo fa, chi si dissocia dal coro del “crucifige”, o è uno che sbaglia o è un rinnegato della verità, come Giuda.

Per questo, gli si deve impedire di esistere o di esprimersi, o almeno, di esprimersi liberamente, alla luce del giorno e per di più nel cuore di una città, (al contrario di quel che faceva Nicodemo, l'uomo della fede notturna).

La mia e la nostra visione delle cose, in merito alla sanità non è così semplicistica e non si basa sulla sacralità di certezze dogmatiche, sono e siamo noi di SEL, certamente, contro l'idolatria del sacro totem dell'ospedale “dietro l'angolo”.

Non abbiamo la verità in tasca, auspichiamo e vigileremo, sia chiaro, senza fare sconti a nessuno, affinché il protocollo che ci è stato proposto consenta di avere effettivamente servizi sanitari efficaci, misurabili e migliorabili nel tempo.

Vigileremo, affinché il protocollo consenta davvero di guardare alla “casa della salute” come: presidio in cui praticare una medicina accessibile, di facile fruizione e visibile. Una medicina che abbia la stessa autorevolezza dell'ospedale e che soprattutto non faccia perdere tempo agli utenti.

Riteniamo utile, quando si parla di Sanità, lavoro ed altri diritti, stante il recinto che, il rigore delle politiche legate alla spending review ci impone, proporre un modello di democrazia critica, che capovolge il paradigma di chi coltiva certezze dogmatiche, noi di SEL siamo per il culto delle possibilità, per la democrazia critica.

Nell'atteggiamento di chi si ispira alla possibilità c'è dunque una forza che agisce per andare continuamente oltre agli stereotipi e agli assoluti, che non riconosce dogmi, che non significa necessariamente andare avanti. Nella possibilità è infatti compreso il rischio della sconfitta, ne siamo ben consapevoli.

Per parafrasare Gustavo Zagrelbesky o Pietro Ingrao siamo per una democrazia critica che si pone mille dubbi, per sua natura inquieta, circospetta, diffidente nei suoi stessi riguardi sempre pronta a riconoscere i propri errori, a rimettersi in gioco a ricominciare da capo, che evidentemente mette al centro la persona nella sua complessità e nella pluralità delle esigenze e delle istanze che la riguardano.

Solo la democrazia critica, così, è compatibile con la libertà in quanto non risponde ad alcuna legge di necessità cui attenersi e così non degrada a strumento.

Poichè essa pone sempre a se medesima i suoi fini realizzando la coincidenza di mezzo e fine in questo fortunato connubio, giammai potrà verificarsi una contraddizione per uscire dalla quale si possa essere posti nell’alternativa di salvaguardare i fini, rinunciando alla democrazia come mezzo, oppure di salvaguardare la democrazia come mezzo, rinunciando ai fini.

In somma lasciateci credere che si stia imbroccando la strada giusta, che la riforma della sanità consentirà ai nostri cittadini di avere servizi di cura più efficienti e tempistiche più adeguate.

Siamo impegnati da sempre e ancor più in questo momento politico concitato a camminare domandando, curiosi e mossi dalla ricerca di quanto questa Città, questa Regione questo Paese può ancora offrire, della società reale che l’attuale classe dirigente sembra non riuscire più a vedere.

La nostra è una sfida per le future generazioni e ha bisogno del coraggio di tutti e non avremo paura di spiegare alla città la proposta di offerta sanitaria per il nostro territorio.

Ed è con questo spirito e con coraggio che rimandiamo ai mittenti l’astio e la campagna di odio, che ci auguriamo non si trasformi in istigazione alla violenza.

La forza delle nostre idee non si arresta certo con i diktat e con gli slogans di chicchessia e i cittadini sapranno ascoltarci e decidere liberamente se votare Nichi Vendola, noi, state pur certi, il suo nome continueremo a declinarlo liberamente e con orgoglio.

Vincenzo Renna