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SABR.INA 2 - Il sindaco di Nardò risponde a Saviano: "Il giornalismo è più bello quando è obiettivo"

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NARDO' - Amara scoperta dopo 34 anni di lettura: nelle prime pagine de "l'Espresso" numero sei del 2013 compare il nome di Nardò. E non si tratta, secondo il punto di vista dell'autore dell'articolo, di un bel ritratto. Roberto Saviano, infatti, titola così il suo pezzo: "Django mi ricorda gli schiavi di Lecce". Il sindaco di Nardò Marcello Risi, che dal 1979 è un affezionato lettore del settimanale di politica e cultura, non l'ha presa proprio bene.

Il settimanale "L'Espresso" (numero 6, pag. 7) riferendo del processo iniziato il 31 gennaio davanti alla Corte d'assise di Lecce contro sette imprenditori salentini e nove africani accusati di aver sfruttato decine e decine di braccianti sostiene che "la notizia che più lascia interdetti è che il Comune di Nardò ha deciso di non costituirsi parte civile con questa motivazione: "Nel processo si rilevano reati che astrattamente coinvolgono interessi della comunita di Nardò".

Stimiamo e apprezziamo la professionalità e il coraggio civile del giornalista che scrive, Roverto Saviano, ma egli nella nota riporta in maniera rozza e scorretta la decisione dell'Amministrazione Comunale.
Il Comune di Nardò non si è costituito parte civile perché, dopo una attenta valutazione, ha ritenuto più convincenti le argomentazioni del Tribunale del Riesame di Lecce che ha escluso i reati più gravi (riduzione in schiavitù). Quanto al reato di caporalato, come lo stesso Saviano riferisce, è stato inserito nel codice penale nell'estate 2011. I fatti oggetto del processo sono precedenti. La nostra Costituzione impedisce di perseguire penalmente un cittadino per un reato che non esisteva quando il fatto è stato commesso.

Perché deve lasciare interdetti la condivisione di un provvedimento di tre giudici del Tribunale e il rispetto di un principio della Costituzione? Venendo alla piaga dello sfruttamento del lavoro degli extracomunitari in agricoltura, il Comune di Nardò è senza esitazioni dalla parte degli sfruttati. Chiede, tuttavia, che si riferiscano correttamente le scelte assunte. Il giornalismo è più bello quando è obiettivo.

Marcello Risi,
sindaco di Nardò, affezionato lettore dell'Espresso fin dal 1979 (aveva 13 anni)