NARDO' - Il paradosso kafkiano delle rotatorie neritine ritorna alla ribalta della cronaca. La lunga e tribolata avventura degli spazi verdi assegnati da un bando comunale si arricchisce di nuovi capitoli: la richiesta di 28mila da parte di una ditta che ha curato il restyling di due rondò e le rimostranze di Giovanni Siciliano (Udc) e di Pippi Mellone (Fli).
Ripercorriamo brevemente la storia. Nel 2010, l'Amministrazione comunale pensa bene di riqualificare a “costo zero” aiuole, spartitraffico, rondò e marciapiedi.
In che modo? E' presto detto: un bando pubblico con una gara finalizzata alla gestione pluriennale di numerosi spazi verdi in cambio di pubblicità sul suolo riqualificato. Positiva la risposta di molte aziende le quali, secondo regolamento e previa autorizzazione scritta e firmata da assessori e funzionari degli uffici, iniziano a mettere mano alla riqualificazione.
Gli interventi sono tutt'oggi visibili: alberi, piante, fiori, piccoli manufatti ed enormi pietre. Quello che non si vede più sono le targhette pubblicitarie di chi ha realizzato i lavori spendendo centinaia di euro. Perché non ci sono più le pubblicità dei commercianti che hanno recuperato l'area verde?
A lavori conclusi, infatti, il comandante della polizia municipale, applica un decreto legislativo del 1992 dove “sulle isole di traffico delle intersezioni canalizzate è vietata la posa di qualunque installazione diversa dalla prescritta segnaletica”. Gli ultimi colpi di scena risalgono a pochi mesi fa. La ditta che ha in gestione due rotatorie presenta il conto al comune di Nardò: 28mila euro.
Il tutto avallato dalla perizia di un agronomo, dalla nota di un legale e dalla relazione di un dirigente comunale. Insomma, un nuovo debito fuori bilancio da far approvare al Consiglio comunale. A questo punto della storia entrano in campo Giovanni Siciliano e Pippi Mellone. Il primo, rappresentante dell'Udc, promette battaglia: “E' assurdo lasciare la responsabilità di una decisione del genere all'assise comunale. Soprattutto se riguarda discutibili e superficiali scelte operate dagli uffici preposti.
Riconoscere il contenuto dell'istanza (28mila euro), sic et simpliciter, costituirebbe un pericoloso precedente per casi analoghi che esistono sul territorio. Al di là del fatto che la cifra richiesta è pura follia, forse non tanto di chi la richiede ma di chi la avalla”. Pippi Mellone (Fli) ha pochi dubbi: “In un momento economico e sociale tanto difficile, altri 28mila euro buttati al vento appaiono come l’ennesima puntata di una sprecopoli senza fine. Finchè, infatti, ad avallare simili richieste economiche sono tecnici di parte, nulla questio. Appare assurdo che a sostenere tale richiesta ci sia un dirigente del Comune già protagonista in passato di scelte assai discutibili. Il debito fuori bilancio da 28mila euro, sarà discusso in consiglio comunale, dove ci auguriamo, i consiglieri, senza distinzione tra maggioranza e opposizione, vorranno bocciare una simile esorbitante richiesta che andrebbe a gravare sulle già disastrate casse comunali”.
NOTA INTEGRALE DI FLI