NARDO' - "Butto giù un piccolo programma politico per dare una prima spinta a certa inerzia che vedo tutt’attorno a me; non vuole essere certo un programma scalfito nella pietra, ma un sentiero da esplorare per mettere le ali ad una città che sta lentamente spirando". Graziano Mandolfo, pasionario della sinistra neritina, ci regala questo contributo di Francesco De Luca, blogger e politologo.
Credo che la passione politica ci debba unire e non dividere, che le nostre appartenenze partitiche o a-partitiche possano per il momento sospendersi davanti alla caduta quotidiana della città in cui abbiamo scelto di abitare. E resistere significa impegnarsi e progettare un territorio migliore e più bello. Percorrendo molte volte vie e il centro ho visto i numerosi cartelli "affittasi", relitti di attività economiche ormai morte. Così come la scarsa manutenzione delle strade e dei marciapiedi, così come la scarsa illuminazione di molte zone. E poi le poche piste ciclabili e la massa di SUV che quotidianamente tagliano il centro cittadino, rendendolo in tutto simile ad una tangenziale o a un far west.
E poi la scarsa valorizzazione dei giovani, molti dei quali professionisti qualificati, che fuggono ogni giorno all’estero per ritornare solo nelle feste comandate; Nardò è ormai un paese invecchiato che ha sempre meno servizi, un sistema di degenza e di cure per anziani non autosufficienti spesso inadeguato e non in grado di rispondere alle necessità delle tante famiglie, ma soprattutto un tessuto sociale sfilacciato, non solidale e sempre più solo.
I pochi giovani in età scolare che rimangono sul territorio non hanno invece spazi comuni dove trovarsi, eleborare cultura, giocare, suonare e incontrarsi, al di là dei soliti locali.
E poi c’è il drammatico problema della disoccupazione sul territorio: basta andare negli uffici provinciali del lavoro per capire quante persone stanno cercando e quante invece poche sono le domande che possone essere evase, al di là delle brevi e mal pagate o , peggio ancora, nero-pagate esperienze stagionali.
E infine c’è il problema della gestione dei rifiuti, che se solo si trasformasse in un asse produttivo (e non distruttivo) potrebbe diventare una risorsa occupazionale per il territorio.
Insomma usciamo dal silenzio e dalla pigrizia e riscriviamo un progetto che rivoluzioni questa città. Basta poco.
Lo dobbiamo ai nostri simili e a chi verrà.
Un abbraccio.