NARDO' - Il leone si è spento combattendo fino all’ultimo.
L'altra notte alle ore 4.30, Teodoro Buontempo è salito in cielo, circondato dall’amore della sua splendida famiglia.
Il Presidente de La Destra era stato colpito da una grave malattia e ricoverato presso una clinica romana.
“Sapere che Teodoro Buontempo non c’è più è un dolore enorme per ogni uomo di destra e soprattutto per i militanti de La Destra” dichiara il segretario del partito Francesco Storace.
“La splendida famiglia del nostro presidente e noi tutti perdiamo un esempio, un punto di riferimento per chi ancora crede nei valori, per chi è contaminato dalla forza della passione, dal valore dell’onestà, dalla fede e dall’onore”
“Il deputato amico”, così amava farsi chiamare quest’uomo del popolo che non è cambiato mai, nel corso della sua vita. L’uomo del popolo, da sempre: da ragazzo, quando, militante del Fronte della Gioventù, affiggeva i manifesti e faceva volantinaggio per le vie di Roma. Da uomo e da deputato, quando varcare le soglie di Montecitorio non lo ha cambiato di una virgola. Un manifesto di quando era ragazzo lo ritrae appoggiato ad un muretto con il megafono in mano, la testa appena reclinata in un sorriso bonario. E’ così che rimane, il ricordo di Teodoro Buontempo, in chi lo ha conosciuto. Un capopopolo schietto, appassionato.
Cinquant’anni di politica alle spalle, sempre a destra, di quella destra sociale e popolare, vicina alla gente. Un uomo del popolo, perché come tale è sempre vissuto: da ragazzo guida il Fronte della Gioventù ad Ortona a Mare, in provincia di Chieti, poi la sua passione politica lo trascina a Roma. Teodoro partecipa ai moti del ’68, ma dall’altra parte della barricata. E’ a destra il cuore di questo ragazzo di provincia. A destra, per tutta la sua vita. Il ricordo di Teodoro Buontempo è fatto di mille piccoli istanti, di mille momenti… un ricordo che è composto da mille tessere di un grande mosaico che comincia in quella cittadina in provincia di Chieti e prosegue al Secolo d’Italia, passa per Radio Alternativa attraversando la Federazione romana del Movimento Sociale. Migliaia di tessere che è difficile, in questo momento, mettere nel giusto ordine, perché i ricordi non seguono un ordine cronologico, arrivano come pezzi di vetro e, in momenti come questo, feriscono, e profondamente.
Una tessera del mosaico racconta le sue origini semplici, un’altra ci riporta ai suoi comizi in piazza, un’altra ancora ci trascina davanti al Tribunale di Piazzale Clodio il 28 febbraio del 1975… è una giornata assurda, quella. È in corso il processo per i fatti di Primavalle e Teodoro è lì, insieme agli altri, a protestare, a far sentire la voce di un popolo ferito a morte per la tragica morte di Virgilio e del piccolo Stefano. Ci sono scontri con i compagni, a Piazzale Clodio, i nostri sono in numero inferiore e corrono via verso la sezione di Via Ottaviano. Teodoro ce l’ha raccontata tante volte, quella giornata. L’ha raccontata anche a Luca Telese, che in “Cuori Neri” ne riporta le parole testuali: “ce l’ho ancora davanti agli occhi questa immagine: usciamo dal tribunale e saliamo su due macchine. Arrivati all’ultimo semaforo prima di Piazza Risorgimento, noi troviamo il giallo. La macchina su cui è Mikis (Mantakas, ndr), invece, attraversa l’incrocio e passa. Guardandoli allontanarsi attraverso il vetro mi viene in mente che vorrei essere al loro posto, già al sicuro, in sezione”. Questo ricordo Teodoro lo porterà con sé per sempre: quelli che sono riusciti a passare non sono affatto al sicuro. Arrivati all’angolo di Piazza Risorgimento una pioggia di fuoco li travolge. Mikis Mantakas cade a terra, colpito a morte.
Troppi lutti di giovani falciati dal bieco odio degli anni di piombo ha sofferto quest’uomo che si è sempre ritenuto fortunato a non finire ammazzato su un marciapiede. Ha visto morire amici e camerati, ragazzi come lui, a cui è andato a ricongiungersi, in quel mondo giusto e vero che non è questo qui.
Tutto il direttivo ed il popolo de La Destra provincia di Lecce si associamo al dolore che ha colpito la famiglia del nostro amatissimo Presidente Teodoro Buontempo, noi lo ricordiamo sempre presente e sempre vicino ai nostri problemi, ai nostri interrogativi, alla nostra volontà di portare avanti quegli ideali che lui ha fondato.
“Ci venne a trovare sia nell’occasione della festa tricolore organizzata a Lecce e sia nelle ultime elezioni politiche di febbraio, a lui non interessava se ci fosse o meno la folla ad accoglierlo, a lui interessava semplicemente sapere di trovare quella gente seria, pulita e piena di ideali, proprio come il suo animo, la semplicità era la sua dote naturale, era un deputato di altissimo spessore politico, ma sembrava una persona normalissima che si adattava con semplicità al suo popolo” dice il reggente provinciale Stefano Caputo.
Con lui se ne va un pezzo di storia, quella storia di un tempo che è difficile da far capire oggi a molti giovani che non hanno più personaggi come Teodoro Buontempo che riusciranno ad indirizzarli verso una cultura partitica e di sacrificio vero verso il popolo.
Con lui si si stacca un ulteriore pezzo della Destra che, parola d’onore, piano piano verrà ricostituita perché “le idee camminano sulle gambe degli uomini”.
Ciao Teodoro un grande saluto dalla Provincia di Lecce.
Il reggente provinciale de
La Destra provincia di Lecce
Stefano Caputo