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Omicidio di Stato alla rovescia: cosa succede quando la folla spara sulla politica?

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Sparatoria a Palazzo Chigi. Ieri mattina Luigi Preiti, 49 anni, separato e disoccupato, ha aperto il fuoco sui carabinieri di presidio al palazzo del governo durante il giuramento dei ministri e del Presidente del Consiglio al Quirinale. La confessione dell'attentatore ne chiarisce i propositi e non lascia spazio a dubbi, ma solo a domande: cosa genera e cosa ha generato un "omicidio di Stato" alla rovescia?

attenta

"Puntavo ai politici". Luigi Preiti non è un pazzo o uno squilibrato con turbe psichiche; il suo gesto è frutto della lucida follia di chi sa esattamente con chi prendersela e perché. Il 49enne muratore calabrese, residente per anni ad Alessandria, era tornato a Rosarno (Reggio Calabria) da due anni dopo essersi separato dalla moglie ed aver perso il lavoro, in conseguenza della crisi del settore edile. Da qui lo stato di depressione, causato anche dal fatto che Preiti era entrato nel giro dei videopoker e aveva il vizio del gioco da tempo.

Alle 11.40 Preiti si fa strada attraversando la piazza in giacca e cravatta e, dopo aver gridato ai carabinieri "Sparatemi, sparatemi!", apre il fuoco. Feriti il brigadiere Giangrande e il carabiniere scelto Negri del Battaglione Toscana, oltre ad una donna incinta colpita di striscio; i due componenti delle forze dell'ordine sono stati colpiti rispettivamente al collo (prognosi riservata) e alla gamba. Nonostante le condizioni gravi, per il momento non sembrerebbero essere in pericolo di vita, ma i medici raccomandano cautela. L'attentatore vuole suicidarsi dopo aver esploso i sei colpi, ma esaurisce il caricatore e viene fermato.

All'inizio si parla di un folle, di un malato mentale. Dopo le dichiarazioni del fratello e della ex moglie, però, comincia a delinearsi un quadro più realistico della situazione; completa il puzzle la confessione raccolta dal procuratore aggiunto Gianfilippo Laviani durante l'interrogatorio.

L'attentato era stato pianificato 20 giorni fa e Preiti, avendo capito di non poter raggiungere i politici, ha deciso di far fuoco sui carabinieri. L'accaduto è stato senza dubbio eclatante non solo per il fatto in sé, ma anche perché la sparatoria davanti a Palazzo Chigi avviene in contemporanea con il giuramento dei ministri del governo Letta al cospetto di Napolitano al Quirinale. Al di là del significato simbolico, viene in mente un'ulteriore riflessione.

Nel caso del suicidio dei coniugi di Civitanova Marche, durante la visita alla cittadina da parte della Presidente della Camera Laura Boldrini, da più voci si è gridato all'omicidio di Stato. Sebbene in questo caso non si possa parlare in senso stretto di "omicidio", l'attentato di Preiti era chiaramente diretto ai politici, come da lui stesso confermato nell'interrogatorio: ieri mattina davanti a Palazzo Chigi si è consumato un omicidio di Stato alla rovescia. Nel caso marchigiano lo Stato, secondo il popolo, è il diretto responsabile della morte delle ennesime vittime della crisi. Ma cosa accade quando invece è la folla a sparare sullo Stato? Quali sono le cause che hanno portato a un evento del genere?

Sarebbe troppo semplice affermare che questa mattina sia avvenuto un "gesto isolato di un folle" o che sia semplicemente "colpa della crisi". Luigi Preiti ha espresso attraverso un gesto estremo e violento un disagio con cui il popolo italiano convive da tempo: un disagio che lo consuma, che lo abbatte e che erode la sua voglia di guardare avanti. Con l'insediamento del governo Letta così composto (tutti i nomi) poi, il Paese vede accolte le sue istanze di un cambiamento non solo superficiale, ma profondo? Il voto di febbraio avrebbe dovuto dare inizio ad una nuova stagione della politica italiana, non per forza legata al successo o alla caduta di questo o quel partito, ma ad un periodo di radicale rinnovamento sotto ogni punto di vista della vita istituzionale e sociale del Paese.

L'Italia ha bisogno di speranza, ha bisogno di sapere che la politica è vicina alla popolazione. E i "botti" di inaugurazione del governo Letta, come anche gli auspici d'altra parte, sono tutt'altro che festosi.


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(a cura di Federico Plantera)