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Amara coerenza e stelle cadenti. Il MoVimento perde i pezzi: due deputati passano al gruppo misto.

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TERRE EMERSE - Inutile dire che nessuno se l'aspettava. Due deputati del MoVimento 5 Stelle passano ufficialmente al gruppo misto della Camera (i profili di entrambi sul sito ufficiale di Montecitorio sono già stati aggiornati), ed è subito contestazione da parte dei militanti. Il MoVimento comincia a mostrare le prime conseguenze tangibili della gestione degli affari di governo immediatamente successivi le elezioni di febbraio.

L'addio che gli ex colleghi e i militanti del M5S riservano a Vincenza Labriola e Alessandro Furnari non è dei più sereni. "Benvenuti nel fritto misto", scrive ironicamente il deputato D'Ambrosio; da "merde" a "infami"* i commenti dei militanti sulle pagine personali di Facebook dei due deputati del gruppo misto. Furnari scrive che spiegherà il motivo della decisione all'inizio della prossima settimana, mentre per il momento si limita a dire che "il problema era collegato al ‘COME’ Beppe ci avesse comunicato determinate cose e non al ‘cosa’ ci avesse detto". Il MoVimento però comincia a perdere i pezzi, e questo è né un mistero né un'invenzione dei giornali.

Al di là delle motivazioni ufficiali e delle scuse che i più accreditano come fondanti la scelta dei due deputati ex M5S ('cupidigia', sebbene non espressa in questi termini, è la più gettonata), tenendo sempre presente che, comunque, si parla di esseri umani come chi scrive e chi legge questo articolo, le cause di queste defezioni andrebbero ricercate nella gestione degli affari di governo condotta dal MoVimento e da Beppe Grillo nelle fasi subito successive il voto del 24-25 febbraio.

Errata? Corretta?
Il MoVimento 5 Stelle ha mantenuto la linea che si era dato: un'inattaccabile e incontestabile coerenza ha fatto sì che il nucleo anti-partitico del MoVimento si rinsaldasse e mantenesse le righe attorno ai propositi originali. "Mai con voi, mai come voi", si potrebbe dire. Allo stesso tempo, però, è facilmente osservabile come il sistema tripartitico scaturito dal voto di febbraio necessitasse, per la formazione di un governo, che due delle tre parti si mettessero d'accordo.

Il MoVimento, con le sue scelte, pare che cominci a pagare il prezzo della coerenza. Un prezzo dal sapore amaro per alcuni eletti e per molti suoi elettori.
Lungi dall'affermare che Bersani e il PD si possano considerare innocenti, i Cinque Stelle al tempo stesso non possono ritenersi fuori dalla lista degli imputati; perché al governo il PD ci è andato comunque, ma col PDL. Confermando in gran parte, se vogliamo, l'assioma "PDL e PDmenoELLE" con cui i grillini identificano il sistema delle larghe intese, ma consapevoli di aver puntato su una crescita di partito esponenziale immune da cali fisiologici praticamente impossibile.

Il MoVimento 5 Stelle aveva compiuto il miracolo di raccogliere il 25% delle preferenze alle prime elezioni politiche della sua giovane storia elettorale. Ma se è vero che l'appetito vien mangiando, forse in questo caso sarebbe stato meglio fermarsi al 'primo' (risultato), piuttosto che essere costretti ad ingoiare bocconi amari per il resto del pasto, dall'altra parte del tavolo.

* = M5S, Furnari e Labriola al gruppo misto. "Via per i soldi, nulli in Parlamento"


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(a cura di Federico Plantera)