NARDO’ - Il Museo dell’Accoglienza continua ad essere meta privilegiata per quanti attraversando il Salento incrociano i destini delle terre d’origine con la Storia e con i suoi mille rivoli che arrivano ai giorni nostri.
Così due pacifiste, cittadine della Terra martoriata dal lungo conflitto palestinese- israeliano, che hanno dedicato vita e impegno civile nel segno della pace e della convivenza tra i due popoli, dopo aver prestato testimonianza a Uggiano la Chiesa, hanno voluto far visita al Museo della Memoria e dell’Accoglienza di Santa Marita al Bagno
Ospiti d’eccezione di una giornata di impegno civile organizzata a Uggiano la Chiesa dalla Provincia in collaborazione con l’Istituto culture mediterranee, Osnat Shperlin, israeliana, e Lana Qumsieh, palestinese, dopo aver ricevuto la cittadinanza onoraria a Uggiano, hanno fatto rotta su Santa Marita al Bagno dove sono state ricevute dal vice sindaco Carlo Falangone. A far gli onori di casa e a garantire come sempre una traduzione simultanea, l’equipe dell’associazione Tic Tac che assicura l’efficienza dei servizi al Museo della Memoria.
Entrambe impegnate nell’attività di pace in Medio Oriente con l’associazione israeliana “Sindyanna of Galilee” e con l’associazione palestinese “Fair trade Artisan” aderenti al Progetto “Fair Trade, Fair Peace”, le due donne, accompagnata da Gigi Nestola, funzionario della Provincia di Lecce, si sono intrattenute al Museo di Santa Maria al Bagno dove hanno potuto mirare la pagina più lieta e meno buia della storia dell’esodo dopo l’olocausto degli ebrei.
“ Qui abbiamo potuto godere di immagini e memorie legate non più solo all’Olocausto ma a quella voglia di vivere e di ricominciare a sperare nel genere umano nonostante le profonde ferite inferte dalla storia” hanno commentato le due pacifiste.
La carrellata di immagini offerte in visione al Museo della Memoria di Santa Marita al Bagno ha offerto la possibilità alle due cittadine mediorientali di poter ricostruire anche le dinamiche organizzative legate al periodo dell’accoglienza dei profughi a Santa Marita.
“Abbiamo ancora una volta conferma” questa la loro tesi “del buon risultato conseguito dalla macchina burocratica e amministrativa di quei tempi“.