Politica

Farmacia comunale, Pippi Mellone: "Perchè non venderla?"

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NARDÒ - Ormai da mesi si fa un gran parlare di farmacia comunale e dell’assunzione operata dal CdA della stessa. Il tema sembra essere diventato un tormentone per la politica neretina con uno scambio di comunicati fitto-fitto, degno, a nostro avviso, di miglior causa. Di assunzioni, consulenze ed incarichi ne registriamo, infatti, decine ogni mese nel silenzio generale. Fatta eccezione, naturalmente, per la nostra instancabile e nota verve di contestatori. Ebbene, al di là della legittimità o meno della singola assunzione di una ragazza incaricata di portare i medicinali a domicilio, riteniamo che sarebbe il caso di ripensare l’esistenza stessa della struttura comunale.

Nel programma del Polo neretino del 2011 prevedemmo la vendita del 51% della Farmacia, cioè delle quote in mano pubblica. Questa è infatti l ‘ammontare della quota nelle mani dell’ente. Una quota rilevante che, ove fosse alienata, frutterebbe ricavi importanti per le disastrate casse comunali. Come attualmente configurata la farmacia, infatti, al di là della meritoria idea della consegna dei farmaci a domicilio e della buona gestione in questo biennio del presidente Spano, risulta un postificio utile ad elargire gettoni e prebende. La vendita del “nostro” 51% frutterebbe, invece, centinaia di migliaia di euro da reinvestire nel Governo del Territorio. Secondo alcuni esperti, infatti, per fissare il valore di una farmacia occorre considerare una serie di requisiti, tutti presenti nel caso di specie, e che sembrano confermare il gran valore da dare alla struttura comunale in caso di alienazione.

Una volta portato a termine il mandato degli organismi attualmente in carica, perché non pensare, dunque, ad una vendita delle quote pubbliche?

Pippi Mellone
Consigliere comunale Comunità Militante Andare Oltre