NARDO' - Dopo tre mesi di vacanza gli studenti neretini (ed italiani in generale) rientrano tra i banchi, ma la situazione scolastica italiana non è cambiata.
Il DL Istruzione, infatti, non ha risolto i problemi strutturali della scuola italiana. Nonostante tanti buoni propositi, i finanziamenti individuati dal Governo sono totalmente insufficienti. 100 milioni di € coprono a malapena un terzo degli aventi diritto alla borsa di studio universitaria e 8 milioni sono poche briciole per finanziare un buon sistema di comodato d’uso per i libri di testo; manca ancora uno Statuto degli Studenti in Stage che ci tuteli durante l’alternanza scuola-lavoro, manca ancora un piano di lavori per mettere in sicurezza le scuole, manca ancora una legge nazionale sul diritto allo studio.
Se, da un lato, l’introduzione di un DL sul diritto allo studio può essere percepito come segnale positivo, è giusto ricordare comunque quale sia la situazione attuale della scuola: ad esempio, a fronte dei 150 milioni che verranno investiti per la messa in sicurezza degli edifici scolastici corrisponde una reale necessità di 13 miliardi di euro (stima del Ministero delle Infrastrutture).
Nelle prime settimane di scuola, oltre a trattare il tema del diritto allo studio fin da subito, diffonderemo nelle scuole di Nardò un volantino sulla questione siriana, in quanto siamo totalmente contrari a qualsiasi tipo di soluzione militare. Crediamo sia invece fondamentale partire dalle scuole per costruire una cultura di pace. Riteniamo infatti non ci sia più il tempo per tergiversare ed attuare misure-tampone: la scuola pubblica ha bisogno di risorse ingenti e risposte strutturali ai propri problemi.
Le risorse ci sono e vanno prelevate dai grandi sprechi che il Governo continua a sostenere: dagli F-35, alle grandi opere inutili, all’evasione fiscale. Parliamo di decine di miliardi di euro sperperate ai danni della nostra generazione senza futuro. Per questo le mobilitazioni in tutta Italia non si faranno aspettare e già dalla prima campanella l’UdS è entrata nelle scuole per creare in ogni studente una coscienza critica che lo spinga a mobilitarsi per difendere e salvaguardare il proprio futuro.
L’11 ottobre, come in più di 100 piazze italiane, saremo lì per rivendicare i nostri diritti, per chiedere misure realmente efficaci che non solo coprano le falle del sistema scolastico, ma che possano realmente consentire un radicale cambio di rotta, verso la ripubblicizzazione dei saperi, verso una scuola aperta realmente a tutti. Scenderemo per le strade gridando che “Non c’è più tempo”: non uno slogan arrendevole ma un grido di rabbia, un grido che rappresenta migliaia di studenti stanchi di promesse quasi mai mantenute.
Unione degli Studenti Nardò