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Giorgio Metafune: ecco perché restituisco la tessera del Pd *FOTO*

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NARDÒ - Non solo. L'amara riflessione del docente universitario serve pure a chiedere scusa ad amici e parenti che hanno aderito alla sua richiesta di votare Marcello Risi a sindaco della città.

giorgio metafune webA due anni di distanza sento l’esigenza di scrivere di nuovo del PD e, questa volta, anche dell’amministrazione cittadina. Faccio riferimento all’articolo del 2011, riportato qui sotto, per non ripetere alcuni argomenti già esposti.

Ho rinnovato di anno in anno la tessera del PD sperando in tempi migliori ma anche a sostegno di quegli amici di Costruire Insieme che hanno continuato a crederci più di me. Non mi sono candidato a cariche direttive per incompatibilità con la direzione di un dipartimento universitario ma confesso che il divieto mi ha permesso di negare la disponibilità senza dover fornire spiegazioni.

All’interno del PD ci sono stati pochissimi momenti di discussione sui problemi della città: ricordo il periodo dell’affare eolico, più recentemente il tentativo di segretario e presidente uscenti di ascoltare il territorio, tramite incontri programmati con varie associazioni di categoria.

Non so se quest’ultimo tentativo abbia poi suscitato qualche dibattito all’interno del coordinamento: di sicuro non ne è venuta alcuna proposta e questo non solo per l’inesperienza del segretario ma perché, in fondo, questa attività non interessa a nessuno di quelli che dicono di fare politica. Anzi, dà fastidio, come danno fastidio le prese di posizione di gruppi di cittadini sulle energie alternative, sui villaggi turistici, sulle condotte a mare. Tutti argomenti che il PD evita accuratamente di trattare, se non per slogan.

E allora che ci sto a fare nel PD se poi i momenti di discussione e di confronto vado a cercarli fuori perché non possono esistere all’interno? Restituisco la tessera non vedendo a cosa serva tenerla se non a prendere in giro me stesso. So che non mancherò a nessuno di quelli che si credono nel PD ma continuerò a dare il contributo alla città nelle varie associazioni che parlano di temi concreti. Non ho voglia di sentire parlare di alleanze, tessere, pacchetti di tessere, inviti alla collaborazione e all’unità. Di quale unità si parla, per farne che cosa? Per proporre che cosa?

Infine l’amministrazione cittadina. Mi sono speso per l’amico Marcello, credendolo capace di una minima svolta; come ben sa gli ho chiesto all’inizio di tenere alto il livello della giunta. Così non è stato e il Sindaco è naufragato in quello che chiamo il suo peccato originale e dal quale non vedo come possa risollevarsi, noi con lui. Troppi e troppo grossi i problemi irrisolti con lui solo a tentare di capirci qualcosa e con le persone competenti tenute a distanza. Mi dispiace di avere contribuito a questa scelta della cittadinanza. Anche io ho chiesto “umilmente scusa” agli amici e parenti che mi hanno dato ascolto in campagna elettorale.

Giorgio Metafune

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Molti amici, e mia moglie in primis, mi hanno più volte chiesto cosa ci sto a fare nel circolo del Partito Democratico di Nardò. Una prima risposta è in un argomento di un “vecchio” militante della sinistra neretina: una seria opposizione al berlusconismo ha bisogno di un PD forte e rappresentativo. La seconda è più composita, legata a Nardò, e necessita di una breve ricostruzione della recente vita amministrativa e politica cittadina, dalla ultima crisi alla campagna elettorale.

1. L’ultima crisi Il partito democratico, all’elezione del coordinamento e della segreteria cittadina, contava più di 700 iscritti. E’ accaduto di tutto: dalle tessere consegnate con i panettoni natalizi ai tesserati che non sapevano neanche di esserlo. Questi iscritti hanno eletto la segreteria ignari che, di fatto, essa avesse un unico motivo di esistere: fare il nome giusto al momento giusto. Per “momento giusto” intendo quello in cui il coordinamento cittadino avrebbe indicato il candidato sindaco del PD. Il nome giusto non lo faccio: lo chiamerò il predeterminato. Non difendo il Sindaco Vaglio ma affermo che la dirigenza del PD ha, in un momento preciso e in un luogo differente dalla sede del Partito, deciso di far cadere l’amministrazione senza portare alcun argomento convincente bensì generiche affermazioni relative a problemi col dirigente del settore economico-finanziario. Le mie ripetute richieste, nel Partito e alla presenza del Segretario Provinciale, di produrre e discutere i bilanci non hanno avuto alcuna risposta. Non ho mai capito le vere ragioni per cui una parte dei consiglieri del PD si sono dimessi ma sospetto che ci fosse la forte ambizione del predeterminato di diventare sindaco subito.

2. I tentativi di alleanze elettorali e il terzo polo Di fronte alle ambizioni del PD si è rapidamente formato un “terzo polo”, riconoscibile inizialmente nello slogan “né col PD né con la PPDT”, che aveva inizialmente individuato l’avvocato Bonsegna come candidato Sindaco. Il sofferto rifiuto di quest’ultimo ha ridisegnato la geografia delle alleanze che, comunque, hanno isolato un PD irrigidito su scelte fatte a-priori e deciso a non dare ascolto alla base. La città non ha accettato una candidatura imposta dall’alto e sgradita.

3. L’alleanza con De Pascalis Su un piatto d’argento viene offerta al PD una candidatura che lo avrebbe fatto rientrare, se pur dalla finestra, in un ruolo autorevole: quella di Marcello Risi, sostenuta da SEL, Federazione delle Sinistre e gran parte della base del PD. Nulla. Il PD fa guerra a se stesso e la dirigenza, pur di farla pagare a Risi, quasi colpevole di essere gradito al suo elettorato, preferisce (quanto democraticamente è opinabile) appoggiare la coalizione delle civiche che nel frattempo si sono coagulate attorno a Giancarlo De Pascalis. Il PD decide di non appoggiare gli stessi partiti coi quali voleva chiudere un’alleanza, solo perché la sintesi è riuscita a trovarla un suo uomo, per storia e tradizione, ma non il predeterminato.

4. La sconfitta De Pascalis non va al ballottaggio, anche perché parte della base del PD si organizza in liste civiche che sostengono Risi, e il PD non può che annunciare l’appoggio a Risi, non senza tentare la strada dell’apparentamento formale. Non concesso, e giustamente, perché non si può rischiare di far entrare nuovamente in Consiglio Comunale chi con manovre poco trasparenti può farti cadere dopo un anno, a scapito di chi ha scelto autonomamente di appoggiarti, sapendo di poter essere espulso dal partito. Questi ultimi il PD deve ringraziare se ha ancora qualche possibilità di continuare ad esistere a Nardò.

5. Perché sto ancora nel PD Se c’è un momento in cui il PD di Nardò si può rinnovare è questo, attorno a persone disinteressate che non vivono della politica ma che soffrono della cattiva politica che questa città deve subire. Sta al Pd scegliere tra una strada che riconsegni ai vecchi capi un simbolo, privo di rappresenta consiliare e nel nome degli interessi di bottega, o avere il coraggio di affidare il circolo a persone che hanno credibilità nel paese e che, in un processo democratico e senza epurazioni, possono costruire un partito al servizio dei cittadini, senza usare pacchetti di tessere, e in cui le competenze avrebbero un ruolo.

Questo è il momento e se ciò che auspico non si realizzerà uscirò dal PD, probabilmente con i tanti amici che condividono lo stesso progetto. Vedremo a breve se a Nardò ci sarà un PD che mantiene il simbolo nelle mani dei soliti noti che, forse, sperano di avere rappresentanza consiliare attraverso procedure assimilabili a quelle dei “responsabili”. O se ci sarà un PD costruito attorno a persone nuove, alle quali arrivano già intenti di adesione da parte di cittadini, condizionate ad un cambio della conduzione. Qualunque dirigente accorto non potrà che prendere la seconda strada.

Non posso decidere io. Lo può fare il Segretario Provinciale che, inerte sinora anche se al corrente di tutto, potrebbe nel disastro provocato dai suoi referenti cittadini trovare il coraggio, o almeno la giustificazione, di uno scatto di orgoglio. Ho ancora la speranza che dirigenze provinciali, regionali e nazionali comprendano che c’è una strada che distrugge il partito e il Paese e una che ridà speranza a chi non ritiene che il Berlusconismo sia diventato anche il nostro metodo. Spero che, oltre a comprendere, queste dirigenze abbiano le mani libere per poter agire.

Giorgio Metafune