
ITALIA - Blocchi nelle strade, proteste in alcune delle maggiori città e manifestazioni di solidarietà da molte parti d'Italia. La rivolta dei Forconi, movimento nato in Sicilia diventato poi tra gli ispiratori del Comitato 9 dicembre, continua a far parlare di sé con scioperi e cortei in buona parte della penisola. Si tratta di un fenomeno da guardare e analizzare con attenzione... ma da lontano. E con la testa, non con la pancia. (con VIDEO e FOTO)
Dovevamo finire l'anno col botto.
In un 2013 in cui ci sono state le elezioni politiche, l'ascesa e la caduta di Bersani, le larghe intese, le nuove primarie del PD con l'elezione quasi plebiscitaria di Renzi a segretario, la decadenza di Berlusconi, la scomparsa politica di Mario Monti, la dichiarazione d'incostituzionalità del porcellum e l'ascesa a colpi di ADSL (passatemi la battuta) di Grillo e del Movimento 5 Stelle, non poteva mancare un finale degno di tutti gli eventi che lo hanno preceduto: puntuale come un orologio, arriva il Comitato 9 dicembre e la cosiddetta "rivolta dei forconi". Ma andiamo con ordine.
Il movimento dei Forconi nasce in Sicilia, adottando "un simbolo che ricorre spesso - spiega Franco Crupi del Popolo dei Forconi - nelle rivolte popolari: quando la gente non ne poteva più, impugnava i forconi". Il popolo dei Forconi è poi diventato protagonista di un'azione più grande e a spettro più ampio, e dall'isola si è arrivati alla penisola: i manifestanti del movimento sono confluiti nel Comitato 9 dicembre, che ha indetto uno sciopero generale e una protesta ad oltranza a partire da lunedì scorso. Così (in parte) è stato, e il Comitato 9 dicembre continua ormai da quattro giorni a portare avanti la protesta attraverso cortei e volantini.
A concludere la breve panoramica sul Comitato 9 dicembre, riporto di seguito quello che chiede il popolo dei Forconi secondo un volantino distribuito nelle piazze e apparso su marianoferro.it, il sito web di uno dei leaders della rivolta:

1) Protesta contro «il Far West della globalizzazione che ha sterminato il lavoro degli italiani».
2) I Forconi sono contro «questo modello di Europa» e lottano «per riprenderci la sovranità dei popoli e monetaria».
3) Questa è una protesta «per riappropriarci della democrazia».
4) Mobilitazione contro un governo di «nominati», per il rispetto della Costituzione.
5) Protesta per difendere la nostra dignità.
Ok, e fin qui ci siamo.
Come si può dedurre dal manifesto, la protesta è frutto dell'unione di varie sigle para-sindacali (non aderenti ai sindacati "classici") di autotrasportatori e agricoltori. Ma cosa è successo? E perché questo sciopero è diventato, alla fine, una sorta di "rifugio per peccatori" che ha riunito sotto la stessa bandiera artigiani, imprenditori, disoccupati, ma anche ultras di squadre di calcio, simpatizzanti e militanti di estrema destra e piccola criminalità?
La rabbia sociale sopita (e neanche più di tanto), nonché l'innegabile genericità dei motivi, hanno fatto sì che la protesta raccogliesse sotto il proprio braccio un vasto numero di categorie che ha visto nel Comitato 9 dicembre un portavoce per le proprie istanze. Anni di crisi e rancori hanno portato a un fenomeno di masse (e non "di massa", vista la mancanza, tra le altre, delle sigle sindacali più importanti) e di piazza che non si può e non si deve trascurare; dove infatti non c'è la politica, c'è qualcos'altro. A questo proposito, i partiti non possono che fare mea culpa.
E questo "qualcos'altro" è rappresentato da tali manifestazioni. Manifestazioni, però, che non possono di certo considerarsi sane forme di protesta: troppe contraddizioni all'interno del gruppo e troppi elementi permettono di pensare ad un'accozzaglia para-nazionalista mossa da istinti populisti e alimentata da demagoghi improvvisati della stessa estrazione che, proprio perché tali, godono di una credibilità maggiore presso il proprio popolo.
Come uno dei leaders del Comitato 9 dicembre, Danilo Calvani. (sì, "quello della Jaguar")
Ci sono esempi, tra gli altri, di atti di intimidazione da parte dei manifestanti verso chi si rifiuta di partecipare allo sciopero: come un negoziante di via Garibaldi costretto a chiudere a Torino, o la minaccia di bruciare i libri a una delle storiche librerie di Savona se non avessero abbassato le serrande. Il tutto mentre i forconi rilanciano una nuova marcia su Roma (fonte: la Stampa).
Ed è così che la rivolta dei Forconi, partita dalla Sicilia da istanze concrete, ben identificate e circoscritte, si è trasformata nella rivolta delle forchette: un fenomeno tutto di pancia, una protesta improvvisata, che però è riuscita a diventare il veicolo per un malessere sociale diffuso e decisamente non trascurabile, intriso (suo malgrado) di populismo e fenomeni intimidatori che non ricordano nulla di buono.
Non dico "tutti a casa"; ma la politica, senza dubbio, deve fare qualcosa.
(fonte video: laRepubblica.it)

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(a cura di Federico Plantera)