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PD FLAME 6 - Un congresso manifestamente inutile e forzato. Con il partito provinciale sempre più nel pallone

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NARDO' - Congresso Pd, ovvero una pasta alla "carbonara". Però senza uova, pancetta e pecorino.

Povero PD (quello di Nardò) e non trovarvi mai pace! Inevitabile. Può un congresso celebrarsi sulle vecchie rovine del precedente (27 ottobre scorso), andato in fumo e per il quale si possono anche accertare le responsabilità? Può celebrarsi senza un chiarimento tra le parti che pure compongono il partito (se decidiamo che ancora esiste e resiste). Infine, organizzarlo in tutta fretta, senza alcuna preparazione congressuale, senza un'assemblea, quasi clandestinamente, facendo arrivare gli inviti agli iscritti, in alcuni casi qualche ora prima?

Così va il mondo. Alla rovescia. Era inevitabile che il congresso non venisse adeguatamente partecipato e delle oltre settecento tessere "ufficiali" si vedesse solo una piccola rappresentanza. E aggiungendo il fatto che la diserzione del congresso ha riguardato intere componenti: dei giovani s'è vista un'esile traccia, assenti anche Costruire Insieme, Partecipa e NoixNardò, in netto contrasto con l'impostazione del congresso (si citano i puntuali interventi di Cosimo Sasso e Maurizio Leuzzi).

Ma, si può aggiungere, l'operazione-blitz da vero commando d'assalto, una sorta di veni,vidi,vici, non è piaciuta a nessuno e fa specie come non si sia avuta prudenza e qualche dubbio su un'operazione che si presentava manifestamente forzata. Lo stesso dibattito (per la verità, poco incoraggiato) stentava maledettamente a decollare.
Subito stanco. E anche omissivo. Nel senso che non si dicevano le cose che meritavano di essere dette. Non una parola sull'emergenza ambientale della città (discariche e condotte a mare), né chiarimenti sulla questione sanitaria o piattaforme programmatiche. Mancavano le basi, finanche il trasporto emotivo. Quello che non mancava era la retorica, con qualche dose di troppo.

Semplicemente si era imboccata la strada sbagliata dell'artificio e non c'erano le idee-base per come si dovesse procedere. Si può ben dire, un netto passo indietro rispetto a stagioni, certo non sempre luminosissime, ma pur sempre caratterizzate da dignità, rispetto e passione politica.

Colpiva la giustificazione della "fretta" (che non è quella di Renzi) del segretario provinciale Piconese e del responsabile del tesseramento Abaterusso che non dicevano il vero (significa che dicevano una bugia) sui "contatti avuti" tra le parti per organizzare il congresso. Invece, inesistenti, dal fatidico 27 ottobre scorso, data che per il PD di Nardò può

essere considerata la "Caporetto" del partito. Lo stesso sindaco Risi (che deve aver "spinto" per questo tipo di congresso) non mostrava alcun dubbio o resipiscenza rispetto al passato (27 ottobre 2013). Insomma, una forzatura in piena regola sotto gli occhi di tutti. Conviene? Non conviene al sindaco Risi se vuole irrobustire la sua maggioranza con questo PD, non conviene alla città se il PD resta quello che è. E, dunque, perché si è voluto a tutti i costi celebrare questo congresso (ridotto da due giorni a uno; in realtà uno spezzone di pomeriggio, qualche intervento e voto sull'unica candidatura a segretario)?

Questa era la situazione che si presentava sino a ieri, quando ha fatto irruzione la forte presa di posizione di Paola Povero, presidente dell'assemblea del partito, che ha preso carta e penna per criticare la modalità del congresso (ne discende che, a questo punto, dovrebbero scambiarsi qualche idea Piconese, Abaterusso con la stessa Povero). Pur nel giustificabile riserbo per la carica che riveste e rispetto per le parti, ha stigmatizzato la procedura (ricordate, lei stessa, nel congresso del 27 ottobre, nella veste di Garante, a non accettare, per irregolarità, la lista riferita a Risi) e ha fatto capire che, bartalianamente (da Bartali), è tutto da rifare. Il segretario Giuri ha risposto e ha contestato le sue affermazioni. Si vedrà.

E' certo, comunque, che si è voluto imboccare una strada stretta o, se vogliamo, attraversare un sentiero tortuoso. Con questo, però, ci si è assunto una grave responsabilità. Saranno i prossimi giorni a dirci che cosa di buono si è veramente fatto. Fermo restando il rispetto va a quanti hanno partecipato e agli eletti nei vari organismi, a cominciare dal neo segretario Rino Giuri, amico e compagno di tante avventure.

LUIGI NANNI