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*MAPPE E RICOSTRUZIONI* La condotta, il dietro-front del sindaco Risi, finalmente l'opposizione al progetto dell'Aqp e della Regione

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NARDO' - Tutto, ma proprio tutto, quello che si è detto in queste ore in maggioranza. Il parere del sindaco Marcello Risi che cambia le carte in tavola e mette in crisi la regione Puglia. La condotta, ora, è veramente a rischio. L'articolo è davvero molto lungo ma ne vale la pena per scoprire come il Comune di Nardò stia virando seguendo, così, la scia dei comitati popolari nati per contrastare il progetto del tubo sottomarino e, soprattutto, l'assurdo scavo nel territorio di Nardò.

Strea condotta_marina_webL'atteggiamento di Porto Cesareo, la rivolta di parte della maggioranza, la montata di indignazione popolare, i rilievi dell'Aqp, il fare sornione Regione, il consulto con alcuni esperti: sei elementi che hanno fatto decisamente cambiare idea al sindaco Marcello Risi sulla condotta sottomarina di Torre Inserraglio. Ma, soprattutto, le perplessità del primo cittadino si appuntano sul devastante scavo (oltre sei chilometri) per trasportare i reflui depurati di Porto Cesareo dalla zona di masseria Bellanova fino a Torre Inserraglio attraverso un tunnel sotterraneo che attraversa la Sarparea, Sant'Isidoro, la Palude del Capitano, Bellimento.

Dagli scogli, infine, parte un tubo d'acciaio che si immerge in mare per un chilometro e cento metri e che disperde al largo i reflui dei due depuratori, quello di Nardò (è in funzione in località Corsari ed efficiente da una decina anni) e quello di Porto Cesareo (si trova in località Bellanova, mai entrato in funzione e nemmeno ancora collegato allo schema fognario, senza impianto di sollevamento principale e privo del collettore immissario) i cui canali che si raccordano a meno di un chilometro da Torre Inserraglio.

Un viaggio allucinante e costosissimo (poco più di undici milioni di euro) perché nel mare tutelato dall'Area marina protetta è vietata “l'alterazione con qualunque mezzo, diretta o indiretta, dell'ambiente geofisico e delle caratteristiche biochimiche dell'acqua, nonché la discarica di rifiuti solidi e liquidi e, in genere, l'immissione di qualsiasi sostanza che possa modificare, anche transitoriamente, le caratteristiche dell'ambiente marino” e, quindi, bisogna spostare il punto di accesso al mare oltre il confine fisico dell'Amp.
Peccato, però, che la zona da tutelare a tutti i costi ospiti da anni ben tre darsene turistiche che d'estate mettono in mare migliaia di imbarcazioni a motore (in basso, alla fine dell'articolo, trovate una visione satellitare con l'individuazione del depuratore rispetto alla Strea e alle darsene turistiche).

Insomma, l'ambiente pare solo un pretesto per assistere l'imprenditoria: il depuratore di Porto Cesareo è stato realizzato ed abbandonato per quindici anni; il canale in mare, utile solo a Nardò, sarà collegato ad un depuratore che chissà e quando sarà messo in funzione. Intanto il denaro gira.

Ieri il sindaco Risi ha incontrato l'anima critica della sua maggioranza, il Sel, ma i malumori si registrano anche in altri gruppi. Risi ha affermato che i protocolli firmati fino ad ora sono carenti ed insufficienti e farà ad Aqp e Regione la richiesta di consentire l'opera solo con la contropartita della realizzazione della fognatura nera a Sant'Isidoro e Santa Caterina con il completamento di Santa Maria. Stiamo facendo un sacrificio – avrebbe detto il sindaco – facendo passare tubi sul territorio che si rompono, si deteriorano, creano problemi. Per avere in cambio cosa? Il rischio di non poter controllare un depuratore che non è nostro e che sin da ora mi pare non dia nessuna garanzia sulla sua efficienza: non voglio – ha concluso Risi – che Porto Cesareo si leghi alla nostra condotta senza senza adeguate garanzie che, per ora, non ci sono.

Risi si è anche confrontato con la giunta municipale, la maggioranza e sempre più ingombranti si sono fatte le perplessità sulla bontà dell'opera.

Ecco quelle che sono state le parole del sindaco che abbiamo praticamente sbobinato grazie alla collaborazione di un politico della maggioranza: dobbiamo distinguere la condotta sottomarina dai reflui di Porto Cesareo. La condotta serve o potrebbe servire perché ce l'hanno tutte le località turistiche importanti che si trovano sul litorale. Noi ce lo possiamo permettere, lo sfogo delle acque a filo della scogliera, perché abbiamo 24 km di costa e nessuno si accorge che facciamo, ogni anno, un divieto di balneazione per la lunghezza di un chilometro. Ma chi ha tre chilometri di costa deve per forza avere una tubazione che finisce in mare.

Risi, inoltre, ritiene che il tubo altera l'ambiente come le tubazioni della fogna che passano sotto terra. “Tutti i comuni turisticamente avanti hanno la condotta” ha detto Risi.

Inoltre Risi ha spiegato che se l'Aqp non darà garanzie sulle notizie riguardanti il perché la condotta è stata accorciata (da due miglia, 3600 metri, a 1100 metri). Se è per motivi di costi, ha detto il sindaco, sarà opportuno risparmiare su altro e non sulla lunghezza della condotta.

“Se non dobbiamo risolvere nulla – spiega Risi – tanto vale non farla più. Se devi farla più corta e il problema rimane e viene spostato da Torre Inserraglio a Santa Caterina o Torre Squillace, tanto vale non farla”.

Il sindaco chiederà ad esperti di verificare nuovamente venti e distanze non per fare la geurra all'Aqp ma per chiedere garanzie.

Problema Porto Cesareo: il sindaco ha spiegato di non avere nulla contro la cittadina confinante ma che ha l'interesse, condiviso da tutti i neritini, che tutti i Comuni vicini abbiano la rete della fognatura efficiente. Deciso, il sindaco, sulla questione dell'Area marina protetta: “non è perché Porto Cesareo ha l'Amp tutto ciò che non si può fare lì si possa fare, invece, in un'altra area splendida come quella di Torre Inserraglio che è una zona altrettanto bella”.

Il problema degli emissari, per il sindaco, è serissimo: vuole garanzie sull'efficienza dei depuratori.

“Io non voglio che Porto Cesareo si leghi alla nostra condotta” ha detto ai suoi e, nella riunione riservata con Sel.

Il sindaco ha spiegato che il depuratore di Nardò, già di classe A, può essere controllato in qualsiasi momento perché “è di Nardò”. “Se servono 500mila euro da investire su quel depuratore – ha spiegato Risi – io li investo per migliorare la qualità delle acque depurate e per non correre rischi di inquinamento del nostro ambiente. Ma non credo che potrò fare lo stesso, come sindaco di Nardò, per tenere sotto controllo il depuratore di Porto Cesareo che, per come è stato gestito fino ad ora, non mi pare possa dare alcuna garanzia”.

Il sindaco ha spiegato che Nardò farebbe un enorme sacrificio nell'ospitare sul territorio tubazioni che si deteriorano, si rompono, creano problemi.

Con le finanze pubbliche che hanno continuamente problemi e sempre di più ne avranno Risi ritiene che subire una simile imposizione merita una importante contropartita che la Regione non vuol saperne di accordare. Ai suoi ha fatto sapere che le analisi di falde e pozzi stanno rivelando emergenze inquinamento nelle campagne e nelle zone di Santa Caterina e Santa Maria e non si può continuare senza la rete di fognatura nera nelle due località. “Quel protocollo sottoscritto con Regione, Aqp e Porto Cesareo non è più sufficiente – ha concluso Risi – e le questioni che riguardano questo progetto verranno portate all'attenzione di Aqp e Regione”.

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(Il depuratore di Porto Cesareo, a cinquecento metri dalla Strea e da tre darsene che d'estate ospitano migliaia di barche. Alla faccia della protezione dell'ambiente)