PDM - Non sarà per sempre, dice Paolo Congedo.
La piazza iniziava a svuotarsi, senza fretta, sotto questo sole cocente. Anche
Sant'Oronzo sembrava stanco, mentre mi fissava, minacciandomi, quasi, con le
dita puntate verso il cielo. L'America era ancora lontana, quel mattino di
inizio giugno.
Tutto intorno regnava un mormorio che sapeva di pace, fra i profumi che
venivano fuori dal mc donalds.
La mia mano, come anche il mio cuore, lenta.
Le rovine e la maestosità, con tutte le bardature del caso, che offriva il
Carlo V erano sempre motivo di stupore, mentre il basolato, lucido e
dissestato, metteva alla prova il mio equilibrio già precario.
Mi piacquero molto i quadri di Massaro perché mi davano ancora modo di
sognare, specie fra quelle tonalità calde. Perché negarlo? Mi sarebbe piaciuto
trovarci qualche dipinto -o sopportazione- di Orodè Deoro. Ma non era il
contesto giusto.
Mi avviai, pur senza interesse, verso la piazza per un caffè all'Alvino. Il
barista, scontroso quanto basta, era intento a litigare con i colleghi che si
defilavano dall'asciugatura dei bicchieri. La miscela, densa e cremosa, mi
accarezzò la gola e l'animo.
Certo, era mezzogiorno, fra i profumi di tanta rosticceria ben curata, ma non
avevo fame. Solo d'amore cercavo il miele caldo e primitivo.
Poi una sposa fra i tavoli. Due. E tutti a guardare e a sorridere. Tutti a
partecipare all'emozione del momento. Tutti a volersi sentire coinvolti, mentre
la ragazza qui, al mio fianco, dà il meglio di se, riuscendo ad apparire
insopportabile. Un po' come tutte le donne, in fondo.
-un mc menu come più ti piace. Anzi mettici qualcosa di pollo.
-amore, scusa, voglio il wrap però senza patatine e con le pepite. Fatti dare
il bicchiere, lo voglio. Lo voglio perché mi spetta: c'è scritto lì. Nel wrap
non farmi mettere i cetrioli, lo sai che non mi piacciono. Chiedi se mi possono
mettere i semini, come quelli sul panino... Non tanti, però.
Questa era la vita, insomma: due tette e gli stupidi a sbavarci dietro. Come
me con questo vassoio, insomma: la mia bava, il mio interesse per tante calorie
che profumavano di pace.
L'anoressica seduta di fronte, la pensava diversamente.
Mi perdo fra queste righe, come in questi flashback. Sarà colpa della
Lispector: anche lei scrive con il corpo. E il mio è in sovrappeso.
Quasi dimenticavo come mi allontanai dall'Alvino: uscendo, mi trovai di fronte
lo sposo. Lei aveva bei chili di troppo concentrati sulle braccia che,
giustamente, aveva lasciato scoperte. Lui, un vestito lucido -come le sue
scarpe-, sopra un gilet viola. Il gusto era un optional.
Incrociato lo sposo, dicevo, gli strinsi la mano e gli dissi, semplicemente:
non sarà per sempre.