NARDO' - Pare ormai evidente che questo tema debba essere trattato con maturità, anche a Nardò. Non si può improvvisare né affrontarlo solo "di pancia". Grande merito va attribuito alle tante sensibilità ambientaliste della città per aver acceso, stando "sul pezzo", i fari su questa vicenda.
Qui la "variabile" inattesa (e sgradita) è il collettamento del depuratore di Porto Cesareo, cittadina che, a differenza di Nardò che ha un buon depuratore da circa quindici anni. Al proposito ci siamo sempre ostinati nel fare una sorta di parallelismo letterario con una nota favola di Esopo. Ma pare chiaro che ora ci si sia infilati in un culo di sacco dal quale, per forza, si deve uscire.
Leggete e parlatene tutti.
Durante l'estate la formica (in questo caso Nardò) lavorava duramente, mettendosi da parte le provviste per l'inverno (il depuratore). Invece la cicala (Porto Cesareo) non faceva altro che cantare tutto il giorno.
Poi arrivò l'inverno e la formica ebbe di cui nutrirsi, dato che durante l'estate aveva accumulato molto cibo. La cicala cominciò a sentire i morsi della fame, perciò andò dalla formica a chiederle se potesse darle qualcosa da mangiare.
La formica le disse: «Io ho lavorato duramente per ottenere questo; e tu, invece, che cosa hai fatto durante l'estate?»
«Ho cantato» rispose la cicala. La formica allora esclamò: «E allora adesso balla!»
Morale: chi nulla mai fa, nulla mai ottiene.
E questa è la metafora. Nardò si è fatto un buon depuratore che, però, sversa i reflui depurati (in tabella 1, il minimo della depurazione) a Torre Inserraglio, a fior di scoglio. Porto Cesareo lo ha costruito a botta di miliardi e poi lo ha lasciato in balìa dei vandali.
Ora c'è da fare una considerazione: ha senso parlare di confini territoriali nel momento in cui parliamo di aria e mare? Non lo abbiamo certo fatto quando abbiamo appreso che esiste una discarica in contrada Castellino-Vignali (Galatone ma al confine con Nardò) che poteva arrecare danni all'ambiente.
Quindi che il depuratore cesarino sversi alla Strea o a Torre Inserraglio ci pare una questione serenamente superabile.
Quello che si vuol verificare, e ottenere, è che il trauma ambientale per il territorio (scavi, movimento terra, danneggiamento di zone fragili e di pregio) sia minimo e che l'acqua depurata lo sia per davvero, in previsione di un lagunaggio o un sistema di fitodepurazione che diventi la soluzione maggiormente compatibile con l'ambiente.
Ma va fatta una ulteriore considerazione. Se è vero che la contropartita per dare il via libera al progetto è il completamento della rete fognaria di Santa Caterina, Santa Maria e Sant'Isidoro, l'occasione ci pare da prendere al volo.
Meditiamo: quante migliaia di pozzi neri (che perdono perché vecchi ed usurati) sversano direttamente in falda le acque nere che arrivano fino al mare?
Ogni estate si verifica il fenomeno del mare inquinato, non dimentichiamolo. Quante abitazioni, le più vetuste, hanno la canalizzazione dei gabinetti direttamente nel terreno, a pochi metri nel sottosuolo, o addirittura in canali che arrivano fin sotto gli scogli?
In definitiva ci pare che:
a) il completamento della rete fognaria sarebbe sicuramente la priorità assoluta in un paese che si definisce civile;
b) la condotta sottomarina, per quanto ci continui a sembrare (a noi ma anche ad ambientalisti storici come Massimo Vaglio) uno spreco ed un sistema che si può facilmente degradare, è il metodo generalmente accettato per evitare i divieti di balneazione e per garantire la dispersione dei reflui depurati. Che, lo ricordiamo, oggi sgorgano direttamente sugli scogli di Torre Inserraglio.
Ci pare, quindi, il caso di affrontare la discussione e valutare se il "punto di coincidenza" offerto dall'Amministrazione comunale è accettabile.
Bisogna farlo con maturità, però, senza l'isteria (e l'ignoranza) che troppi commentatori ostentano sui social network. Bisogna prendersi la responsabilità di una scelta. Questa non può essere materia di un referendum da leoni da tastiera ma da cittadini consapevoli che si sta parlando di una decisione che resterà e produrrà molte conseguenze - mai come in questo caso il termine rappresenta una "vox media" - nei decenni a venire.
In chiusura, forse solo folklore e pubblicità tramutati in cronaca, ma comunque utile per riflettere, la notizia sulle bandiere blu attribuite dalla Fee.
C'è anche Otranto con il suo sindaco, Luciano Cariddi, che afferma come le buone pratiche ambientali (in primis la realizzazione e la messa in funzione di una condotta sottomarina per disperdere le acque trattate dell'impianto di depurazione!) abbiano favorito l'attribuzione di questo riconoscimento.
Sapete, il Diario di bordo è quasi sparito da portadiMare perché sembrava quasi che infastidisse gli isterici che sembra, in questo mondo digitalizzato, siano diventati la maggioranza.
Ma non è così, vi garantiamo che non è così. Il matto, il disadattato, l'esibizionista, un tempo correvano in piazza e si denudavano. Oggi è sufficiente che abbiano uno smartphone e un account su Fb per mostrare a tutti il proprio disagio. Lo si comprende dagli attacchi personali, dalle polemiche stucchevoli e pretestuose, dalle critiche costanti e generalizzate, dalle litanie interminabili su un singolo argomento, dal vedere la pagliuzza nell'occhio dell'altro e non la trave nel proprio, dal giudicare in maniera temeraria pur di (non) sapere di avere sul groppone il giudizio negativo di una comunità, quella reale e che produce, sia pensieri che opere.
A tutto questo va contrapposta una forma, pur minima, di razionalità. Prendetevi il tempo che serve prima di sparare a zero. Di populismo, di superficialità ne abbiamo abbastanza. I cittadini, invece, dovrebbero alzare l'asticella, far capire di avere una marcia in più e offrire soluzioni e spunti di reale riflessione.
Noi abbiamo detto la nostra, prendendoci le responsabilità di pensare a voce alta.
Ora tocca a voi: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sono 280 le spiagge che in Italia hanno ottenuto le Bandiere Blu 2015, il riconoscimento internazionale assegnato dalla Fee (Foundation for environmental education) in base a determinati criteri relativi alla gestione sostenibile del territorio. In cima alla classifica delle regioni con i lidi più puliti dello Stivale la Liguria con 23 località costiere, seguita dalla Toscana con 18 e dalle Marche con 17.
I criteri guida per l'assegnazione delle Bandiere Blu vanno "dall'assoluta validità delle acque di balneazione" (devono avere una qualità "eccellente") all'efficienza della depurazione, dalla raccolta differenziata alle aree pedonali, piste ciclabili e spazi verdi, fino alla dotazione di tutti i servizi sulle spiagge.
Il resto della classifica - La classifica del mare pulito in Italia vede al quarto posto la Campania, che arriva a 14 bandiere blu grazie anche a un nuovo ingresso. Stesso discorso per la Puglia con 11 lidi. L'Emilia Romagna rimane a quota 9, l'Abruzzo perde due "pezzi" e arriva ad 8 come Veneto (con un nuovo ingresso), Lazio e Sardegna (due nuovi acquisti). La Sicilia scende a 5 bandiere, avendo perso Ragusa e Marsala. Seguono la Calabria con 4, il Molise con 3, il Friuli Venezia Giulia con due e la Basilicata con un solo sito costiero. Il 2015 ha registrato un deciso incremento per i laghi: una bandiera per la Lombardia, due per il Piemonte, che ne riconquista una, e ben cinque per il Trentino Alto Adige.
Boom di nuovi ingressi - Le località "premiate" con il riconoscimento di bandiera blu sono in aumento rispetto all'edizione precendente, per un totale di sette comuni in più: undici nuovi ingressi e quattro "uscite". A conquistare il vessillo sono: Capaccio (Campania), Terracina (Lazio), Borghetto S.Spirito, Taggia e S.Margherita Ligure (Liguria), Cannobio (Piemonte), Castellaneta (Puglia), Castelsardo e Sorso (Sardegna), Tusa (Sicilia), Rosolina (Veneto). Perdono il titolo invece Silvi (Abruzzo), Rocca S. Giovanni (Abruzzo), Ragusa e Marsala (Sicilia).
Un incentivo per il turismo - "Anche per il 2015 possiamo annunciare con soddisfazione un aumento di Bandiere Blu, un incremento costante che dimostra, nonostante le ridotte risorse economiche, la volontà di tanti comuni di non mettere al secondo posto l'attenzione per l'ambiente", afferma Claudio Mazza, presidente della Fee Italia. Le Bandiere Blu sono un punto di forza per i comuni: secondo una ricerca interuniversitaria realizzata dagli atenei di Urbino e di Perugia infatti "il 94% delle località registra vantaggi per il rafforzamento dell'immagine" e "l'88% ha riscontrato un aumento di soddisfazione da parte dei turisti".