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L'OSSIMORO DI PDM - La tempesta Serena, tra scuole di danza e viaggi de panza

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NARDO' - A volte ritornano. E proprio quello è il problema. Chi si ricorda della nostra appiccatrice preferita di incendi dialettici? Ecco, solo per voi, la Serena Marchese che solo scazzicata ci voleva... E' un piacere leggerla, come sempre. Perchè ha ragione.

 

Capitano, mi sono rammollita. Sarà l’età che avanza, ma se prima intingevo la penna nel veleno, adesso al massimo la bagno nella cola sgasata.

Nel frattempo, però, continuo a guardarmi intorno, e quello che vedo non mi piace. Insomma, come tutte le anziane signore c’ho le mie fisse, certe robe che proprio non riesco a mandar giù.

Tipo prendi ‘sto benedetto centro storico. È un anno che ogni fine settimana (ed anche nei festivi) in teoria dovrebbe essere chiuso. Nessun mezzo autorizzato a entrare e parcheggiare tranne che quelli dei residenti. Come diceva un famoso filosofo francese: “Carne!”. Non appena quelle anime pie dei volontari se ne vanno a casa, eccoti il furbo che arriva. Probabilmente deve risparmiare cento metri, ma chissà, forse l’ebbrezza dell’infrangere la legge lo guida a settanta all’ora sui basoli.

Esattamente come il solito pirla a due ruote. Oddio, il solito. Immagino che dall’ultima volta che ho scritto, il pirla motorizzato si sia evoluto e la mamma-taccododici e il papà-hogan abbiano deciso di premiarlo per quanto è coglione e promuoverlo da due ruote modificate a potente alfetta con cui scorazzare la zita con il muso ‘mpizzato e la borsa Guidi (pare che la Vuitton sia superata). Però questi si autoriproducono e adesso ci sarà il fratello minore, un cugino, un parente che ne ha preso il posto sulla motoretta modificata e gode a sentirsi Pedrosa. Con la differenza che quello vince le gare del motomondiale, questi al massimo vincono il premio per lo scemo del villaggio.

Comunque, scusa la digressione sulla non evoluzione di codesti esemplari di uomo uluzziano, capitano. È che questi mi fanno venire l’acidità di stomaco, siano maledetti! Dicevamo, il centro storico.

Ecco, io son gallina vecchia, ma ho buona memoria.

Quando l’anno scorso è iniziata questa chiusura nei week end, io me lo ricordo bene che si era detta propedeutica a una chiusura totale. È passato esattamente un anno, era la fine di maggio del 2012. A questo punto direi che la sperimentazione si può considerare conclusa, no? Un anno mi sembra un tempo ragionevole per tirare le somme.

Tra l’altro, dato che è indicato pure sui segnali stradali, non sarebbe ora di attivare questi benedetti varchi elettronici e destinare questi volontari magari al controllo a Portoselvaggio, giusto per evitare il solito imbecille che viene a spalmarsi con gli scogli? Attivi i varchi elettronici e ti faccio vedere io, dopo le prime dieci multe, come gli passa a tutti la fantasia di fare i torelli. Nel frattempo hai pure lasciato i vigili liberi di prendersi cura di tutti i telefonatori folli (Ma chi chiamano? Cioè, se io ti vedo alle sette di mattina che guidi e telefoni, ma con chi è che parli?) o a quelli che parcheggiano occupando metà carreggiata e crepino gli altri.

Ora, immagino che l’amministratore mi risponderà: “Ciccia, mancano i talleri”. Allora, senza andare troppo lontano e in discorsi complicati – per i quali non sono, ahimè, all’altezza – lancio un paio di propostine semplici semplici che secondo me, qualche soldino lo fanno risparmiare. Una, sarebbe smettere di dare contributi a iosa a ogni cacata (scusate la franchezza) che si presenta bussando a denari. A me, come cittadina, non me ne frega una beneamata cippa né di vedere mocciosette impegnate nei saggi di danza né di assistere a queste orride aperture di zoo indette in onore dei vari sant’Eusebio, San Maurillo o San Giniscu. Né comprendo come ne possa beneficiare la città, in termini economici o di immagine.

Se una scuola di danza vuole fare lo spettacolo di fine anno in piazza, che se lo paghi da sola. Se non se lo può permettere, pace. Credo che la città possa sopravvivere anche senza. Mica rinunciamo al’esibizione di Carla Fracci, eh.

Idem tutte le feste dedicate ai santi più improbabili. Ci son dei comitati che raccolgono i fondi, giusto? Beh, non credo il santo se ne abbia a male se invece che dieci luminarie ce ne sono due, se ne facessero una ragione.

La seconda proposta, tocca direttamente le tasche degli amministratori. Ora, io posso sforzarmi di comprendere come e quanto sia necessario partecipare alle più astruse riunioni che vengono poi identificate come “missioni istituzionali”.

Volete andare alla convention dei giovani amministratori rampanti? Sentite la necessità impellente di partecipare alla fiera del turismo dell’Uzbekistan? Liberissimi. Ma ve la pagate da voi. Non è possibile in tempo di crisi? Pazienza, non ci si va. La crisi c’è per le persone e c’è per le amministrazioni. Se una cifra risulta poco opportuna per le proprie tasche, a maggior ragione dovrebbe esserlo per quelle del comune, dato che son soldi di tutti.

La città non si offenderà e magari resterà qualche picciolo per rifare le strade in maniera dignitosa o garantire il riscaldamento alle scuole, o magari proprio per attivare i varchi elettronici. Se ci avanza (scusi capitano, ci metto una richiesta proprio personale), si possono magari sistemare anche delle rastrelliere per le bici.

Mi rendo conto di essermi dilungata solo sul primo degli argomenti che mi stanno a cuore. Sai com’è, capitano, a una certa età non ci si rende conto di quanto si parla. Almeno però, un sassolino uno me lo son levato dalla scarpa. Se ti farà piacere ascoltarmi, ne ho ancora degli altri da togliere. Nel frattempo, speriamo che magari ‘sto sassetto colpisca qualcuno.