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LA TEMPESTA SERENA - I ladri di biciclette e quelli di merendine

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NARDO' - Una premessa prima di leggere la "recumiterna" di Serena Marchese: poche settimane fa, spettacolo teatrale appena concluso, uscita di tanta bella gente dall'edificio. Un ubriacone/teppista molto giovane vestito come un rapper di Harlem prende a schiaffoni, senza motivo apparente, un coetaneo biascicando frasi senza senso. Un altro della sua stessa età lo scorta con un pitbull. Che nel Centro storico stia "succedendo" qualcosa di strano è sotto gli occhi di tutti e che si stia trasformando in un "recinto" (ci pare la parola migliore e non troppo offensiva come altre) pure. Soprattutto di sera. Occhio, non dite che non vi avevamo avvertiti.

Caro capitano, stavolta ti scrivo proprio usando la portella del cuore come personale, personalissimo sfogo. Ti racconto una storia, intanto.

Succede che alle sette e quindici, come ogni giorno, suona la sveglia. Io esco, scendo le scale e non trovo più la bicicletta che avevo amorevolmente legato a un palo la sera prima.

Auguro subitanea e severissima dissenteria a chiunque l’abbia presa, ma non posso far molto, il dovere chiama e me ne vado a lavorare con l’umore sotto i piedi.

Torno dal lavoro con un unico pensiero: denunciare il manigoldo che si è impossessato della mia preziosissima Dulcinea (sì, c’ho la sindrome del Don Quijote). Vado al commissariato di polizia e spiego che intendo sporgere denuncia. “Che tipo di denuncia?” mi chiede un’agente. “Mi hanno rubato la bicicletta” spiego. Al che, la simpatica agente mi guarda e fa: “Ah. Ma lo sa che questa mattina hanno ritrovato delle bici rubate? Venga a vedere se c’è anche la sua”. Aprono la porta del garage e… magia! Dulcinea è lì. È un po’ più ammaccata di quanto non fosse e manca il cestino per la spesa, ma è lì. Ringrazio per il miracolo e il resto sono storie di ordinaria burocrazia.

A mente fredda (e con un costante mantra di ringraziamento agli agenti del commissariato che hanno ritrovato una delle cose a me in assoluto più care) penso però alle circostanze.

La bicicletta non mi è stata rubata in uno sperduto viottolo di periferia. Ma in una piazza centralissima nel centro storico. Certo, non parliamo di una metropoli, né penso ci voglia chissà quanto a tagliare un lucchetto, ma il ladruncolo (o i ladruncoli) era evidentemente così sicuro che nessuno sarebbe mai passato da correre il rischio senza pensarci troppo.

Ti racconto un’altra storia.

La sera prima del fattaccio, eravamo io e un paio di amici, seduti a chiacchierare e bere qualcosa di fresco. Nel giro di venti minuti è successo questo: tre imbecilli hanno tranquillamente ignorato il fatto che fosse sabato e quindi fosse proibito entrare in macchina nel centro storico, sono arrivati con la solita macchinetta sportiva da tamarri, hanno parcheggiato davanti al bar (dove per davanti si intende quasi dentro), hanno preso da bere e hanno fatto la finta di uscire al fresco. In realtà sono balzati in macchina e sono andati via senza pagare. Quasi contemporaneamente, sono arrivati tre brutti ceffi con l’aria di voler attaccar briga, se solo qualcuno gliene avesse dato l’occasione, che ci hanno fatto decidere di andare via. Non senza aver chiesto alla barista se si sentiva tranquilla a rimanere da sola con quei clienti o se preferiva che restassimo anche noi.

Questo è successo in un arco di tempo di circa venti minuti, ma noi siamo stati seduti al bar, tra amici che andavano e venivano e chiacchiere varie, per un paio d’ore.

In quelle due ore sono passate – nonostante, ripeto fosse girono di chiusura – almeno una cinquantina di macchine e altrettanti motorini. Non è passato un solo vigile urbano, un agente di polizia, un carabiniere, una guardia forestale, un volontario della congregazione dei giovani aspiranti salvatori della patria (questo me lo sono inventato, ma è per rendere l’idea). Eppure non erano le tre di notte. Era una assolutamente non tarda serata di un sabato sera d’estate. Eppure, alle dieci di una sera d’estate – facciamo le undici per esagerare – il centro storico era già terra di nessuno. Come lo era già alle nove. Tipo vampiri, i pirletti escono col buio e si sentono un sacco guappi perché tanto, nessuno andrà a controllare quello che fanno.

Ora, non si parla di sguinzagliare l’esercito in ogni angolo del centro. Sarebbe esagerato e forse anche un po’ ridicolo. Ma, destinare due agenti a una passeggiata per il centro, proprio così, una passeggiata, è così impossibile? Prendere a turno due carabinieri, due vigili, due poliziotti e dire: oggi siete di turno a passeggiare, è così assurdo? In una città che si spalma ovunque l’etichetta di città turistica, è così assurdo? È poi così incredibile supporre che la presenza delle forze dell’ordine che pacificamente passeggiano nel centro possano agire da deterrente nei confronti di tutti quei bulletti che pensano di poter agire da padroni indisturbati? E prima ancora di questo, in una città che ardentemente desidera definirsi turistica, è possibile pensare che il disperato turista che desidera un’informazione – anche solo stradale – possa desiderare chiederla a un agente piuttosto che a un passante e possa essere soddisfatto in questo? Ok, chi viene qui è attirato dal mare, ma non è che d’estate venga chiuso il centro e si lascino aperte solo le marine. Magari il signor Brambilla preferisce una passeggiata alle luci romantiche di piazza Salandra. Magari la signora Burlando non ha voglia di portare i bambini nella bolgia di Santa Caterina e preferisce sedersi a bere un bitter in mezzo al barocco.

Ed oltre a questo, posso io neretina sentirmi libera di sedere a bere una bibita con gli amici senza essere costretta ad alzarmi ed andare via perché ci son dei brutti ceffi? Può il proprietario del bar stare tranquillo che i suoi clienti non scapperanno senza pagare il conto o non si prenderanno a bottigliate sul naso?

Lo chiedo al sindaco: davvero in estate in una città che vuole essere turistica non si riesce a sedersi attorno a un tavolo coi rappresentanti delle forze dell’ordine e mettersi d’accordo per organizzare dei semplicissimi turni per rendere il centro storico vivibile?

Probabilmente non sarà quello che fermerà i ladruncoli da quattro soldi dal rubare le biciclette, ma almeno non si avrà l’impressione di vivere in un Far West, costantemente bloccati su una diligenza in attesa d’essere assaltata.