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Siete avvertiti: il gatto di Serena ha una mira straordinaria

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LA TEMPESTA SERENA - Attenzione, il testo che leggerete contiene un alto tasso di acidità e un quarto di turpiloquio.

Caro capitano, ho pensato per molto tempo che forse, una speranza c’era. Ho creduto che finché qualcuno, anche una miss nessuno come me si incavola, allora forse batti e ribatti, ci sarà qualcuno sensibile che raccoglie e maniche rimboccate, si decide a far qualcosa.

Ne son stata convinta fino a circa un paio d’ore fa, quando ho finito di scrivere una lunga geremiade su mali e malanni di Nardò. Me la son riletta con l’ego di chiunque abbia l’ambizione di mettere due parole di fila e l’ho lasciata a decantare mentre facevo altro. Adesso l’ho riaperta, l’ho riletta un’altra volta e invece di mandartela ho pensato un sonoro “Esticazzi”?

Proprio così, eh, senza censura.

Alla fine, Biagio, ho pensato, io scrivo un elenco lamentoso su tutte le schifezze, mi strappo i capelli invocando l’intervento dei vigili urbani, sapendo che non interverranno perché – questa è la ragione che mi è stata data tempo fa – non sono abbastanza.

Nel frattempo, fino a quando uno di questi coglioncelli motorizzati non si spacca la testa (o la spacca a qualcun altro) e vengono fuori le prefiche a dire quant’era buono e quant’era bello, le strade di Nardò sono una giungla.

Non uso un termine a caso, eh. È una giungla, dove l’animale più forte domina e tante scimmiette telefonanti schiamazzano qua e là. Tanto chi gli dice niente? Io sarei curiosa di sapere se c’è un solo automobilista di Nardò che è stato multato perché parlava al telefono. No, parlate tutti al telefono, correte a settanta nel centro urbano, parcheggiate dove volete e come volete, ma mi raccomando, se vi fermate nelle strisce blu, pagate!

Penso che se sono state elevate contravvenzioni, di recente, sarà stato solo per i parcheggi scaduti da tre minuti e mezzo.

Ma un vigile urbano in piazza Diaz, uno almeno che pattugli il centro storico, uno in piazza Mazzini, davvero costa così tanto alla comunità?

E non si tratta solo del traffico o degli automobilisti, né è sempre colpa dei vigili urbani. Ma gli amministratori, ci passano mai dal centro storico? La merda (vera) la vedono?

La genialata della raccolta porta a porta, son mai passati a verificare se funziona? Si sono chiesti se vivono in un posto abitato da gente abbastanza civile da rispettare gli orari, invece di fare discariche a cielo aperto contro i palazzi dell’Ottocento? Perché la risposta è semplice: no, non ci vivono. Era sufficiente pensarci dodici secondi, eh. “A Nardò può funzionare un sistema basato sulla civiltà dei cittadini? No, è un fallimento già in partenza, teniamo i secchioni”. Come volevasi dimostrare, basta fare un giro e ammirare la monnezza accatastata ad ogni ora. È dignitoso? È più dignitoso questo dei cassonetti? E anche ammesso che i neretini fossero un popolo civile, possono essere civili solo fino a una certa ora della sera? Dopo le 22, via libera alla monnezza nelle strade, così le zoccole e tutti i randagi possono pasteggiare in libertà.

Ahi, capitano, ma ti sembra che stiamo parlando di cose chissà quanto complicate o di fesserie che non dovrebbero nemmeno esistere, tanto rientrano nell’ordinaria amministrazione di una città? E allora torniamo all’inizio del discorso. Chi me lo fa fare di incazzarmi? Chi me lo fa fare di disgustarmi per quanto fa schifo questa città e per come lo farà sempre, perché se non c’è amore e non c’è cura in queste che sono cose di ordinaria amministrazione, la gestione del traffico, la pulizia, la civiltà spicciola, come si può sperare nell’attenzione e nella cura per le cose davvero preziose?

E allora è per questo, Biagio, che mi rassegno. Hanno vinto. Ha vinto l’inciviltà, il menefreghismo, il fotticompagno e la barbarie. Io mi dimetto da rompicoglioni di professione, ma non si lamentino le mamme taccododici se una di queste sere si vedono tornare a casa il pargolo motorinosfrecciante coperto dalla pupù del mio gatto perché gliel’ho lanciata dal balcone. Se siamo in guerra, lo siamo fino in fondo.

(Serena Marchese)