NARDO' - Gli uomini che praticano la politica hanno una reazione rabbiosa. Non ricordiamo qualcosa di simile, negli ultimi anni.
La Provincia di Lecce si difende: sia il presidente che i consiglieri, soprattutto i due neritini che scaricano le responsabilità sull'apparato burocratico.
Il Comune di Nardò si difende: sia il sindaco che il suo assessore all'ambiente i quali dicono che una discarica di questo genere è utile al territorio per limitare l'incidenza di patologie generate dall'abbandono indiscriminato di amianto nell'ambiente. Quello di Galatone la ospita, figuriamoci, e ha ottenuto anche una contropartita in termini di servizi.
I consiglieri si autoassolvono ed accusano il sindaco di non averli resi partecipi delle decisioni prese dimenticando, però, che una cosa è vera anche se la scrivono tutti i giornali non solo se la comunica un loro collega. E dell'ampliamento dell'invaso dell'amianto se ne parlò... ampiamente.
Hanno tutti ragione, sicuramente. Ma questo meccanismo è stato creato proprio perché abbiano tutti ragione. Oppure perché non si trovi mai il responsabile, come nel caso di scuola, quello della discarica di Castellino. Eppure noi una chiave di lettura, in questo senso, la vogliamo offrire ai lettori.
La nostra domanda è solo una, semplice semplice: a distanza di cento metri dalla discarica di Castellino, piaga aperta del territorio, ancora da bonificare (e per la quale non si sa se e quando verrà trovata una soluzione perché sia messa in sicurezza con la cosiddetta post-gestione trentennale) era il caso di autorizzare l'apertura di un altro impianto per il trattamento - ricordiamocelo - di rifiuti speciali, poi ampliato per sette volte la capienza originaria?
Per bello, lindo, utile, legale, moderno e telecontrollato che sia.
Basterebbe questo per chiedere le dimissioni di massa, le dimissioni di tutti. Anche chi non ha visto, chi non ha sentito, chi non ha parlato, chi era distratto o girato dall’altra parte.
Sembra che ci sia - e c'è - una continuità concreta nel distendere tappeti rossi sotto i piedi di questi imprenditori, altroché. Ma un po' di orgoglio mai? E di buon senso?
La politica, nella migliore delle ipotesi, è asservita e incosciente.
Non fa il suo dovere, non è lungimirante, non riflette, non vigila, non è attenta, non è accorta.
Ben vengano, a questo punto, gli "ambientalisti terroristi", come sono stati definiti recentemente, ma a questo punto anche i pensionati terroristi, gli alunni terroristi, i terroristi diversamente abili, gli ammalati terroristi e, anche e soprattutto, i giornalisti ed i politici terroristi.
Queste scelte, sempre più discutibili, della politica così come è stata intesa fino ad ora, stanno creando il cortocircuito a livello nazionale. Le formazioni antagoniste mantengono il proprio consenso: è un dato incontrovertibile. Se il dissenso si saprà incanalare non ci saranno alchimie ed imbellettamenti di sorta.
Come ci ha insegnato Nichi Vendola con una straordinaria campagna di comunicazione, il tempo o l’interpretazione dei tempi possono cambiare il senso e l’accezione delle parole.
Alla luce di ciò i terroristi non sono più quelli con la mitraglietta in mano ma i padri di famiglia, le persone comuni e indifese che hanno paura dell’ambiente degradato, delle malattie, della corruzione imperante, dell’impunità, dei percorsi tortuosi della sopravvivenza quotidiana, della politica oligarchica e che non fa le leggi giuste perché si ostina a favorire la discriminazione e l’aumento delle differenze sociali.
Pensate ancora che chiedere un atto di responsabilità, cioè le dimissioni in massa di tutte queste persone corresponsabili, sia utile? Che qualcuno ascolterà l’appello?
Noi no. Non avrebbe senso. Sarebbe come parlare ad un muro.
La rabbia di questi momenti andrà lasciata esplodere, democraticamente ma come una granata, nel corso delle prossime elezioni. Sempre se ce le lasceranno celebrare.