Pillole di resistenza

IL RUOLO DEL COMUNE - Quando "fare rumore" rovina i rapporti di buon vicinato. E la gente si nevrotizza

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NARDO' - Una lettura interessante. Che fa l'elenco dei tanti rumori molesti che ognuno è costretto a subire. E quasi non ci fa più caso. Ma il cervello funziona comunque, incamera e poi... 

Caro direttore, a proposito di regolamento urbano sulla zonizzazione acustica, e degrado nei rapporti sociali vorrei riportare, in breve, cosa scrive un gentiluomo (probabilmente un villeggiante che trascorrere le vacanze nelle nostre zone turistiche) su un giornale a tiratura nazionale. Questo signore cerca di stilare un rapporto, perentorio, sulla decadenza dei rapporti sociali, sulle cattive abitudini di certi nostri conterranei.

Introduce l’argomento con una domanda (e poi sviluppa il pensiero, in maniera quasi accademica) sull’importanza del riposo antimeridiano. Che in questo contesto, d’infinito degrado, suona quasi come una nota romantica.

“Perché negli afosi meriggi d’estate, che amo chiamare “la controra” (parafrasando il professor Luciano De Crescenzo) ci sono individui che non ce la fanno a rispettare il riposo altrui? Anzi, a volte, con fare altero e baldanzoso, come bulli metropolitani avvezzi a frequentare le giungle d'asfalto, cercano affermare il loro barbaro modus vivendi?

Chi scrive, sente l’esigenza di comunicare il suo turbamento per un ambiente odioso, in cui domina la recrudescenza nei rapporti sociali.

Così sottolinea:

“La controra" deriva dal latino “contra horas”, cioè ore contrarie, e sta a indicare le prime ore del pomeriggio in cui è impossibile fare qualunque cosa se non riposarsi.

La controra è quella parte della giornata (lo evidenzio per gli idioti) destinata, nel dopo pranzo estivo, al riposo, alla staticità e all’apatia. Un riposo quasi sacrale, che da sempre domina i meriggi nel sud, di solito si trascorre a letto e nel buio di una stanza”.

“…ormai siamo all’irrazionale, alla stoltezza per le condotte di alcuni individui, che provano a distruggere, con cattiveria, l’esistenza dei più. Adottano dei comportamenti che rasentano il delinquenziale, ostentano una particolare ossessione egocentrica. Basti notare:

i conducenti d’auto con stereo ad alto volume, all’una di notte o alle tre del pomeriggio, che diffondono musiche neo melanconiche e rumori acustici disgustosi;

i piloti di autovetture che scorrazzano, nel centro abitato, senza limiti di velocità e fanno gare che nessuno osa disturbare;

le orde di vandali scooterizzati, figli viziati dell’alta borghesia cittadina, che installano marmittoni roboanti, a tal punto che al loro passaggio tremano le pareti delle case. Invadono il centro delle carreggiate urbane, alla Easy Rider, sembrano i padroni delle strade (anche se possono solo sognare di essere Dennis Hopper e Peter Fonda);

gli infernali fuochi d’artificio che, senza apparente motivo, ogni sera-notte, vengono fatti esplodere (con cadenza cronometrica) nei quartieri della città di Nardò”.

Così continua:

“...faccio di tutto per vivere appartato (nella mia città e quando sono in vacanza) lontano e distante da tutti, non isolato, astenendomi dall'infastidire il prossimo. Allo stesso modo desidererei che “gli altri” non mi creassero noie, inutili sofferenze e supplizi. Vorrei che la mia esistenza fosse separata dal bailamme, dagli schiamazzi ed esecrabili cagnare.

Ma purtroppo, la vita tranquilla e silenziosa fatica ad esistere. Ci stiamo abituando, dannatamente, al rumore e gioiamo della confusione.

Senza difficoltà, con non nonchalance, si aizzano chi infrange le leggi.

A conferma di questo, dice:

“ci sono amministrazioni locali, penso alla città di Nardò nel leccese, che adottano dei regolamenti, sulla zonizzazione del territorio, che incoraggiano serate all’aperto, di bar e pizzerie, con musica ad alto volume, a prolungarsi anche fino alle due di notte. Questo modo di agire non protegge e tutela il riposo e la quiete delle persone. Sia di chi è residente, come di chi viene a trascorrere le vacanze”.

“Inoltre, così facendo, si realizza una mera mercificazione del territorio, in una grande fiera a cielo aperto. Senza rispetto per nulla e nessuno, senza preservare le nostre vite da rumori molesti, da esposizioni che ci tormentano l’anima e rendono difficile la nostra esistenza di essere umani”.

Un’amministrazione è garante delle regole della nostra civiltà, della convivenza pacifica tra gli individui.

Ed ecco che, in questo chiaroscuro, nascono come funghi, i beoti ne approfittano e diffondono l’illogica intolleranza verso gli altri, impedendo alle persone per bene di esercitare i propri diritti.

Una volta, quando l’educazione e le leggi avevano un senso, si diceva, “la tua libertà finisce, dove inizia la mia”.

“si può ancora affermare questo principio, credo essenziale, di libera coesistenza tra individui, oppure è una bestialità?”

Questo il punto centrale della lettera, di un galantuomo, che rilancia la domanda poetica, introduttiva, e riecheggia come nota gradevole:

“perché negli afosi meriggi d’estate, che amo chiamare “la controra” (parafrasando il professor Luciano De Crescenzo) ci sono individui che non ce la fanno a rispettare il riposo altrui? Anzi, a volte, con fare altero e baldanzoso, come bulli metropolitani avvezzi a frequentare le giungle d'asfalto, cercano di affermare il loro barbaro modus vivendi?

Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente