NARDO' - Prima guardare spot, poi ingoiare pillola.
Caro direttore, per stima e rispetto verso tutti i nonni, patrimonio di saggezza delle famiglie (e non lo dico io) riservo quanto segue: ma quanta melassa c’è in quella pesca?
Vorrei mettere in risalto il perché uno spot pubblicitario di un gruppo commerciale sta facendo tanto discutere.
La storia la conosciamo: la piccola (figlia di coppia separata) fa comprare una pesca, alla sua mamma, e la regala al papà dicendo che è da parte della madre.
Dal suo punto di vista il “gruppo commerciale” precisa (?) che la storia non riguarda la famiglia e che l'obiettivo è fissato sulle emozioni che si provano quando si fa la spesa.
"Dietro la scelta di ogni prodotto c'è una storia", afferma il gruppo in una nota, e il soggetto del film non fa che rappresentare "una delle tante storie di persone che entrano in un supermercato".
Ma vado sul pratico, e chioso sul significato del filmato pubblicitario: quanto costa la frutta al supermercato, e che valore dà, nel caso specifico, questo gruppo commerciale a quel frutto (la pesca) che acquistano le famiglie? Separate o no che importanza ha per quel gruppo?
E poi, perché mai una “società mercantile” dovrebbe interessarsi ai sentimenti delle persone, alle emozioni dei figli delle coppie separate? Sono temi molto delicati che non possono, nella maniera più assoluta, essere affrontati/paragonati come se si andasse a fare la spesa.
Perché qui emergono due drammi, e nessuno ha voglia di affrontare seriamente. Ragion per cui è più facile lanciare spot, commerciali e politici.
C’è il dramma esistenziale di chi si separa, e i figli sono le prime vittime sacrificali che affrontano con dolore il distacco. Se invece i figli sono piccoli, hanno meno drammi ma, comunque, subiscono (non sempre, ovvio, se i genitori sono delle persone intelligenti) le angherie di uno dei genitori.
E spesso si parla del genitore maschio che, sentendosi sempre sostenuto dalle istituzioni, cerca di bullizzare la sua ex. E ci riesce.
Così facendo, indirettamente, “violenta” psicologicamente anche i suoi stessi figli. E qui c’è il coinvolgimento di psicologi, medici, giudici e, ahimè, di assistenti sociali. Pertanto, è tema complesso che non può essere affrontato in uno spazio pubblicitario!
E chi lo fa, come in questo caso, sta compiendo una serie, infinita, di dissolutezze e mistificazioni nei confronti di tutta la società.
Inoltre, può un gruppo commerciale sostituirsi alle “mediazioni familiari”, e schierarsi contro le donne? Visto che lo spot tende a colpevolizzare la figura femminile, e appare chiaramente dal carattere misogina!
E poi c’è il dramma del fare oggi la spesa. Quanto è aumentata la frutta? Quanto costano le pesche nei market? Si vuole davvero far passare, per propaganda, una disgrazia quotidiana, come il costo esorbitante dei prodotti di prima necessità, che siamo costretti ad acquistare per vivere, pur non avendo le risorse economiche necessarie?
E siamo pure obbligati a sentirci i predicozzi di politici felloni, e di giornalisti da strapazzo che commentano sul vacuo.
Mi sembra davvero inopportuno, in questo ed in altri casi, esibire le sofferenze dei bambini su temi delicati solo per scopi commerciali.
Dunque, tradotto, quanta melassa c’è in quella pesca?
Auguri alle nonne, e ai nonni, che almeno loro sostengono realmente, nei momenti di difficoltà, le famiglie. Altro che le promozioni pubblicitarie illusorie.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente