Pillole di resistenza

CARO PIPPI, TI SCRIVO - Una lettera al sindaco Mellone

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NARDO' - Resta un mistero il perché questo lettore non si sia rivolto direttamente a lui che, comeè noto, risponde e ascolta tutti. O quasi.

Caro direttore,
di solito non lo faccio mai, ma questa volta voglio rivolgermi direttamente al Sindaco di Nardò. Spero solo che legga e voglia, gentilmente, concedermi una risposta.
Caro Sindaco, oggi è il 25 aprile festa Nazionale della Liberazione dal nazifascismo. Stamane insieme con mio nipote, con dovere civico e morale, ho partecipato alle celebrazioni nella nostra città.
Mio nipote Samuel ha voluto prendere parte, perché da sempre ascolta i miei discorsi sulla Resistenza, sulla nascita della nostra Repubblica, nata dalla lotta antifascista, e poi era curioso di sentire cosa avrebbe detto il Sindaco della sua città sull’argomento.
Infatti, in Piazza Umberto I, davanti al Monumento ai caduti, abbiamo atteso per un po’ prima che iniziasse la commemorazione. Tutti erano certi che Lei sarebbe venuto a presenziare. Ma niente, indifferente, Lei mantenendo fede al suo atteggiamento, come nei sette anni precedenti, non si è presentato. C’è stata la vice sindaca Sodero e il Presidente del Consiglio Tondo.
Neanche quest’anno ho avuto modo di ascoltare un suo discorso sull’antifascismo e sul valore della Resistenza, che ha portato alla Liberazione di questo paese. E quel che mi dispiace di più, caro Sindaco, Lei ha deluso un ragazzino che attendeva un discorso ufficiale su questi fatti della nostra storia, e che fra qualche anno studierà a scuola.
La domanda che mi ha rivolto Samuel, e che purtroppo devo, senza infingimenti o strumentalizzazioni di sorta, girare a Lei Sindaco:
“perché il Sindaco non è venuto alla festa del 25 Aprile?”
Io non ho saputo rispondere. Avrei potuto dire tante cose, ma mi sono in modo composto taciuto.
Sindaco, ma Lei come primo cittadino, di tutte e tutti i neretini, e in qualità di massima autorità non avrebbe l’obbligo, civile ed istituzionale, di celebrare il 25 Aprile?
Eppure la vediamo nelle rievocazioni per il giorno delle foibe, la vediamo nel parchetto di Via Giovanni XXIII dedicato alla istriana Norma Cossetto, ma il 25 Aprile perché NO?
Non vorrei qui fare il sermone (e poi essere accusato di voler insegnare a qualcuno) che il Sindaco di Nardò non partecipa perché non si sente antifascista o che il Sindaco non riconosce i valori della Costituzione Repubblicana, perché Lei per bene due volte con il “2 comma 3, della L.R. 23/98, il Sindaco presta davanti al Consiglio Comunale, nella seduta di insediamento, il giuramento di osservare lealmente la Costituzione Italiana; VISTO l'art. 45 del vigente O. EE”.
Chiedo, Lei riconosce la Resistenza e l’Antifascismo, oppure ne è chiaramente ostile?
Non crede che con il suo atteggiamento avalli il pessimo luogo comune che, come dice il Professor Alessandro Barbero, insigne storico,
“la storia fatta in casa, quella dei ricordi personali o familiari che affiorano di tanto in tanto nei discorsi grossolani nel nostro Sud, non è quella la memoria storica. E dunque è ora di ammettere che una parte dell’Italia conserva una memoria familiare che non è la memoria della Resistenza, degli antifascisti, dei partigiani, ma è la memoria dei fascisti. L’Italia è un Paese dove la famiglia conta tantissimo, e la forza dei legami familiari in Italia probabilmente fa sì che questa memoria, in quanto diversa da quella dell’individuo, abbia da noi particolare rilevanza. Nel nostro Paese i legami tra vecchi e giovani sono più forti che altrove… “
Questo per ciò riguarda il chiacchiericcio e i luoghi comuni familiari, mentre l’insegnamento della storia è altra cosa. Ed è questo che dobbiamo ai nostri giovani: Educarli alla storia della Resistenza, che vuol dire far capire che l’intero Paese ha subito il fascismo e che esso ha attecchito in tutte le classi sociali.
E ancora Barbero,
“…bisogna considerare concretamente quello che la democrazia ci consegna, perché è vero che ad oggi le democrazie ci offrono meno garanzie rispetto al passato, ma esse risultano preziose e inestimabili. Il 25 aprile del 1945 è il giorno in cui ufficialmente si è capito che in Italia saremmo stati una democrazia e non una dittatura ed è questo che bisogna continuare a ricordare adesso e per sempre”.
Dunque Sindaco, non so qual’è il motivo che la spinge ad essere assente in una giornata come quella di oggi, e non sono qui ad accusarla di nulla o peggio fare congetture, che sarebbero di facile traduzione. Noi, sinceramente democratici, abbiamo oggi festeggiato “il compleanno degli italiani” come ha ricordato in piazza la dr.ssa Sodero.

In attesa di un suo gentile riscontro, vorrei concludere con dei saggi versi, per evidenziare quanto siamo stati fortunati, 79 anni fa, che abbiano vinto le nostre sorelle e i nostri fratelli partigiani e no chi si macchiò degli orrori nazifascisti.
Piero Calamandrei, uno dei nostri padri Costituenti, giurista insigne, scrisse,
…soltanto col silenzio dei torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente