Pillole di resistenza

HO RICEVUTO UNA LETTERA - Ve la leggo. Inspiegabilmente arriva da un lontanissimo passato

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NARDO' - L'ha scritta l'illustre Pantaleo Ingusci ad un neritino.

Caro direttore, “la fantasia al potere”, potrebbe accendere le nostre affievolite speranze di uomini liberi?
Ho ricevuto una missiva, inattesa.
Sulla mia posta elettronica mi è giunta una strana epistola, da parte di un personaggio storico che, qualche settimana fa, avevo ricordato su questa rubrica. Avevo richiamato “la sua attenzione”, e rivolto un interrogativo: al prof. Pantaleo Ingusci avevo detto, se negli anni che lui è stato direttore della Biblioteca Comunale “Achille Vergari” fosse giunta una richiesta da parte di un’organizzazione neofascista, per tenere in quel luogo di cultura un’iniziativa, lui come avrebbe reagito?
In quella che segue c’è abbozzato un pensiero che, in qualche modo, concede un riscontro al mio quesito. La lettera dice così:

Caro sig. Maccagnano,
mi chiamo Pantaleo Ingusci e le scrivo per raccontarle una storiella. Qualche giorno fa un mio conoscete ha voluto mettermi al corrente di ciò che sta accadendo nella mia città.
In passato, altre volte, mi erano giunte “voci” di qualcuno che sulla terra m’invocava ad inviare un segno, per la cattiva condizione che state attraversando. Ma noi siamo in un’altra dimensione, viviamo (si fa per dire) in modo diverso da quello che voi umani potete immaginare. E interpellarci diventa difficile.
Ma questa volta la sua, chiamiamola così, supplica (anche se so benissimo che lei è un miscredente) ha avuto un’eco differente, ho compreso subito che veniva dal suo animo inquieto, dal suo carattere dissidente, per l’immane arroganza e superbia che state sopportando in qualità di miei adorati conterranei. E allora proprio per questo ho voluto risponderle.
Devo puntualizzare una cosa, noi (intendo io come ad esempio il caro Prof. Vittorio Raho e altri) che abbiamo avuto un passato di lotta burrascoso, conosciuto i tempi duri del secondo conflitto mondiale, affrontato le battaglie contro i fascisti e i loro tirapiedi, noi che sappiamo cosa ha voluto dire lottare contro un regime dittatoriale orribile, ogni tanto veniamo ricordati.
A volte siamo citati, anche male, e spesso pure a sproposito, ma noi puntualmente lasciamo a voi stessi di fornire delle risposte. E questo non perché, come dice l’Aligheri nella sua Commedia, siamo ignavi ma perché vorremmo che ve la cavaste da soli.
Questa volta però ho sentito il bisogno di dare alcuni spunti, per indicare dei percorsi. E stia tranquillo non lo faccio per lei, che è pure di fede politica distante dalla mia, ma perché credo che il momento storico che state attraversando è di quelli davvero brutti, e alcuni suggerimenti voglio darveli.
Intanto rispondo al suo quesito, con me direttore onorario, della Biblioteca Achille Vergari, i fascisti non si sarebbero, neanche lontanamente, sognati di chiedere se potevano tenere in quel luogo, di così alto valore culturale, la presentazione di un libro.
E poi ai miei tempi i fascisti picchiavano i dissidenti, assaltavano le sedi dei nostri giornali, erano “consacrati” a fare altre attività ben lontane dal campo culturale. Da quando in qua scrivono libri?
Detto questo, mi rendo conto del momento storico faticoso, e il consiglio che posso darle è di fondare quante più Biblioteche pubbliche potete, perché sarebbe come costruire granai pubblici. Farlo contro un inverno dello spirito che è già tra voi.
Lo so che sta già pensando di citarmi, ma ho preso ispirazione dalle “memorie di Adriano, del 1951”, di Marguerite Yourcenar. Lì dove spiega il nesso tra libri e futuro. Le biblioteche contro la carestia spirituale. Come vaccino contro l’epidemia dell’ignoranza, e contro il ritorno di guerre e fascismi.
Esorto lei, e tutti gli antifascisti, a fare come Adriano, non fate morire quelle Biblioteche che noi padri vi abbiamo lasciato. Come seme del futuro!
Se non ci sono Biblioteche, e quelle poche che esistono le date in pasto ai fascisti, sarete dei sudditi, senza storia e senza futuro.
Grazie Sig. Maccagnano per la pazienza, delle mie esortazioni faccia pure ciò che crede.

Caro direttore, che dice “la fantasia al potere”, potrebbe accendere le nostre affievolite speranze di uomini liberi?
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente