NARDO' - Caro direttore, la sanità pubblica è della gente comune, non dei direttori o ex direttori!
Premetto, la presente non intende criticare il Comitato per la Tutela dell’ex Ospedale di Nardò, anzi.
Alle cittadine e ai cittadini del Comitato dev’essere restituito il legittimo merito, che è quello di essere riusciti a scrivere (cosa non facile in questa città, governata da troppi anni dall’estrema destra) una bella pagina di democrazia e di partecipazione attiva della gente di questa città.
La conferma si è avuta ieri sera presso il Chiostro dei Carmelitani. Un’ampia adesione, con decine e decine di persone intervenute, ad un dibattito che aveva organizzato il Comitato sulla crisi del Distretto Socio-Sanitario e della sanità pubblica del nostro territorio. C’erano tanti posti in piedi, e una sala troppo piccola per contenere tutti i convenuti.
Il che significa che il lavoro che è stato svolto, la dedizione e l’impegno profuso da quei professionisti, nonché cittadini comuni anche non addetti al settore sanitario, ha originato i risultati sperati.
Intanto il Comitato ha avuto la capacità di far comprendere alle persone, alle famiglie di Nardò, che la sanità pubblica locale è in emergenza e necessità di un approfondito e ampio dibattito democratico, e dunque di un coinvolgimento maggiore da parte di tutti.
Da queste discussioni poi le successive istanze a politici ed amministratori, locali e regionali, del settore:
affinché abbandonino, definitivamente, le politiche di austerità, attuate negli ultimi anni, che hanno determinato disastri come il taglio dei posti letto, la chiusura di Ospedali come il nostro di Nardò, la cancellazione di servizi sanitari primari per la prevenzione e la cura della salute dei cittadini, e dall’altra parte favorito l’apertura di laboratori e strutture private.
Per non parlare qui (ma avrò modo di farlo in seguito) delle ingenti risorse economiche che il governo Meloni, per stare dietro e seguire le politiche europee e quelle del suo amico Trump, preferisce destinare in armamenti e non per la sanità, scuola e ricerca.
Al Comitato, se mi posso permettere, volevo lanciare quest’idea:
l’Assemblea di ieri dovrebbe essere ripetuta in un luogo più ampio e capiente, adeguato a contenere tutte le cittadine e i cittadini che ieri (compreso il sottoscritto) non sono riusciti a trovare posto a all’interno della sala del Chiostro dei Carmelitani. Magari in una delle aule presso la struttura comunale di via Giovanni Falcone.
E dico questo perché credo, fermamente, che la sanità pubblica appartiene alle famiglie che ogni giorno combattono in mezzo a mille difficoltà, e non è dei direttori o ex direttori che sedevano ieri davanti in prima fila, e per giunta hanno voluto per primi intervenire. Si sono messi in mostra, ancora una volta, nonostante la loro gestione sia stata inadeguata.
La sanità non è neanche dei tanti ex politici ed ex amministratori che ieri si sono “affacciati” al Chiostro, e bighellonavano, perché sentono “l’odore”, come gli avvoltoi, delle prossime elezioni. Mentre negli anni in cui potevano fare qualcosa non hanno mosso un dito per salvare l’Ospedale di Nardò.
Faccio notare, per alcuni che presumibilmente non hanno analizzato bene “alcuni interventi”, che dopo la prima legge di Riforma Sanitaria, la 833/78, della nostra Repubblica le leggi successive, approvate dai governi liberisti, sono state peggiorative di quell’ottima riforma. E per cortesia lasciamo stare gli ultracentenari, che sarebbero aumentati nella nostra società, non diamo sempre colpe a chi no ne ha.
Le leggi di controriforma che sono seguite, sono state un disastro per la gente, perché hanno previsto sempre meno risorse, trasformato le Usl in Aziende, accentrato potere nelle mani dei politici e dei direttori. Attuato tagli di servizi a carico della povera gente, e tanto strapotere proprio nelle mani dei dirigenti, che ancora oggi si sentono dio e padreterno.
Così gli stessi hanno potuto decidere contro i diritti dei lavoratori della sanità, per la cessazione di prestazioni sanitarie pubbliche, pareggiare il bilancio della Asl, come se la sanità fosse un’azienda privata. Ma in compenso hanno sempre sostenuto e sono devoti, in modo incondizionato, alle strutture sanitarie accreditate e private.
Qualcuno che oggi promette cinque posti letto in più, per l’Ospedale di Comunità, non cambierà di molto le sorti della sanità neritina.
La sanità pubblica è delle famiglie che ogni giorno combattono, invano, per prenotare una visita in un mare di liste d’attesa lunghissime, per poi essere costretti a ricorrere ad un medico specialista privato pagando di tasca propria la prestazione;
la sanità pubblica è di quelle persone che si sentono minacciate, come ha accennato il Dr. Vallone, di perdere la vita perché non hanno più un Presidio Ospedaliero con un pronto intervento che garantisca la sicurezza, l’incolumità, dei cittadini.
Ospedale, rammento per chi si fosse dimenticato, dove la chiusura venne pianificata da Raffaele Fitto, e la definitiva cessazione decretata da Nichi Vendola.
La chiusura del nostro Ospedale è una ferita che non si rimarginerà mai!
La sanità è di uomini e donne che, ancora oggi, si rivolgono, ignari, all’ex Ospedale convinti di trovare accoglienza e cure.
Ribadisco caro direttore, la sanità pubblica è della gente comune, non dei direttori o ex direttori!
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente