Pillole di resistenza

OCCASIONI PERDUTE - Anche solo per dimostrare civiltà e rispetto: meglio non parlare di poesia?

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NARDO' - Caro direttore, questo non è un paese per poeti?WhatsApp Image 2025 08 30 at 18.49.11


Sant’Angelo a Fasanella, Salerno, qualche giorno fa sono apparsi versi di poesie accanto ai portoni, vicino alle case antiche, tra le mura in pietra delle stradine, nei vicoli silenziosi dove il tempo sembra essersi fermato. Piccolo centro degli Alburni nel Salernitano, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento.
Sui muri del borgo fogli con parole semplici e profonde: poesie firmate da Franco Arminio, poeta e paesologo che da anni racconta l'anima nascosta dei piccoli centri. Un gesto anonimo e silenzioso, ma capace di lasciare il segno.
Il sindaco del paese, Bruno Tierno, “ci siamo svegliati e abbiamo trovato queste affissioni. Non abbiamo idea di chi possa essere l'autore o gli autori." L'iniziativa ha portato la poesia nelle strade del paese, trasformando i muri in pagine e le passeggiate in momenti di riflessione. " Ci auguriamo - aggiunge Tierno - che si tratti di un'iniziativa nata dai giovani, perché in queste parole vedo un chiaro messaggio di resilienza, un invito a restare, a credere ancora nella forza dei nostri luoghi."

E a Nardò?
L’altra sera c’è stato un evento culturale in Piazza Cesare Battisti, uno dei pochi e sparuti dell'estate neretina, con delle eccezionali presenze. Una sera in versi con Franco Arminio e Marco Alemanno organizzata dalla libreria Mondadori. E cosa ancora più bella, ed affascinante, c’erano ad assistere oltre 500 spettatori.
I geniali amministratori, perché se oggi manca il tocco “del genio” non siamo a Nardò, concedono ad un gruppo rock di un bar o pizzeria, vicino piazza Battisti, a suonare nelle stesse ore dell’evento culturale, con casse che bombardano rumore a mille decibel.
Le persone presenti, nell’ascoltare il frastuono, guardano verso il bar sconcertati. Arminio si interrompe. Qualcuno va a protestare, ma niente. Loro sono in regola, hanno pagato la SIAE.
La gente è rimasta comunque fino alla fine della serata, ma i poeti non hanno potuto far godere gli spettatori di quell’atmosfera, di quell’aura di silenzio tipica delle serate dedicate a questo genere di letture con versi poetici, perché il tutto è stato stroncato e disturbato da una cagnara infinita di schiamazzi, che di musica avevano ben poco.
Dunque, Nardò non è un paese per poeti?
Le serate culturali vengono concesse, e poi (volutamente?) sabotate perché, come’ è consuetudine, agli amici e compari non si può dire mai di no?
Del resto il nostro paese ha una lunga, e dolorosa, tradizione di poeti e scrittori che sono stati maltrattati e perseguitati dal potere. Ovvio che Arminio non è un perseguitato, abbiamo visto cosa dice di lui il sindaco di Sant’Angelo a Fasanella.
Ma se metti una sera d’estate in una Nardò dove impera indisturbato, ed è benedetto dagli amministratori, il baccano, il caos, le serate all’aperto concesse anche nei vicoli (per festeggiare un rione o una strada) con musica sparata a diecimila decibel, nei bar, nelle pizzerie, sui marciapiedi, agli angoli delle vie e in ogni dove, si impedisce a dei poeti di pronunciare versi. Lascio ad ognuno il commento.
Ricordo Pier Paolo Pasolini. Cosa disse Alberto Moravia di lui, come poeta.
“Qualsiasi società sarebbe stata contenta di avere Pasolini tra le sue file. Abbiamo perso prima di tutto un poeta. E poeti non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo. Quando sarà finito questo secolo, Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno come poeta. Il poeta dovrebbe esser sacro”.
Dunque, se i poeti ne nascono pochi in un secolo, e ogni poeta è sacro tutti dovremmo chiedere perdono ad Arminio se l’altra sera in una Nardò distratta, avvezza al rumore, ha impedito alla cultura, alla poesia di prendere, per qualche ora, il posto della confusione.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente