Pillole di resistenza

L'Umanità sulla soglia della Terza guerra mondiale ma c'è chi, anche nel suo micromondo, pensa solo alla propria misera campagna elettorale

Stampa

Caro direttore, campagne elettorali patetiche, senza pathos. Aspiranti presidenti che soffrono, e campagne vere per i diritti umani.

Ci sarà pure qualche diligente, e scrupoloso, elettore o elettrice che oserà rivolgere questo quesito ai candidati della destra?
Come si può fare campagna elettorale, senza avere ancora un candidato alla carica di presidente?
Ci sono candidati che da qualche giorno hanno provveduto a farsi stampare gigantografie pubblicitarie, 6*3, con slogan demenziali; aspiranti consiglieri che se ne vanno in giro per mercati, e mercatini, a stringere mani con fare gagliardo, a farsi adulare da ipotetici elettori; o ancora farsi fotografare e riprendere in video nelle corsie degli ospedali (le telecamere sono sempre pronte e accese) davanti alle barelle degli ammalati, in attesa ai pronto soccorso.
Ambiziosi consiglieri che mostrano facce impietosite, per la bisogna, per sfruttare il dolore della gente, come se stessero in una trasmissione TV in prima serata. Il tutto per denunciare, quasi sia, la sanità pubblica allo sfascio, e si offrono come santi protettori. Ma dimenticano che i tagli, e le razionalizzazioni alla spesa sanitaria, sono stati attuati anche dai governi diretti dai loro “amici” rappresentanti nazionali.
Solo una breve nota per chi specula sulle sofferenze altrui,
Il declino del Ssn è in primo luogo un problema di sottofinanziamento, documentato dalla tendenza, già avviata prima della pandemia, a una progressiva riduzione della percentuale del Pil destinata al finanziamento del Ssn: dal 6,8% del 2014 al 6% del 2025, fino al 5,6% previsto per il 2030.
E poi ci sono, restiamo nel campo dei desideri e delle fantasie, le campagne elettorali di smaniosi candidati presidenti, non ancora indicati da nessuno, che insistono, perseverano e sperano.
Attendono angosciati, fanno notti insonni, e si affidano ad alcuni “amichetti” sodali azzurri, o verde pallido nordico.
Il tempo è tiranno, sta per scadere, ma continuare a sperare non costa nulla.
Nella snervante attesa mi permetto, umilmente, di suggerire la visione di una famosa opera teatrale, di Samuel Beckett “Aspettando Godot”. Dove racconta di personaggi, per i quali la vita è redenzione per le colpe di essere nati. Non si sa mai. Può essere di buon auspicio.
E poi ci sono le campagne, o meglio le battaglie, quelle vere e legittime per i diritti umani contro le violazioni del diritto internazionale. E sono quelle che prediligo.
Come quella che in queste ore sta conducendo, con coraggio, la Global Sumud Flottilla. Piccole imbarcazioni civili dirette alla striscia di Gaza per portare cibo a quelle genti, stremate dalla fame e dalle continue devastazioni quotidiane.
Qui parliamo di sana disobbedienza civile. Quelle donne e quegli uomini, a bordo delle barche, non stanno facendo niente di illegale. Al contrario che ciò che vogliono farci credere i nostri sovranisti, e xenofobi, governanti.
Attraversano acque internazionali e vogliono giungere in una porzione di mare illegalmente occupato da Israele. Lo dice il parere della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024 e la risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 23 settembre 2024, che ordina a Israele di ritirarsi. Ripeto, su piccole imbarcazioni civili.
Il loro nobile intento è quello di arrivare a Gaza, e svolgere un compito al posto dei governi occidentali. Esecutivi che dal 1948 ad oggi, in testa gli Usa, hanno lasciato mano libera ad Israele di compiere azioni genocidiarie contro il popolo palestinese.
In sintesi, la Global Sum Flottilla sta mettendo in atto una forma straordinaria di lotta per il diritto, vista l’ignavia degli Stati. Esprimono la speranza che il diritto internazionale torni a compiere una funzione a Gaza, che si applichi la Convenzione sul genocidio, che si dia seguito alle sentenze della Corte internazionale di giustizia e ai mandati di arresto della Corte penale internazionale.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente