Caro direttore, il sindaco-tuttologo, e l’opposizione assente ed afasica.
Ma perché a Nardò le norme, le direttive nazionali, devono essere stravolte?
Nardò è in Italia o nella Repubblica delle banane-padane?
Da oggi aggiungiamo un’altra genialata alle mille che già conoscevamo. Il sindaco, e la sua giunta comunale, desidera (perché ogni desiderio di questi lorsignori, come amava dire il compagno Fortebraccio negli ‘80 dalle colonne de L’Unità, diventa un ordine e deve realizzarsi, tanto l’opposizione è assente) decretare non solo la demolizione della scuola elementare, di via XX Settembre, ma persino (udite, udite) intitolare il nuovo istituto a Sergio Ramelli. Non bastavano i raduni annuali, con l’urlo del “presente”, adesso anche il titolo ad una scuola.
Ma chi decide il nome di una Scuola Elementare, oggi detta scuola primaria?
La legge parla chiaro, la decisione spetta al Dirigente Scolastico che emana un decreto, ma il processo coinvolge diversi organi:
la proposta parte dal Consiglio di Istituto (sentito il Collegio Docenti), si acquisisce il parere del Comune, della Prefettura e, se necessario (per persone decedute da meno di 10 anni), si richiede l'autorizzazione del Ministero dell'Interno.
A Nardò le cose procedono al contrario rispetto agli altri comuni. Ed è sempre, e solo, il sindaco che si arroga il potere di sancire che quella scuola dev’essere nominata a Sergio Ramelli.
Un ragazzo iscritto al fronte della gioventù, che da decenni viene strumentalizzato dalla destra fascista, che nel ’75 venne ammazzato da esponenti di un’associazione di estrema sinistra.
Diamo uno sguardo ai nomi delle scuole di Nardò, e in generale a qualche scuola d’Italia. Sono intitolate ai padri nobili della Cultura, educatori, pedagogisti, filosofi, scrittori, poeti.
Gianni Rodari, Carlo Collodi, San Giovanni Bosco, Don Lorenzo Milani, Maria Montessori, Renata Fonte. E ancora, a Giuseppe Garibaldi, Vittorio Emanuele II o Alessandro Manzoni, Galileo Galilei, Leonardo da Vinci, Dante Alighieri o Einstein, Michelangelo, Raffaello o Boccaccio. Eroi della Resistenza, partigiani, o ad Aldo Moro e Giorgio Amendola.
Cerchiamo, per una volta, di leggere la storia del nostro recente passato senza paraocchi, pregiudizi e facciamolo in modo compiuto ed integrale: fermo restando che nessuno intende togliere senso all’uccisione di Ramelli, il periodo storico degli anni '70 l'Italia fu teatro di una forte violenza politica, con centinaia di organizzazioni armate, di estrema destra e di estrema sinistra. Molte uccisioni, anche ai danni di ragazzi di dell’estrema sinistra, nacquero da aggressioni ordinate, pestaggi, attentati e scontri di piazza tra opposte fazioni politiche, trasformando i militanti, spesso giovanissimi, in bersagli.
In sintesi, insieme a Ramelli furono decine di altri ragazzi che persero la vita in quegli anni, in un clima politico di scontri diffuso, che colpì trasversalmente militanti di tutti gli schieramenti politici.
L’elenco delle morti, purtroppo, è sufficientemente lungo. Ma solo per questo dovremmo intitolare scuole, piazze, vie a tutti i militanti, di destra e di sinistra, che hanno perso la vita negli anni ’70 senza escluderne nessuno?
Oppure è meglio dare l’intestazione di una una scuola assegnando priorità al merito, all’eccellenza dei nostri padri nobili della Cultura, educatori, pedagogisti, filosofi, scrittori e poeti?
E fare in modo chi studia, in quell’Istituto, possa riferirsi a quel personaggio storico che ha conseguito un elevato valore etico, educativo ed intellettuale. E dunque possa identificarsi con quel nome, e solo a quello!
Prendiamo Italo Calvino, partigiano, poeta e scrittore. Perché alcuni Istituti portano il suo nome? Per lui la scuola non è un'istituzione dogmatica, ma uno spazio di ricerca e interrogazione attiva, dove i libri sono strumenti per "interrogarsi e ragionare", stimolare la curiosità e costruire un'identità personale, contrapponendosi a una visione statica o passiva dell'apprendimento, con figure come Cosimo nei Baroni Rampanti che imparano sugli alberi, creando le loro biblioteche volanti.
Calvino promuove una scuola che insegna a pensare, a mettere in discussione i testi e a creare legami personali con la lettura, rendendola un motore di crescita intellettuale e morale per "uomini attivi della storia".
Questo era la scuola per Calvino, e questo esprimeva!
Non possiamo permettere che la storia sia ridotta a una serie di celebrazioni di riti e delitti, come fa la destra fascista. Questo approccio non solo è limitato e parziale, ma anche pericoloso, poiché perpetua una visione distorta del passato e alimenta l'odio e la divisione. È tempo di raccontare la storia in modo integrale, così come gli eventi si sono svolti. Considerando le diverse prospettive e punti di vista, e non solo quelli della destra fascista.
A questo punto, se realmente il sindaco di Nardò, e giunta, dovessero insistere ad intitolare la scuola elementare a Sergio Ramelli, tutte le Associazioni sinceramente democratiche ed antifasciste, l’ANPI per primo dovrebbero unirsi e chiedere al Prefetto di bloccare quanto sta avvenendo.
Ma spetterebbe, principalmente, a tutta l’opposizione in Consiglio Comunale svegliarsi e far sentire la loro voce, con megafoni e tamburi!
Smetterla di essere afasici e silenziosi davanti agli scempi di questo sindaco e della giunta neritina.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente