Caro direttore, la morte di un uomo che un giorno di luglio chiedeva aiuto e non l’ha trovato.
“Non riesco a respirare”
Il caso di Abderrahim Fakir, morto domenica a Bologna durante un intervento di polizia, arriva sul New York Times. Il quotidiano newyorchese evidenzia i paragoni con il caso di George Floyd, ucciso da un agente di polizia di Minneapolis nel 2020 mentre veniva tenuto a terra. Il Nyt pone l'accento sul gesto di Silvia Miglietta, il nostro assessore alla Cultura pugliese, che ha evidenziato le analogie tra la morte di Fakir e quella di George Floyd indossando una maglietta con la scritta 'Non riesco a respirare'. Proprio in riferimento alle parole pronunciate da Floyd mentre l'agente Derek Chauvin gli teneva un ginocchio sul collo durante l'omicidio avvenuto in una strada di Minneapolis.
Se si opprime schiacciando in posizione prona, faccia a terra, una persona (asfissia posizionale) si provoca un blocco respiratorio: pancia in giù con il peso di agenti sul dorso, s’impedisce l'espansione del torace e del diaframma.
La contenzione è sbagliata: il 118 sottolinea che la manovra di bloccaggio con il viso a terra è del tutto sbagliata, ed è ad altissimo rischio di letalità per asfissia.
Inoltre, l'uso dello spray al peperoncino, urticante, è stato un aggravante. Fortemente controindicato in soggetti con difficoltà respiratorie o asma, poiché ne accelera il soffocamento. Al centro di tutta questa vicenda, la morte di un uomo che un giorno di luglio chiedeva aiuto e non l’ha trovato.
Il consulente, prof. Vittorio Fineschi, quello che fece l’autopsia a Giulio Regeni, ha detto che, “Fakir aveva i polmoni pieni di sangue. Sulla sua schiena c’erano vaste aree di infiltrazione emorragica da compressione. Un chiaro quadro di asfissia meccanica violenta da compressione dorsale”.
Ma in questa vicenda è entrato in scena il Governo, che difende gli agenti esponendoli agli effetti dannosi della sua stessa propaganda. Un esecutivo di condannati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per la morte di Riccardo Magherini avvenuta a Firenze in circostanze del tutto analoghe. Condanna ribadita dall’Alta Corte che ha respinto il suo appello. Basta guardare quel video che riprende la sua morte ed ascoltare le sue parole disperate.
Il mondo sta parlando del video di Abderrahim Fakir, ucciso a Bologna. Tutti i principali quotidiani internazionali — dalla BBC al Washington Post, dal New York Times ad Al Jazeera — hanno riportato la notizia di questo omicidio.
E l'Italia? Si nasconde dietro un dito dicendo che si deve ancora valutare e che non si sa con certezza cosa sia successo. Tuttavia, dal video è tutto evidente.
Fakir aveva sangue nei polmoni. La sua agonia è durata 5 minuti e 30 secondi, poi è affogato nel suo stesso sangue. L’uomo che è morto domenica durante il fermo di due agenti delle volanti, è spirato per asfissia, ci dicono alcuni periti che hanno eseguito l’esame autoptico. Schiacciato dal peso e dalla stretta dei poliziotti che gli stavano sopra dopo averlo messo a faccia in giù per ammanettarlo. Per l’avvocato Fabio Anselmo, che difende i familiari di Fakir, «i risultati parlano chiaro: asfissia posturale traumatica violenta con segni di infiltrazione emorragica sul dorso. Polmoni pieni di sangue».
Questo, per il legale, «è sufficiente». Fakir è morto a causa delle manovre eseguite dai poliziotti del commissariato Bolognina-Pontevecchio durante il fermo. Si chiede, «Tutto questo è lecito? È legittimo? È adeguato? Io penso proprio di no, siamo di fronte a un nuovo caso Magherini (morto a marzo del 2013, dopo un fermo dei carabinieri, ndr) o a un nuovo caso Aldrovandi (ucciso da alcuni poliziotti a settembre 2005, ndr.)».
Per il legale della vittima si tratta di un classico, conosciuto e spiegato nelle scuole di polizia, «una manovra notoriamente pericolosa, che non aveva nessuna ragione di essere attuata, non con un soggetto in quelle condizioni».
Come ha spiegato all’Ansa nei giorni scorsi il presidente della Società italiana sistema 118 Mario Balzanelli, “la contenzione fisica prolungata in posizione prona, con il peso degli operatori sul torace e la compressione della nuca, può infatti uccidere. Schiacciato a terra, con il peso di uno o più operatori sul dorso, il soggetto non riesce più a espandere il torace e il diaframma”
La cosa orribile è la morte di un uomo, e di come è stata determinata. E inoltre, spaventa la smentita totale e continua dell'evidenza dei fatti.
Vedi e rivedi quelle sequenze video, al Pilastro di Bologna, ascolti più volte il grido d’aiuto di quell’uomo. Immagini la sua sofferenza ed agonia. Vedi altri uomini, con la divisa di soccorritori, fermi immobili a guardare. Guardi questi agenti che schiacciano questo povero cristo. Ma per alcuni, in primis per gli esponenti del governo, la cosa importante è negare.
È da Pinelli in poi che usano la menzogna come stile di vita, e le botte come stile di morte. Fakir, come Floyd, non respirava. E noi lo ricorderemo come un uomo, che un giorno di luglio chiedeva aiuto e non l’ha trovato.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente