Pillole di resistenza

INTERVENTO - La questione Ranucci e un riferimento a Nardò

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Caro direttore... e se, come dice Marco Travaglio, mandassimo i vertici della Rai al Cairo e Ranucci ritornasse di nuovo a Report?ranucci

Come tanti cittadini italiani, sto assistendo con sgomento agli attacchi, pretestuosi e di natura politica, contro Sigfrido Ranucci. Al raccapricciante comunicato Rai, che lo ha rimosso, senza motivazione, dalla conduzione del suo programma Report.
Ho sempre avuto grande ammirazione per il lavoro di Ranucci, e della sua squadra di inviati. Report è una delle poche trasmissioni, del servizio pubblico, che realizzano ancora un giornalismo d’inchiesta originale: fatto di domande, indagini, che hanno portato alla luce fatti che il potere politico, economico e finanziario, preferirebbe lasciare nell’ombra. Proprio per questo è, uno dei pochi rimasti, un programma Rai che disturba e tormenta il potere.

Con questo non voglio dire che Ranucci non potrà essere chiamato a rispondere, nelle sedi competenti, delle proprie scelte e dei propri rapporti professionali. Nessuno si può sottrarre alla critica. E Ranucci ne è consapevole.
Ma qui non è sotto esame la condotta in sé del giornalista, e le sue frequentazioni, si vuole demolire pubblicamente la sua reputazione.
Anche perché allo stato delle indagini, Ranucci è parte offesa dell’attentato che ha subito e, secondo quanto emerge dagli atti, non c’è alcun elemento per sostenere che fosse a conoscenza del progetto criminale di Lavitola. Ranucci è vittima di un attentato dinamitardo, e il potere politico ne fa un bersaglio per comminarli una sanzione aziendale.
E questo è inquietante.

So cosa vuol dire essere bersaglio, e sotto attacco, di politici, sindacalisti di professione, primari-baroni e direttori sanitari ed amministrativi. Quando per decenni ho condotto le mie battaglie in difesa dell’Ospedale di Nardò, e dei diritti dei lavoratori. Ricordo qui il valore fondamentale della solidarietà, e quante volte noi di “porta di Mare” siamo rimasti soli ad affrontare battaglie contro la prepotenza del potere politico locale. Dunque, la solidarietà della gente ci aiuta a mantenere in piedi i principi di indipendenza e libertà di stampa. Quelli che nascono dai regimi, anche locali, e proliferano lì dove il potere spacca e divide anche la stampa.
Quella di Ranucci è un’epurazione a tutti gli effetti, e alimenta il sospetto di un controllo politico, asfissiante, sul servizio pubblico. Da tempo molti cittadini scrivono e denunciano che in Rai tira una brutta aria.

Per questo Sigfrido Ranucci dovrà essere riconfermato alla conduzione di Report, e che sia garantita l’integrità della trasmissione, l’autonomia della redazione e la continuità del suo lavoro d’inchiesta.
Come scrive su “Il Fatto” Travaglio, … “come se non esistesse la magistratura, che può essere neutralizzata con gli abusi d’immunità quando tocca un parlamentare, ma non certo quando un lavoratore fa causa al datore di lavoro che lo punisce senz’aver violato alcuna regola, anzi dopo aver subìto un attentato”. I legali di Ranucci hanno già avviato un provvedimento d’urgenza, ex articolo 700. Per tutelare i diritti del giornalista e scongiurare la fuga di una redazione che per il servizio pubblico è un fiore all’occhiello. Se c’è un giudice a Berlino (come dice Travaglio) presto potremmo ritrovarci Ranucci di nuovo a Report, e magari i vertici della Rai al Cairo.

Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente