Pillole di resistenza

L'ANALISI - Ma perché il "candidato" si chiama così?

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NARDO' - Ad una faccia pulita corrisponde il nitore della coscienza? Non sempre è così. Ma andiamo a vedere chi si sbianca e chi maschera i peccati. Pronti a scansare le pietre?candido

Caro direttore, il candore e la purezza sono ancora la veste dei candidati?

Si abusa sempre più spesso della definizione “candidatura”.
Forse senza conoscere davvero il significato etimologico. La parola candidatura deriva dal latino [candidatus], che significa "vestito di bianco".

Trae origine nell'antica Roma. Chi si presentava alle elezioni per una carica pubblica indossava una toga speciale, chiamata toga candida.
Questa veste veniva resa di un bianco molto acceso, spesso strofinandola con il gesso, per farsi riconoscere tra la folla.
Indica, ancora oggi, la presunta trasparenza e integrità d'animo del cittadino o cittadina che aspira a governare, e che dovrebbe (mai come in questa occasione il condizionale è, rigidamente, d’obbligo) riflettere l'impegno pubblico a mantenere un comportamento specchiato, e senza macchia.

Dunque, chi si candida deve avere il candore, simbolo della purezza e l’onestà. Deve dimostrare di avere intenzioni oneste, ed essere considerato al di sopra di ogni sospetto.
Come del resto i senatori dell’Antica Roma. Vestivano di bianco, con il bordo di porpora, ma diventavano "candidati" (indossando il bianco splendente della toga candida) solo nel momento in cui chiedevano i voti al popolo.
Dopo questa dissertazione, che a molti sarà apparsa di sicuro irritante (pensate che le statistiche ci dicono che oggi in tanti leggono solo i titoli dei giornali, mentre le frasi lunghe anche due periodi sono tralasciate) le domande che pongo sono le seguenti:
quanti dei vari candidati che si sono già presentati al pubblico, o quelli che stanno per sciogliere le loro riserve e si presenteranno, possono vestire la veste candida?
Inoltre, quanti di questi personaggi possono, senza macchia con onestà e purezza, mostrarsi agli elettori sicuri di non avere un passato impuro, con una condotta irreprensibile e senza ombre?
Qui non voglio presentare ed analizzare le diverse figure che hanno già manifestato di volersi “vestire di bianco”. Questo lavoro me lo riservo tra non molto, quando la campagna elettorale entrerà nel vivo.
Mi interessa interrogare gli aspiranti sindaci o sindache, a rispondere al semplice (si fa per dire) quesito collocato sopra.

Dunque caro direttore, il candore e la purezza sono ancora la veste dei candidati?

Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente