Caro direttore, ci ha lasciato all’età di 88 anni a Recanati un intellettuale, uno storico e un militante rivoluzionario, Antonio Moscato.
Se n’è andato la notte del 24 ottobre 2026. Già docente di storia all’ Università di Lecce, dove è stato per oltre vent’anni, titolare della cattedra di “Storia del Movimento Operaio” (unica in Italia) fino al 2005, quando Antonio andò in pensione.
Antonio Moscato è stato un rigoroso storico marxista, ma anche un militante rivoluzionario e convinto antistalinista:
si era formato nella sezione italiana della Quarta internazionale con Livio Maitan, aveva aderito alle diverse organizzazioni della sinistra radicale, fino all’esperienza di sinistra anticapitalista.
Il suo contributo intellettuale è stato sempre appassionato e mai scontato. Sui temi dei cambiamenti in atto nella Russia post-sovietica, sempre al centro dei suoi studi, insieme a quelli sul Medio-Oriente.
E soprattutto sulle vicende dei paesi latinoamericani, in particolare su Cuba e poi studioso del pensiero e della figura di Ernesto “Che” Guevara.
Ho conosciuto Antonio negli ’90 nella sede di Democrazia Proletaria.
C’era un acceso dibattito all’epoca, per lo scioglimento di DP. Le compagne e i compagni di Lecce stavano per aderire al Partito della Rifondazione Comunista. A Lecce mi accompagnò, la prima volta, il compianto amico e compagno Giampiero Caputo.
Dissentivo dalla linea politica del Pci, e Giampiero mi condusse nella sede giusta, dove c’era uno spirito diverso, un fermento dinamico di persone che discutevano in modo libero e democratico.
Lì ho conosciuto il professore Antonio Moscato. Noi lo chiamavamo semplicemente Antonio, perché i compagni tra di loro usano il “tu” e si chiamano per nome, senza anteporre titoli.
Nei suoi interventi, sempre brillanti e vivaci, c’era tutto ciò che un militante, della sinistra radicale poteva e, forse, doveva apprendere, per poi far tesoro di quella saggezza critica per formarsi politicamente.
Antonio nei militanti dell’epoca, in chi l’ha conosciuto, nei suoi studenti che hanno frequentato i suoi corsi di studi, ha lasciato un segno indelebile.
I suoi interventi nelle conferenze, nei comizi di piazza, in Università insegnava a tutti noi a pensare con la nostra testa. E no come i discorsi di oggi, di alcuni docenti da individualismo ed autismo politico. Docenti universitari mefitici ed asfittici.
Non sono stato uno studente di Antonio, ma attraverso le sue conversazioni, le letture giuste, che lui stesso ti indirizzava delle sue ricerche e dei suoi saggi, non dava mai nulla per scontato, e si poteva uscire preparati e pronti ad affrontare il dibattito. Che negli anni ’90 era ancora molto acceso ed attivo.
Nella campagna elettorale delle elezioni del 1996, quando Rifondazione scelse la linea politica della desistenza, Antonio Moscato lo accompagnai personalmente nelle piazze di Nardò e Galatone, dove tenne comizi.
E una sera, con altri compagni, lo invitai in casa mia. A tavola la discussione continuò, imperterrita, sui tempi politici del momento.
E a fine serata, prima di andare via, Antonio mi chiese una cosa tenerissima, che non potrò mai dimenticare:
all’epoca i miei figli avevano 6 e 9 anni, si era fatto molto tardi e il giorno dopo dovevano andare a scuola. Lui mi domandò, con quella garbata gentilezza che contraddistingue un intellettuale, se potevo aprire la porta della stanza dei bambini per guardarli, solo per qualche istante, mentre dormivano.
Lui non aveva figli, e nei suoi comizi accennava spesso, intercalava, “i nostri figli”. Questo è stato per me Antonio.
Oltre che un intellettuale, uno storico, un professore che era riuscito, con tenacia contro i baroni, ad istituire all’Università di Lecce un corso di studi di Storia del Movimento Operaio, anche un uomo di una dolcezza unica.
Conservo, gelosamente, con cura i suoi libri e altri suoi scritti, nella mia piccola biblioteca e ne faccio tesoro, perché li consulto ogni volta che serve.
Con Antonio ho capito l’importanza di essere critici, e anche dissidenti, e mi mancheranno i suoi elaborarti, sulla situazione attuale di questo nostro mondo.
Con Antonio se ne va un’intellettuale, uno storico e un militante rivoluzionario.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente