
NARDÒ - Quando un’ordinanza ti ordina di non andare a casa.
Nell’Amleto, William Shakespeare dice che c’è della logica nella follia. Se il Bardo fosse vissuto in questi tempi e il caso gli avesse concesso di visitare Nardò, forse avrebbe modificato la battuta.
Succede che d’estate si diffonda questa epidemia del ballo. Epidemia che si manifesta in esibizioni di piazza (sulle quali non esprimo il mio parere, dato che non è pertinente all’argomento). La piazza scelta è di solito piazza Battisti. Ora, già qui potremmo aprire una lunga lunghissima discussione. Secondo quale logica si piantano un palco e un impianto audio a millemila decibel in pieno centro abitato? Che sia nel fine settimana o di lunedì, o qualsiasi altro giorno, chi abita nei dintorni della piazza non ha forse diritto a dormire in pace, a guardare la televisione, a fare due chiacchiere con un amico senza cercare di leggere il labiale del proprio interlocutore per riuscire a cogliere una parola? Per forza devono vibrare i vetri delle finestre al suono di “Happy” ogni tre giorni?
Io le faccio queste domande, ma so già che la risposta non c’è, e se c’è è semplicemente: ciccia. Così è, se vi pare.
La cosa assurda, però, è quello che accade alla viabilità in queste occasioni. Tipo ieri, venerdì. Arrivo dal lavoro, percorro via De Pandi per immettermi su via Lata e all’altezza di piazza San Giuseppe trovo un cafarnao. Ci sono tre macchine che procedono a marcia indietro su via Lata, perché arrivate all’altezza di piazza Battisti si sono trovate la strada sbarrata da alte reti metalliche. Impossibile svoltare su via Amendola per uscire dal centro storico, unica soluzione è percorrere contromano proprio via Lata, fino ad arrivare in via Giuggiola e svoltare. Sperando che non arrivi nessuno di fronte. Cosa che invece succede, perché dall’altro lato non c’è nessuna segnalazione, nessun vigile urbano, nessuna transenna, nessun manifesto che indichi la modifica alla viabilità. All’altezza di piazza San Giuseppe ci sono sì delle transenne, ma l’ordinanza riportata risale a una settimana prima. Nessun cenno a quella attuale (che è pubblicata sull’albo pretorio, ma devono tutti leggerlo quotidianamente per sapere cosa succede sotto casa propria? E chi non ha internet?). A quel punto chiamo i vigili urbani, perché tra l’altro, vorrei solo tornare a casa. Non ho alcuna intenzione di rischiare un incidente per percorrere la strada in divieto, né posso parcheggiare la macchina e andarci a piedi perché non c’è posto. Aspetto. Nei venti minuti di attesa ci sono scene di ordinaria follia, con decine di automobilisti ovviamente ignari che continuano da arrivare e da via Lata e da via De Pandi e si trovano a non poter proseguire, se non in divieto, con tutti i rischi che ne conseguono. Finalmente arriva una pattuglia e va a vedere cosa stia accadendo. In sostanza, in via Amendola (unica via d’uscita) non si può passare perché gli operai incaricati del service stanno montando dei gazebo. Si offrono di spostarli una volta terminato il lavoro per consentire il passaggio (cosa che faranno all’arrivo dell’assessore Maglio che risolve la situazione tipo deus ex machina) ma nel frattempo si è in pieno delirio. Gente che percorre la via Lata contromano, non sapendo dove andare una volta arrivati in piazza San Giuseppe, residenti arrabbiatissimi che tornano dal lavoro e trovano la sorpresa della strada sbarrata, senza che nemmeno una fotocopia appiccicata sul muro li abbia avvisati di quello che succedeva, le due vigilesse mortificate dall’accaduto perché l’ordinanza emanata di fatto impedisce ai residenti di arrivare a casa propria e loro sono in prima fila nel beccarsi i sacrosanti malumori.
Come detto, la situazione si risolve all’arrivo di Flavio Maglio, che fa spostare i gazebo quel tanto che basta per consentire il passaggio delle auto. La mia domanda è questa: è necessario l’intervento di un assessore? È necessario dover chiedere una cortesia (perché questo era) a delle persone che stanno lavorando così come gli è stato garantito, per poter accedere alle proprie abitazioni? E se gli operai non fossero stati ancora lì a montare? Cosa sarebbe accaduto?
Si può emanare un’ordinanza di chiusura al traffico veicolare e non prevedere l’accesso alla propria residenza per decine di famiglie? Può un’ordinanza che riguarda il traffico veicolare non essere emanata dal dirigente che si occupa della viabilità, ma da quello ai lavori pubblici? Soprattutto, si può emanare un’ordinanza che riguarda delle vie interessate da un notevole traffico (vergogna, in un centro storico!) senza dare adeguata pubblicità ai cambiamenti, senza prevedere dalle 9 del mattino, ora di avvio dell’ordinanza, la presenza di un vigile urbano che diriga il traffico, senza avvisare all’ingresso di via Lata che non è possibile proseguire fino a piazza Battisti, che c’è il rischio di trovare auto che arrivano di fronte, senza pensare che un’ambulanza potrebbe aver necessità di passare?
Perché tra l’altro, i gazebo spostati dall’ingresso di via Amendola alle 14, nel pomeriggio sono stati riposizionati dov’erano. Chi è tornato a casa nel pomeriggio, a casa non c’è potuto arrivare. E poco importa che magari vi fossero persone anziane, persone disabili, famiglie con bambini piccoli. Poco importa che ai residenti doveva comunque (secondo l’ordinanza) essere permesso l’accesso. La realtà è che c’era a stento lo spazio per passare a piedi.
Io posso fregarmene bellamente dei balli e dei balletti, posso al limite, finché non ne avrò fin sopra i capelli, sopportare l’inquinamento acustico e i vetri che vibrano, ma che mi venga impedito di entrare e uscire da casa a mio piacimento, questo no, non lo potrò mai tollerare. Se questo è il paese dei soprusi, che sia ben chiaro che non sono né sarò mai disposta a tollerarli. Mi indigno coi miei concittadini per tanti, tantissimi motivi, ma forse è vero il detto, che il pesce comincia a puzzare dalla testa.