Ispirato Davide Minnella: il giovane regista gallipolino (classe 1979) cavalca un genere, con il suo “Ci vorrebbe un miracolo”, che offre come punto di forza l’essere una commedia-documentario. Possiede, dunque, la leggerezza di un film leggero, grazie alla simpatia degli attori Elena Di Cioccio (nota per trasmissioni cult come Le iene e La Malaeducaxxion), Giuseppe Sportelli e Alberto Basaluzzo, ma svela, “alla Report”, uno scandaloso mistero: perché i pescherecci partono dai porti pugliesi non per gonfiare le reti ma per riempire la stiva di statuette di Padre Pio e quintali di merchandising religioso?
Uno spunto singolare ed intrigante, che Minnella (al suo primo lungometraggio) gestisce con perizia tanto da meritare il premio come miglior film italiano al Riff (il festival del cinema indipendente) di Roma e di miglior opera prima per il pubblico di Maremetraggio, festival di Trieste. Non solo: l’opera è stata “evento speciale” al Giffoni, al Bif&st e al Vieste Film Festival. E’ prodotto da Fake Factory con il sostegno del Mibac - Ministero dei Beni Culturali, dell’Apulia Film Commission, della Regione Lazio e della Kofler spa.
L’ossatura del film si regge su questo significato nascosto nella trama: Elena, la protagonista, torna in Puglia per partecipare a un funerale di un vecchio zio. E’ così che ritrova suo cugino Gianluca che poco a poco l’avviluppa nella spirale dei suoi interrogativi: Chi sta avvelenando il nostro pesce e i nostri mari? Elena si fa tirare a fondo nella storia, fino a quando un evento totalmente soprannaturale e miracoloso sconvolge ogni previsione: il mare si è svuotato di pesci e si è riempito di icone religiose. Si tratta di un miracolo o di un perverso effetto dell’inquinamento?
“Ci Vorrebbe un Miracolo” andrà in onda stasera alle 21.10 su TeleNorba.
“Si tratterà di un unico passaggio televisivo – dice Minnella – effettuato per ringraziare, in qualche modo, tutta la meravigliosa gente del sud che ci ha dato una mano durante le riprese del film”. Un trailer è già presente su Youtube e fa da sottofondo allo stesso un brano firmato dagli Après La Classe.
“Le attività di pesca industriale, che hanno, nel corso dei decenni, contribuito a depauperare il nostro mare, ci hanno convinti che la modernità abbia in qualche modo provveduto a rendere qualunque pesce disponibile in qualunque quantità, periodo, luogo. Addirittura – continua il regista - sono riusciti a spezzare il legame logico che faceva sì che quando andavamo a comprare il pesce ci venisse in mente il mare. Ebbene, il mare è lì. E non ci sono, in mare, fabbriche di pesce. A danneggiare si fa relativamente in fretta ed ora stiamo vedendo i pessimi frutti del nostro operato. Rimediare potrebbe essere un’operazione più lenta, quindi mettiamoci l’anima in pace: quel che di giusto facciamo per il pianeta, lo facciamo, in massima parte, per chi verrà dopo di noi”.
Un film-denuncia, in definitiva, contro la situazione che vede, nel Mediterraneo, la presenza del doppio di pescherecci che consentirebbero uno sviluppo sostenibile del settore. E contro barche così grandi da arrivare a 170 metri di lunghezza, con una capacità di stoccaggio in mare equivalente a diversi Boeing 747.
“In un tourbillon di livelli narrativi “Ci Vorrebbe un Miracolo” – conclude il regista - racconta una ferita drammaticamente vera con il graffio di una commedia assolutamente falsa”. Ed è questa la sua forza: la contaminazione – parlare di cose serie scherzando - è il fascino del film. Un po’ come fa il geniale Pif.
Minnella ha ottenuto col cortometraggio “Come si Deve”, con Piera Degli Esposti e Diane Fleri, numerosi premi ed è stato presentato in anteprima assoluta al 60° Festival di Berlino dove ha ottenuto una Menzione speciale per la sceneggiatura ai Nastri d'argento 2011.