
Paola Cazza nata a Sassuolo nel 1967 cresce a Nardò, città natale dei genitori. Sin da bambina, manifesta la sua sensibilità artistica grazie al padre Vittorio, anch'egli pittore autodidatta.
Marco Tuma ai fiati
Raffaello Liguori al pianoforte
Eseguiranno colonne sonore dei film in chiave Jazz negli intermezzi musicali della presentazione.
Le opere pittoriche e scultoree di Paola sono state esposte, negli anni, in spazi pubblici di caffetterie e associazioni culturali di diverse città italiane nelle quali ha vissuto per brevi o lunghi periodi. La Spezia, Trento, Roma, Lecce e paesi limitrofi.
La costante della sua vita resta la ricerca continua nell'approfondimento introspettivo del senso e dei modi di espressione. Linguaggi che attraversano una mobile evoluzione artistica, alternando tecniche gestuali istintive pittoriche, sia astratte che figurative, a opere sculturee su pietra leccese.
Nel 2013, il fuoco divenne un valido alleato per sublimare una sperimentazione creativa rigenerativa, in uno scenario d'azione, immerso nella natura del territorio locale.Un esplicito messaggio di salvaguardia ambientale, lanciato anche attraverso video pubblicati sul canale media di You Tube. La Natura come energia primaria, sorgente di innovazione espressiva e rinascita personale.
In "Nessuna voce", accosta nelle sue opere pittoriche, con incisiva simbologia, oggetti e utensili del passato, vissuti e consumati dal tempo. E' da essi che dà voce, così che, la ruggine di un chiodo, un vecchio legno scarnito e ingrigito, arricchiscono in una impalpabile metafora, l'idea dell'indefinita e ambita felicità umana, inafferrabile, sfuggevole, inaspettata, talvolta ingannevole, la felicità e i suoi strascicanti ricordi, prende forma attraverso la rappresentazione di sbiancati e statici pesci. Figure evocative che custodiscono inaccessibili e sospesi ricordi trascendendo malinconicamente il momento, in una estatica pausa.
E' proprio da questa vitale malinconia che Paola trae costante ispirazione, una sua intima e fisiologica creatività per interpretare appartenenze e condivisioni di spirito collettivo. in quei "non luoghi", là dove l'infranto si ricompone e la percezione diventa comune ma mai convenzionale.
Ingresso libero